Alessandro Cucchi, “Linea Covid”

 

Bianca H3

Chi mette la mascherina è un pezzo di merda
di Alessandro Cucchi

-Pronto?-
-Linea Covid-23, sono il medibot Bianca H3, proceda con la descrizione dei sintomi-
-Buongiorno io chiamavo per sapere..-
-Sapere non è consentito in questo momento. Proceda con la descrizione dei sintomi-
-Prima della descrizione volevo spiegarle il perché sto…-
-Non ho bisogno di alcun perché, sono un medibot preparato alla situazione, per velocizzare la pratica e diminuire il fattore di rischio, lei mi deve immediatamente riferire quali sono i suoi sintomi-
-Senta, mi scusi, forse non dovevo chiamare..-
-Sto attivando la rete anti-complottismo. Estraggo i suoi dati dall’etere. Lei si chiama Lillo Hu, residente nel blocco3, ex conglomerato urbano chiamato Napoli.
La sua temperatura attuale, rilevata tramite il telefono da cui sta chiamando, è lievemente sopra la media. Le telecamere del suo lampadario indicano un lieve eritema alla gamba sinistra, la risonanza magnetica appena svolta dal suo forno a microonde evidenzia tre siti di infiammazione, relativi al ginocchio sinistro, alla vertebra L5 e al fegato; inoltre siamo di fronte una calvizie imperante.
Un drone ambulanza si sta già dirigendo alla finestra della sua cucina, la spalanchi o farò predisporre l’apertura forzata dal dipartimento di Domotica, sto attivando il codice Ventana-.
Lillo mise giù il telefono. La linea si interruppe, ma il processo era già stato avviato. Il sistema domotico della sua abitazione scricchiolò, craccato velocemente dalle entità governative. La finestra della cucina, tapparelle verdi, iniziò ad aprirsi senza un rumore.
L’aria pulitissima di fuori entrò nell’appartamento, all’interno del quale circolava solo aria filtrata e sterilizzata dai grandi sistemi di aerazione condominiale targati Boeing, ben lungi dalla qualità dell’aria di fuori.
Di fuori non usciva più nessuno. Solo droni e vettori elettrici.
Durante l’ondata di covid-21 ci fu, a memoria d’uomo, l’ultima grande fuga verso l’esterno. Vennero uccise 5 milioni di mascherine in un solo pomeriggio.
I senza-mascherine scomparvero col covid-20.
Con il covid-22 ci fu la chiusura dello spazio esterno.
Il 23 era appena iniziato, e Lillo stava per trovarsi in balia di un drone di servizio.
Almeno per qualche minuto, Lillo poté guardare fuori da una finestra realmente aperta.
Le strade pulitissime, il silenzio imperante che contrastava con i rumori dell’appartamento, la musica finta, la cucina finta, l’aspirapolvere finto. Fuori non c’erano questi fastidi ormai elevati a compagnia.
L’aria era molto più buona, e anche i colori, non erano deviati dalle luci al LED. L’illuminazione interna degli appartamenti non era più controllata autonomamente, veniva accesa e spenta da sistemi centralizzati, anche l’intensità luminosa poteva variare. Spesso accadeva che alcuni LED brillassero eccessivamente, causando danni irreversibili alla vista di miriadi di umani.
Stranamente questi incidenti avvenivano sempre in appartamenti dove erano stati consultati video e libri che presentavano verità “alternative”.
Proprio mentre Lillo stava osservando un albero in lontananza, le foglie e il tronco posti in equilibrio dinamico, la luce rossa del drone-ambulanza si palesò alla finestra. Senza nessun preavviso Lillo fu colpito da tre siringhe volanti sparate dal drone. Un mix di oppiacei e disinfettante, sintetizzato dalla Coca-Gucci Enterprise.

