Volevo trasformare il dolore in qualcosa di bello

Ogni volta che l’ago penetrava la mia carne pensavo:
“quella volta che durante l’adolescenza non ero abbastanza bella per pensare di essere amata”;

“quella volta che, cresciuta, lo ero diventata fin troppo per poter essere considerata intelligente.”
“quella volta che… sono stata abusata, violentata, ferita, umiliata.”

Mi ferisco davvero e il sangue che scorre rappresenta per me la brutale violenza omicida attuata sulle donne e il mio bambino sulla pancia ricorda che spesso nelle diatribe tra genitori sono i piccoli a subirne le conseguenze.

Non è solo un video, è il documento di un pezzo della mia vita, di una performance di body art estrema che ogni volta ho mostrato al pubblico senza vesti, nuda nel corpo e nell’anima: un corpo che decido io di esporre nella sua orgogliosa fragilità, non come oggetto sessuale come da sempre i corpi delle donne ci sono propinati dai media.

Nella Performance Art ,a differenza del teatro, tutto ciò che avviene è reale non c’è interpretazione.

Volevo trasformare il dolore in qualcosa di bello…

Nella versione dal vivo è stata un’opera ospite d’onore di numerose rassegne tra cui:
Biennale di Ferrara, Castello Estense 
Eco sexual Blue Wedding, Eventi collaterali Biennale di Venezia.

Tra le 30 migliori Gender exploration performance del mondo (già insignita l’anno precedente con il lavoro Obsolescenza del genere) IDkex, Tucson, Arizona USA
Museo Hermann Nitsch, Woyzeck di Cercle
Museo Villa Croce, Genova
Generatech Festival, Valencia
Chiesa Bedford’s Cript, Norwich (GB)

Performance Scritta e diretta da Kyrahm e Julius Kaiser

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