Baldo Meo, “Conservazione della specie”

Dalla Prefazione di Maurizio Cucchi

Baldo Meo è un poeta colto e sensibile, che ha già avuto esiti interessanti, forse non ancora valutati come avrebbero meritato. Questo si deve anche alla sua nobile discrezione, alla sua volontà di esserci senza autopromuoversi per apparire. Questa discrezione dell’uomo è anche nei suoi testi, nel suo stile di scrittura, così lontano dalla ricerca di effetti speciali e così saggiamente ancorato a un’idea di poesia che possa essere forza onesta del pensiero nel cuore di una parola pacata e il più possibile corrispondente alla verità personale e poetica dell’autore. Questo libro mira all’essenziale delle cose e a un possibile senso dello stare al mondo. Una serie di componimenti brevissimi, quasi di frammenti, dove emerge la meditazione disincantata su una vita che, nelle sue pretese, risulta in fondo più incongruamente complicata che complessa. Meo ha il dono di entrare nel vivo profondo delle umane cose quasi senza darlo a intendere, quasi senza parere. “Quasi” perché il lettore più accorto non potrà non cogliere la sottigliezze acuta del suo pensiero poetico, insieme all’eleganza della scrittura.

 

LA CONVERSAZIONE

Dolore e colpa sono cose che posso capire.
Non capisco invece l’ansia di sopravvivere,
l’esercitarsi del presente,
esserci anche un solo istante.
Tutto questo conservarsi.
E tu?

Ho cercato di fare del mio meglio
con i pochi talenti che avevo.
Ho cercato di essere utile a qualcuno
con o senza questi versi.

*

LE CASE VICINO ALLA FERROVIARIA
(Pensando a Hopper)

Rosso cupo o giallastre riposano al sole
e di lato hanno un piccolo orto,
con piante da frutto e fiori,
contornato da reti arrugginite.

La madre controlla i panni stesi,
la bambina gira in triciclo,
il sole è quasi al tramonto.
Un’auto ha appena parcheggiato.

*

CONSERVAZIONE DELLA SPECIE

La lucertola al sole sul rametto di rosmarino
tiene al caldo le uova che porta dentro.
È una presenza costante, un frusciare familiare
quando ti fermi a guardare la casa
da questo sedile di sassi e mattoni, fresco
sotto l’olmo che rilascia i semi
al piccolo vento che risale dalla valle.
Non sono segni misteriosi, non pale di altare,
non ali incandescenti di angeli pieni di gloria.
L’auto si avvicina al cancello
e io sono un parziale rifugio del silenzio.

____

 

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti

  1. Versi assolutamente privi di retorica che raccontano il quotidiano con un linguaggio pacato, che annota..E con tanta modestia…. “dolore e colpa sono cose che posso capire. / Non capisco invece l’ansia di sopravvivere” “Ho cercato di fare il mio meglio/ con i pochi talenti che avevo” ” Ho cercato di essere utile a qualcuno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *