MontesantoArte

MontesantoArte è il primo programma di residenza promosso dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee | Museo Madre, il museo d’arte contemporanea della Regione Campania, nell’ambito del bando “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura” (ed. 2016) in collaborazione con Quartiere Intelligente, una piattaforma multi progetto di rigenerazione urbana fondata nel 2013 nel centro storico di Napoli lungo le scale monumentali di Montesanto.

Curato da Adriana Rispoli, il programma semestrale di residenza ha coinvolto quattro giovani artiste italiane con lo scopo di promuovere le ricerche artistiche contemporanee sul territorio regionale. Coerentemente con la dinamica progettuale del Quartiere Intelligente, le artiste sono state invitate a focalizzare la ricerca sul rapporto natura-cultura utilizzando linguaggi trasversali tra le arti visive – video o performance – architettura, design, gardening e auto- costruzione. L’obiettivo è stato quello di creare tangenze tra le discipline, di generare una contaminazione che, entrando in contatto con la comunità di riferimento, ha prodotto buone pratiche di vivere civile, sperimentazioni artistiche esportabili e replicabili anche in altri contesti sociali e urbani.

Artisti e opere:
 Mariangela Bruno (Bari, 1986; vive e lavora a Bari)
Laureata in Architettura consegue il master “Arti Architettura Città” presso l’Università degli Studi Roma Tre. Nel 2011 è co-fondatrice dell’associazione LAN_laboratorio architetture naturali che sperimenta bio-architetture con materiali naturali e nel 2012 fonda Metriqualiaps, associazione che promuove e sperimenta processi dal basso di riattivazione di spazi urbani in stato di abbandono. Dal 2013 collabora con il paesaggista-filosofo Gilles Clement e il centro culturale Manifatture Knos di Lecce nell’ambito degli Incontri del Terzo Luogo.
Dal 2016 è socia di Experience e collabora con centri culturali (Ex Fadda, Rigenera) e centri di ricerca informale (Scuola di Bollenti Spiriti, La Scuola Open Source). La sua attività di ricerca nell’ambito artistico e dell’architettura temporanea si concretizza in installazioni in situ e dispositivi propulsivi di processi sociali in grado di trasformare e segnare il paesaggio, in contesti urbani e rurali.
Durante la sua residenza a Napoli, Bruno ha realizzato l’installazione site-specific The Dot, “insegna luminosa” sul tetto Q.I. realizzata in auto-costruzione grazie alle tecnologie del DREAM FabLab di Città della Scienza di Napoli. The Dot è una sfera tridimensionale costruita con incastri di legno di abete che richiama la tradizione locale delle luminarie in cui l’antica tecnica artigianale viene reinterpretata in chiave contemporanea. In un’ottica di didattica alternativa, il processo creativo di Bruno ha coinvolto competenze trasversali, studenti dell’Accademia di Belle Arti e della Facoltà di Architettura dell’Università Federico II e soprattutto il variegato tessuto sociale che nel quotidiano abita il quartiere di Montesanto.

Francesca Borrelli (Napoli, 1986; vive e lavora a Parigi)

Architetto e paesaggista. Si forma in Italia e all’estero, trascorrendo periodi di studio a Lisbona, Rio De Janeiro e Parigi e sperimentando nel viaggio l’arte dell’incontro. Nel 2016 frequenta l’École de Botanique presso il Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi approfondendo la conoscenza di elementi di botanica. La sua produzione artistica si applica ai luoghi marginali dove prendono vita paesaggi spontanei. Vincitrice del concorso Un’Opera per il Castello, realizza l’opera Le Jardin (2013) nel corpo di guardia in rovina di Castel Sant’Elmo di Napoli. Nel 2016 vince il Concorso di idee per la riqualificazione di dieci aree urbane periferiche per il Parco della Salinella a Marsala. Co-curatore del Radicepura Garden Festival (2017), primo festival dei giardini del Mediterraneo che si è svolto a Giarre (CT), attualmente collabora con il collettivo di architetti e paesaggisti Coloco di Parigi.

