Roberto Pazzi, da “Un giorno senza sera. Antologia personale di poesia 1966-2019”

Roberto Pazzi

Dalla nota critica di Alberto Bertoni

Roberto Pazzi sceglie in Un giorno senza sera il meglio di cinquantatré anni di poesia. Nato nel 1946, è uno dei pochissimi della sua generazione ad aver praticato con qualità e credibilità equivalenti poesia e narrativa, erede in questo doppio registro di autori come Pasolini, Bevilacqua, Bassani, Delfini, D’Arrigo, Ottieri, Testori, Bufalino, Volponi, Maraini e Morante. La scrittura di Pazzi, fin dall’incontro adolescente con un mentore d’eccezione come Vittorio Sereni, è stata sempre predisposta ad abbattere ogni barriera fra mito e storia, reinvenzione d’autore e autenticità documentaria, una prospettiva che favorisce l’osmosi fra i due domini della poesia e del romanzo. Poche storie poetiche sono votate a un’oralità di specie drammaturgica, fra dialogo e monologo, come quella di Pazzi. Prima di tutto, però, Roberto Pazzi è un poeta originale, che non soggiace ai capricci dell’epoca ma che crede profondamente nel valore della poesia come mezzo primario di dialogo e di comunione.

Da Le rotte della mente. Inediti 2013-2019

Le finestre finte

«Tanto ci vedremo ancora…»
Ti credo, ma quando?
Se non sapessimo invece
che era l’ultima volta
non avremmo la forza di mentire
da una finestra finta senza luce,
come quelle disegnate
sulle case che mi facevano stare
col naso per aria da bambino,
a spiare quando s’aprivano.
Bussano le prime voci
alle cieche finestre,
ci hai dimenticato,
promesse d’amore vantano primati
di giovinezza, letti di fedeltà…
Inutile difendersi,
nell’amnesia non c’è più posto,
l’assenza era sì un vasto albergo
ma le stanze a poco a poco
son state tutte occupate,
sottoscala e abbaini son pieni di nomi,
manca solo il mio,
e al sole le finestre s’apriranno.

*

Se potessi tornare

In che tempo vorresti,
ancora nel tuo? In quello prima?
Per quel che mi spetta
vorrei la vita nuova solo
in un tempo sconosciuto che verrà,
per non perdere la sorpresa
di quel che capiterà,
senza suggeritore, né copione,
tutta quanta da imparare,
con la punteggiatura ancora
da segnare, incolta e ribelle,
una vita in libertà,
da educare e reinventare,
mentre avanza incerta nel futuro.
In quel buio ribacerei la stessa bocca?
Ma quando si abbraccia una donna
che è stata d’altri prima,
i suoi amanti non tornano mai
a reclamarla,
è sempre la prima volta.

*

L’amore cresce come l’erba

Non sei mai solo se le cose parlano,
i vestiti smessi nell’armadio,
le penne scariche sul tuo tavolo,
le federe dei cuscini,
il parquet della camera da letto
consumato dai sogni,
l’odore delle stanze che consacra
il ricordo di tante risate,
nelle carni di complici ombre
che si sono nascoste,
ma non ti hanno detto dove,
così sarà più ricca la sorpresa,
chissà, in un tram che sale
le colline di San Francisco,
o in un traghetto del lago Baikal.
Ti è capitato di sobbalzare
alla vista di sconosciuti
che parevano proprio loro
in giro per il mondo,
ma poi si sono voltati.
La ricerca e l’attesa sono la vita,
tu resta ben fermo dove sei,
contano sulla tua fedeltà
non sei più Orfeo che si volta
per paura che lei non ti segua,
hai imparato,
l’amore cresce senza che tu lo veda,
come non vedi crescere l’erba.

*

La fuga da Ferrara

Quando non ci sarò resteranno
i bambini a scuola,
i semafori gialli della notte,
la gioia del goal,
le mura degli Angeli,
la corsa all’appuntamento
dopo una spruzzata di profumo,
un’ultima occhiata nelle vetrine,
che non ci deluda.
Ci sarà il silenzio di una coppia
in trattoria, prima che esploda il litigio,
lui dolce e mite che l’ascolta,
lei bellissima e tremenda che lo fustiga
senza pietà sapendo che fra poco
gli si concederà.
Ci saranno le entrate a sud e a nord
dell’autostrada che a Roma apre
il sogno di andarsene da qui,
la grande fuga accarezzata sempre.
Ci sarà tutto,
i mancati amori,
i volti che avremmo voluto offrire
agli specchi delusi da noi,
le parole che non vennero,
il nostro nome scelto, non imposto,
il momento della storia
dove ci sarebbe piaciuto scendere.
Ci sarà tutto nel nulla,
quando non ci sarò.

*

Fantasmi del caldo

Un caldo innaturale illude l’aria,
si protende a tentare l’inverno.
Si riaccende la brama degli occhi,
spiano sugli alberi foglie non cadute,
se le inventano.
Si spalancano finestre
sulle stagioni del passato,
simili a pesci catturati
morti estati guizzano
nel secchio del pescatore,
dall’immobilità apparente sbucano
per l’estremo sussulto
e par possano farcela,
spiccare il salto verso il mare.
Tutto si ritempra al fuoco fatuo
dell’autunno se la vita si rianima
e le stagioni si confondono,
una ragazzina così ruba alla madre
rossetto, rimmel, cipria,
e fa le prove di un’età lontana
porgendo le labbra allo specchio
a baciare la bella che sarà
– e la madre nel volto dormiente
bacia il suo di bambina.

Un giorno senza sera. Antologia personale di poesia 1966-2019,
Roberto Pazzi, La nave di Teseo, 2020

Roberto Pazzi, poeta, narratore e giornalista, è nato ad Ameglia (SP) nel 1946 ma vive a Ferrara. Ha scritto per “il Corriere della Sera” e “The New York Times”, oggi collabora a “QN”. Laureatosi in lettere classiche a Bologna, relatore Luciano Anceschi, con una tesi su Saba, ha insegnato nella scuola e nell’università a Ferrara e a Urbino. Il suo esordio in poesia è avvenuto con una silloge di versi apparsa sulla rivista “Arte e Poesia” nel 1970, con una nota di Vittorio Sereni.
La sua produzione letteraria, tradotta in ventisei lingue, comprende otto raccolte di poesia e ventuno romanzi. Tra i molti riconoscimenti ricevuti, ha ottenuto due volte il premio Selezione Campiello, è stato finalista al premio Strega e al Viareggio, ha vinto il superpremio Grinzane Cavour e il Flaiano e i premi Montale, Scanno, Comisso, Elsa Morante, Bergamo, Stresa, Lerici-Pea, Rhegium Julii, Zerilli-Marimò. Le sue opere più recenti sono il romanzo Verso Sant’Elena (2019) e l’epistolario con Vittorio Sereni Come nasce un poeta (2018).

La selezione dei testi qui proposti è di Matteo Bianchi

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