Leopoldo María Panero (1948 – 2014)

Leopoldo María Panero

Oltre quel luogo dove
ancora si nasconde la vita, resta
un regno, resta da coltivare
come un re la sua agonia,
da far fiorire come un regno
il sudicio fiore dell’agonia:
io che tutto ho prostituito, posso ancora
prostituire la mia morte e fare
del mio cadavere l’ultima poesia.

Leopoldo María Panero nella traduzione di Alessandro De Francesco.
Dalla rivista Poesia, Crocetti Editore (anno 2012)

Más allá de donde
aún se esconde la vida, queda
un reino, queda cultivar
como un rey su agonía,
hacer florecer como un reino
la sucia flor de la agonía:
yo que todo lo prostituí, aún puedo
prostituir mi muerte y hacer
de mi cadáver el último poema.

Leopoldo María Panero

Leopoldo María Panero (Madrid, 16 giugno 1948 – Las Palmas di Gran Canaria, 5 marzo 2014) è autore dell’opera più radicale della poesia spagnola contemporanea. Ha pubblicato più di cinquanta libri, tra poesia, saggistica e narrativa. A cominciare dall’età di vent’anni, la sua vita è stata un susseguirsi di violente esperienze, dai tentati suicidi alla dipendenza dall’alcool e dalle droghe, con ripeturi ricoveri in istituti psichiatrici per schizofrenia e paranoia. Tra le sue opere più importanti: “Asi se fundò Carnaby Street” (Llibres de Sinera, Barcelona 1970), “Narciso en el acorde último de las flautas” (Visor, Madrid 1979), “Heroína y otros poemas” (Libertarias, Madrid 1992), “Piedra negra o del temblar” (Libertarias, Madrid 1994), “Teoría del miedo” (Igitur, Tarragona 2000), “Golem” (Igitur, 2008). Leopoldo María Panero si è spento nell’ospedale psichiatrico di Las Palmas di Gran Canaria dove ha vissuto gran parte della sua vita.

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