-Pronto salve sono…-
-Linea Covid-23, sono il medibot Bianca H3, proceda con la descrizione dei sintomi-
-Mi chiamo..-
-Prima i sintomi signore, il suo nome potrebbe subire delle variazioni-
-In che senso?-
-Se lei è alla ricerca di senso, mi permetto di catalogarla immediatamente come cellula del complotto467, ha urgente bisogno di una revisione dei propri televisori, probabilmente non stanno accesi abbastanza, o il volume audio non è settato a livello Bach+-
-Ma no! Sto male, mi sono ustionato con un getto di vapo…-
-Procedo all’estrazione dei dati a disposizione del suo telefono cellulare. Lei si chiama Enea Gang, residente nel Blocco X14, la polizia condominiale sta venendo a prelevarla-.
La linea cadde e le luci si spensero, Enea rimase al buio, la mano gli bruciava forte, era già gonfia e rosea, un odore come di würstel teutonico si era sparso per l’appartamento.
L’amaro in bocca lo sopraffece, proprio ora che aveva ricevuto il permesso di poter attraversare tre corridoi, scendere di un piano del suo palazzo, e incontrare Didì, una ragazza-canide con cui parlava sul web da circa tre anni. Ora che avevano ricevuto tutti i permessi per potersi incrociare! La stampante emise quello strano fiotto di vapore, il foglio con l’ultima delle tredici autocertificazioni si incastrò e la mano di Enea venne profondamente ustionata.
Cercò a tastoni la maledetta EpsonNike scanner wax, nel buio la soppesò con rabbia, quando la stava per scagliare addosso al muro la porta cadde silenziosa, entrarono tre poliziotti condominiali modello Fiat Guardia, le torce abbagliarono Enea.
Un gas inerme fuoriuscì dalle marmitte di servizio, Enea si addormentò.

-Pronto buongiorno chiamo per un disservizio sulla linea-
– Linea Covid-23, sono il medibot Bianca H3, proceda con la descrizione dei sintomi-
-sì ok, succede che mentre parlo con qualcuno è come se la linea tossisse, e non sento molto bene-
-Capisco. La sua temperatura, rilevata tramite il suo telefono, è nella norma però-
-Certo. Non è un problema di surriscaldamento, credo sia un’interferenza, qualcosa che si sia inserito nella linea e la disturba, forse un virus-
-Sicuramente la causa è un virus. Da ciò che mi dice lei presenta tosse e problemi all’udito.
I virus come ben sa sono alla base dell’evoluzione della vita. Essendo pezzi di RNA, i virus sono parti di codice genetico, messaggi puri, in gradi di attivarsi solo una volta accolti da un corredo genetico completo. Lì, possono cominciare la loro attività di decodifica e modifica messaggio. Cambiando l’informazione genetica, si applicano le forze evolutive alle varie forme di vita. I virus non muoiono, mutano e fanno mutare.-
-Grazie per la delucidazione, ma io volevo solo risolv…-
-Ora procediamo con l’analisi psicologica. Come si sente a livello emotivo?-
-Mi scusi?-
-Che cosa prova ora che sa di essere malato?-
-ma io non sono mala…-
-negazione della realtà. Alienazione. Tutti sintomi riconducibili a turbe psichiche di medio livello. Sto inviando la pratica alla Ditta dell’Acqua e Dei Tubi. Da oggi l’acqua che sgorgherà dal suo rubinetto conterrà una miscela di psicofarmaci che l’aiuteranno nel discernere la realtà. Grrz-azie per averch ch- amato-.

