Osip Mandel’štam, nell’inferno dei gulag

(da Ottanta poesie, Einaudi, Torino, 2009)

 

Epoca

Chi potrà, mia epoca, mia belva,
fissarti nelle pupille un istante
e di due secoli agganciare le vertebre
incollandole con il proprio sangue?
Le cose terrestri dalla gola
zampillano sangue carpentiere;
sul limitare dei nuovi giorni
chi, se non il mangiaufo, trema?

La creatura fino a che c’è vita
deve in giro portare la sua schiena,
e l’onda, il flutto al gioco si affidano
di un’invisibile spina dorsale.
Tenera cartilagine di bimbo
è l’epoca neonata della terra:
di nuovo hanno sacrificato l’apice
della vita come fosse un agnello.

Per scioglier l’epoca dalle catene,
per dare inizio a un mondo nuovo
bisogna, a mo’ di flauto, unire insieme
le piegature dei nodosi giorni.
È l’epoca a gonfiare d’angoscia
umana il flutto che s’increspa; e l’aurea
misura dell’epoca ha il respiro
della vipera nascosta fra l’erba.

E ancora le gemme si gonfieranno,
la vegetazione schizzerà talli,
ma, epoca mia, bellissima e grama,
è in pezzi la tua spina dorsale.
E con un povero sorriso demente
ti volti a guardare crudele e fiacca,
come una belva che fu agile un tempo,
le orme lasciate dalle tue zampe.

1922

*

Quando, una volta distrutto l’abbozzo,
con zelo tieni saldo nella mente
un periodo netto, senza glosse,
stagliato nell’oscurità che hai dentro,
e lui, strizzando gli occhi, si tien saldo
nella trazione del suo impulso vero,
ecco, lui sta esattamente alla carta
come una cupola sta ai vuoti cieli.

Novembre 1933 – gennaio 1934

*

Voi, togliendomi i mari, la rincorsa, lo slancio,
e dando al piede il sostegno di una terra forzata,
cos’avete scoperto? Un principio sagace:
che il moto delle labbra non può venir sottratto.

Maggio 1935

Traduzione di Remo Faccani

Osip Mandel’štam, nato nel 1891 a Varsavia, muore nel 1938, il un lager di transito – Gulag – nell’estremo oriente russo, in seguito ad un secondo arresto subito dal regime stalinista. Acceso lettore e commentatore della Commedia dantesca (è del 1933 la sua Conversazione su Dante), nel 1913 è tra i firmatari – insieme a lui, tra gli altri, Anna Achmatova – del manifesto dell’Acmeismo, movimento poetico definitosi, per chiarezza espressiva e formale, in aperta contrapposizione al Simbolismo. Paul Celan, profondamente segnato dalla poesia di Mandel’štam, in una lettera del 1960 (riportata in La verità della poesia, Einaudi, Torino, 1993), paragona il proprio avvicinamento alla poesia di M. ad un “[…] cheminer aux côtes de l’Irrefutable et du Vrai […]”. Tra le edizioni poetiche più recenti in lingua italiana ricordiamo la traduzione di Gianfranco Lauretano della prima raccolta di versi di Mandel’štam, La pietra (Il Saggiatore, Milano, 2014) e L’opera in versi (a cura di G. Zappi, Giometti & Antonelli, Macerata, 2018).

La scelta di poesie di Osip Mandel’štam qui pubblicate è di Emanuele Franceschetti

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