Per MontesantoArte ha progettato e costruito l’installazione site-specific Fern’s Bookcase in cui in modo semplice ma efficace ha unito il mondo della natura con quello della cultura: una libreria, luogo per antonomasia depositario della cultura, in cui al libro si sostituisce la felce, pianta in grado di sopravvivere nel tempo e nelle situazioni più avverse che diviene simbolo di resistenza.L’accurata selezione dei titoli di una biblioteca si rispecchia nella scelta di diverse specie di felci che grazie alla diffusione delle spore nell’aria sono allo stesso tempo metafora del ciclo continuo della vita e della conoscenza. Fern’sBookcase, realizzata con un processo di auto-costruzione, è un prototipo che grazie alla sua forma modulare può essere ripetuto e riadattato a qualsiasi spazio.

Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984; vive e lavora a Venezia)

Ha studiato Storia dell’Arte presso l’Università di Siena. Nel 2011 si è laureata in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia. Ha trascorso un periodo di studi all’estero presso la Royal Academy of Art (Konsthogskolan) di Stoccolma. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive, tra cui: 16° Quadriennale di Roma, GAM di Torino, 14° Biennale di Istanbul. Ha partecipato a diversi programmi di residenza in Italia e all’estero. E’ vincitrice del Thalie Art Foundation grant 2017, VISIO Young Talent Acquisition prize, PremioEneganArt, nctm e l’arte 2016, m-cult media and technology. Con il progetto intitolato Atlante Energetico, è stata artista tutor per l’anno 2016-2017 presso la Fondazione Spinola Banna per l’Arte e la GAM di Torino.

Elena Mazzi realizza opere fortemente legate al contesto di appartenenza coinvolgendo le comunità locali e generando processi di contaminazione culturale e sociale grazie ad una modalità di lavoro partecipata. Riflettendo sulle pratiche collaborative, nel progetto Speech Karaoke. A che serve parlà si nisciuno te dà aurienzia? realizzato per MontesantoArte, la Mazzi ha adottato come riferimento l’omonima opera di artisti finlandesi e tedeschi che si configura come una piattaforma aperta, un progetto multiculturale in costante espansione che può essere condiviso e rielaborato. Attraverso un confronto diretto con gli abitanti del territorio, l’artista ha raccolto materiale di varia natura (iconografica, visiva, sonora, orale, scritta) tra cui discorsi politici, estratti letterari, frammenti di film, storie locali di respiro collettivo che sfoceranno in una performance live il giorno dell’apertura al pubblico. La lucidità intrinseca del karaoke è l’elemento strategico del lavoro dell’artista: attraverso una modalità popolare, infatti, si svelano gli elementi condivisi di una comunità, quei punti di riferimento che ad ogni livello sociale costruiscono l’identità di un popolo.

Valentina Miorandi (Trento, 1982; vive e lavora a Londra)

Diplomata in Teoria e Pratica del Teatro, presso il DAMS dell’Università di Bologna (2005).
Ha vinto numerose borse di studio per un Master in Filmmaking alla New York Film Academy (2006), per il Master in Direttore della Fotografia presso l’ESCAC University (2007) e nel 2016 per il M.F.A presso il DAI-Dutch Art Institute di Arnhem, in Olanda. È stata visiting professor presso l’Universidad Complutense di Madrid (2007) e l’Universidad de CastillaLaMancha di Cuenca (2007) e correntemente insegna all’Università di Palermo. Dal 2008 ha creato numerosi progetti multimediali di partecipazione pubblica (tra cui il progetto Post Italy per la Fondazione Galleria Civica di Trento, che inaugura il programma Opera Civica) che coinvolgono la collettività per creare nuove forme di produzione artistica basate sul bene comune. Nel 2014 ha fondato con Sandrine Nicoletta Chatelain il progetto DRIFTERS a Londra. Le Drifters hanno sviluppato per MontesantoArte il video-sequel Conkè, realizzato con la diretta partecipazione degli abitanti del quartiere e del team del progetto. Il video proiettato en plein air è una personale interpretazione della vita locale in cui le abitudini quotidiane, dai giochi popolari alle varie maestranze, vengono rilette dalle artiste in chiave futuristica. Come tradizione a Napoli, miseria e nobiltà, sacro e profano, vita e morte, sotto e sopra si mescolano in un unico inesorabile flusso della vita. In questa tragicommedia una delle artiste, come un alieno in forma di avatar, si fa mentore dello scorrere del tempo. Mescolando diversi registri estetici attraverso l’uso di tecnologie digitali che vanno dal 3D alle più comuni e diffuse possibilità dei nuovi device, Conkè supera i confini locali ponendosi come un potenziale format aperto e riapplicabile in contesti diversi.

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