-Pronto buongiorno sono Fra’ Emilio della Chiesa del Batman con le Adidas-
-Linea Covid-23, sono il medibot Bianca H3, proceda con la descrizione dei sintomi-
-I miei sintomi sono i più potenti. Ho le bolle più purulente. Il mio fiato fete ed è infetto. Anche lo sguardo unge a diletto.
Le mie mani son sporche lo so, pulisco le scarpe, la mia strada sono tre strisce bianche, io apro le Porte. Che il pipistrello, nel buio della sua realtà di telefonista automatizzata, possa essere sempre con lei-
-Questo è un atto religioso, non è permesso se non nei giorni prestabiliti. La sua violazione le costerà una diminuzione dei pasti. Il dipartimento di Domotica agirà sul suo frigorifero facendolo aprire solo una volta ogni tre tentativi.-
Fra’ Emilio si era procurato la sua dose di ascetismo e digiuno, indossando la sua maschera di Batman dell’Adidas si rimise in posizione di preghiera, grato verso BiancaH3, e verso tutti i bot che circondavano l’umana coscienza.
A testa in giù, col sangue alla testa e il costume nero, fra’ Emilio pregava, recitando parole tramandate dai suoi predecessori, una linea di frati segreti risalenti al Covid-3, un tempo mischiato con mito e leggenda.
La preghiera, registrata dalle pareti sempre in ascolto, e diffusa tramite un circuito clandestino di termosifoni autonomi, recitava più o meno così:
Scienza docet: il vigliacco si riproduce, si perpetua
nel tempo, l’eroe muore e diventa cibo per teste di cazzo.
Vorrei avere tre o quattrocento figli e vivere a lungo.
Per questo cammino e quando posso sto in giro. Avere progetti..
Non ci si appassiona alle cose terrestri, si diviene filosofi..
Gli astri fanno rumore? La vita respira si adagia.
Se non hai la tessera sanitaria, il sole si spegne.
Torni a casa con le spalle che spellano e producono
vescicole piene di liquido speranzoso di lenire
il dolore epidermico che balla dentro lo sguardo
pieno di mille puntini neri, violenti nello scomparire.
Zio Grovich soleva dir che non vi è proposizione falsa.
Tutto ciò che l’uomo può immaginare già si può verificare,
non importa dove o quando ciò che deve accadere, accade.
Dire: “mi allontano dalla terra, la inglobo in uno sguardo,
sento le membra che sfrigolano nel vuoto tra corpi celesti.
Utilizzare per un periodo di tempo limitato l’udito
stellare. Entrare nell’enorme padiglione auricolare
acquattarsi dietro un pelo chilometrico fatto fuoco
ascoltare il battito cardiaco, è a ritmo con tutti?
Un terremoto cos’è? Una colica divina? Uno squarcio gassoso
che riporta in superficie bolle di memoria antica.
Il borbottio di un Dio vecchio e autonomo.
Zio Grovich diceva che noi siamo bombe che xplodono,
Non esplodiamo né implodiamo del tutto
equilibrio distratto, braccio vivo da soli sei mesi,
vestito di una giacchetta blu spaziale, minuscola e sintetica,
gelata dallo shock della perdita. Siamo candele di cera-carne.
Si galleggia in un’esplosione dinamica, si surfa
l’onda del big bang, qui all’isola di Pag, Croatia. Un abbraccio a te!
Una cartolina speditami da Zio Grovich, vacanza.
Nella foto una gran vacca svizzera, quinta di reggiseno
si aggira libera senza campanaccio, una spiaggia porno
puntellata di teli perfetti e rettangolari, multicolori.
Non mostrare oggetti, non portare vestiti sfarzosi,
niente musica, intossicherebbe la memoria, così precisa,
volante. Osserva i cuori dell’universo.
Il brusio generale si offusca, quando parla zio Grovich
che cantava solo sui monti, mai al chiuso, infrattato
il rapsodos non canta, al massimo ti dice:
“..Voi sareste rapsòdoi? Racconti camminanti, non sembrate..
Sembrate solo parole su carri di fieno stanco.
Dove sono i binari linguistici che costeggiano le rive del senso?
Servi del suono.. Lenti e parsimoniosi non guardate,
non osservate nulla, pronti solo a giudicare voi stessi,
il vostro piccolo metro, il vostro corto cazzo..” Poi urla
e sbraiti incoerenti.
Gli occhi e il volume basso, tutta la taverna era stecchita.
Zio Grovich lo trovi seduto, le scarpe polvere,
i movimenti legnosi ma a salti, incurvati.
Lui parla diverso. Diverso da me come mio fratello
urla spigoli diverso da me.
I rapsodoi sono numeri, messi in fila fanno un racconto
che fluttua nel tempo, viaggia silenzioso su carrozze sfarzose,
fiumi vibranti; il canto e il linguaggio di mille uomini
che si aggirano da secoli su monti balcanici
e per occupare il cervello, per offuscare il dolore
del tempo, ricordano. .
Comunicazioni stagne solo sfiorate, sempre intatte,
ferme, a far muovere un messaggio divino non più comprensibile,
bellissimo da ascoltare. Però le cose cambiano.
Mi ricordo la voce di zio Grovich, il timbro impastato,
i baffi tinti dall’unto del suo stesso canto.
Portando a memoria infinità di versi sacri, vivi.

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