Mattia Tarantino, da “Fiori estinti”

Mattia Tarantino

Mi hai donato fiori morti
da lanciare nella stanza, fiori
già sporcati da una voce, e seppelliti
dove la parola non fa tana.
Ed è questo il trucco degli amanti:
se prendi un fiore puoi legarlo
in fondo al cielo, puoi impiccarlo
a qualche nome e poi morire.

*

È da un po’ che le foglie sono incerte,
che il cielo non sprofonda
nelle loro vene scure, dove il sangue
aggrovigliato gira e cade.

Stamattina un passero di ronda
annunciava la catastrofe cantando.

*

Ho offerto i miei voti all’inverno,
alla rosa sbaragliata da una neve
che non cade, non vacilla, ma soltanto
che attendiamo e ci rinnega.
Da domani i bambini torneranno
a inventare nuove storie e nuovi fiori.

*

Da bambino tagliavo gli occhi ai pesci;
credevo all’inganno
che ha nome di madre, credevo
alla sorte e alla luna. Eppure

abitavo gli arrembaggi del nascere,
cucivo le vertebre astute
dei morti, rendevo
tutto il mio canto all’inverno.

Quando fui testimone del corpo
compresi la prima menzogna:
solo l’acqua è crocifissa; solo
l’acqua adesca
il fanciullo e il dolore.

Mattia Tarantino è nato a Napoli nel 2001. Co-dirige Inverso – Giornale di poesia; fa parte della redazione di Menabò – Quadrimestrale internazionale di cultura poetica e letteraria e di Bibbia d’Asfalto – Poesia urbana e autostradale; ha curato la sezione di poesia per Nefele. È presente in diverse riviste e antologie, italiane e internazionali. I suoi versi sono stati tradotti in sei lingue. Ha pubblicato Tra l’angelo e la sillabaN (Terra d’ulivi, 2017) e Fiori estinti (Terra d’ulivi, 2019).

La scelta dei testi qui proposti è di Giovanni Ibello

 

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