Le poesie di René Char nella traduzione di Giorgio Caproni

René Char

René Char ha avuto in Italia due straordinari traduttori: Sereni e Caproni. Sul rapporto Char-Sereni, fatto di incontri assidui a partire dal 1960 e di un carteggio imponente (pubblicato nel 2010), si sa quasi tutto.

Molto meno si è indagato il rapporto Char-Caproni. L’amicizia personale fra i due sboccia piú tardivamente, dopo il 1978, ma la sintonia poetica è forte fin dall’inizio. Se Sereni ama in Char un poeta che sente molto diverso da sé, Caproni traduce il poeta francese per affinità, a partire dalla vicenda esistenziale che aveva visto entrambi combattere nella Resistenza.

Questa antologia pubblicata da Einaudi nel 2018 e curata da Elisa Donzelli, riprende in parte il volume Feltrinelli del 1962, Poesia e prosa, che costituí il piú organico ingresso del poeta francese in Italia e il piú completo panorama della sua poesia successiva al primo periodo surrealista.
L’introduzione e il commento della curatrice mostrano le vicende di singole poesie indicando qualcuna fra le piú significative varianti della traduzione; e mostrano l’influenza che queste traduzioni ebbero sulla successiva poesia di Caproni.
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Giorgio Caproni è nato a Livorno nel 1912. Ha vissuto a lungo a Genova e a Roma, dove è morto nel 1990. I suoi libri piú famosi sono stati Il passaggio di Enea (1956), Il seme del piangere (1959), Congedo del viaggiatore cerimonioso (1965), Il muro della terra (1975), Il franco cacciatore (1982), Il conte di Kevenhüller(1986), Res amissa (1991), Quaderno di traduzioni (1998).

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