La poesia di Chandra Livia Candiani

Chandra Livia Candiani

Tu, prossimo o lontano, proprio tu

COMMENTO DI LUIGIA SORRENTINO

La poesia di Chandra Livia Candiani  è diretta, rapida, come una freccia. Non indugia nella traiettoria che compie per arrivare al bersaglio. La sua voce irrompe dal silenzio della stanza, una cosa viva, che colpisce con estrema precisione, al centro, penetrando uno spazio interiore e profondo che appartiene a ognuno di noi.  Ascoltando e leggendo le sue poesie si ha la sensazione che a prendere la parola sia una bambina che però ha la sapienza di una vecchia. Una bambina che ha la consapevolezza che qualcuno le ha fatto del male quando le ha rubato l’infanzia.  Eppure Chandra ha nascosto di quella età – forse in fondo a un cassetto, in un baule, in una credenza – lo stupore, la meraviglia, l’urlo della bambina. A volte c’è proprio il grido nei suoi versi, così come altre volte,  c’è una parola sussurrata all’orecchio complice di chi vuole finalmente ascoltare.

 

ESTRATTI

“Nel mondo ci sono i suoni.”
Ah sì?
E qualcosa li accoglie
e li abbandona?
Vie di mare,
perdute e abissali.
L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

da: La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi, 2014

**

Niente, è che a me piacciono da sempre
le cose mute,
quando l’io zittisce
e si alza il volume della voce
non solo degli uccelli
ma anche del silenzio dell’armadio
e del tavolo
della lampada e del letto.
Allora niente,
vivo in una nuvola di luce
dove tutto rabbrividisce
e fa parola, allora bevo
all’orlo del mondo
alla sua fontana.

da: La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi, 2014

**

Estrai la freccia
non rimproverare nessuno
ma stenditi
come fa la bestia ferita
con il cielo
e non pregare nemmeno
solo conta
conta i respiri
come fossero monete
per passare oltre te,
l’orizzonte opaco
del nome.
Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abìtuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.

da Fatti vivo, Einaudi, 2017

Piegare le ali
distendere le ali
sprimacciarsi
becchettare
buttarsi all’aria
posarsi
mettere il capo sotto l’ala
abbandonarsi
al governo del vento
contrastare l’ora del buio
con stracci di voce
nell’aria blu.
Farsi un nido
ramo su ramo
filo per filo
abbandonarlo
migrare
tornare
fissare un punto in aria
chinare il capo
aprire il becco
aspirare
il cielo
disobbedire agli angeli
e agli astronauti
farsi terra e polvere
giú giú
restituirsi
a vermi erba e assenza
di gravità:
leggero leggerissimo
chi cade.

Da Fatti vivo, Einaudi 2017

Scricchiola il pavimento di legno
sotto i passi dei morti in processione,
trasportano il corpo del padre
il padre cattivo.
« Mio papà è un poliziotto ».
« Il mio ha la mercedes ».
« Mio papà vende l’oro e i gioielli ».
« Che macchina ha il tuo? »
Il mio e` l’orco.
Nella pancia camminano i morti
seminano i semi di assenza
le melagrane blu dell’addio
mio padre e` il morto.

da Vista dalla luna , Salani 2019

______

Chandra Livia Candiani è nata a Milano nel 1952. Ha pubblicato le raccolte di poesie Io con vestito leggero (Campanotto 2005), La nave di nebbia. Ninnananne per il mondo (La biblioteca di Vivarium 2005), Bevendo il tè con i morti (Viennepierre 2007), La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore (Einaudi 2014) e Fatti vivo (Einaudi 2017). Vista dalla luna (Salani 2019).  È presente nell’antologia Nuovi poeti italiani 6curata da Giovanna Rosadini (Einaudi 2012). Nel 2018 ha pubblicato Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione (Einaudi).

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Commenti

  1. Bellissimi versi in cui riconoscersi e abbandonarsi! E’ proprio così, da un lato c’è una sorta di stupore e disincanto nella parola “silenziosa”, dall’altro un’energia vitale e musicale che fa vibrare i versi

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