Addio a Yves Bonnefoy

Yves Bonnefoy (ANSA)

Yves Bonnefoy (ANSA)

Si è spento a  Parigi il 1 luglio 2016, all’età di 93 anni, il grande poeta francese, Yves Bonnefoy, più volte candidato al Nobel per la letteratura e accademico del College de France.

Tutte le sue raccolte in versi sono state pubblicate dalle case editrici Mercure de France e  Gallimard. In Italia le sue poesie sono uscite con numerosi editori: Einaudi, Mondadori, Sellerio, Archinto, Rizzoli, Le Lettere, Jaca Book, Donzelli, Guanda.

Nel 1953 esce, con straordinario successo di pubblico e di critica, la sua raccolta poetica d’esordio, “Movimento e immobilità di Douve”. Seguono “Ieri deserto regnante”, “Pietra scritta” e “Nell’insidia della soglia”. La sua produzione prosegue con due sillogi edite in un unico volume, “Quel che fu senza luce. Inizio e fine della neve”. Continua a leggere

Intervista a Alessandro Canzian

CANZIAN_NUOVA

foto di Dino Ignani

Alessandro Canzian: Che cos’è  la poesia

A cura di Luigia Sorrentino

In questi giorni nella rubrica di poesia Il Teeteto che sto curando per la rivista on line Zest (neonata rivista che conta però già una redazione d’eccezione: Mariangela Camocardi, Federica D’Amato, Otello Marcacci, Alessandra Nenna, Giovanni Nuti, Paolo Risi, Davide Rondoni, Carlotta Susca)  diversi poeti di ottimo livello stanno rispondendo alla medesima domanda: la poesia, per me, è un’esperienza del mondo (Giovanna Rosadini); è solo quest’ultima che davvero “inventa” la lingua, che realmente la rinnova (Franco Buffoni); la poesia esprime il superfluo per eccellenza (Maria Grazia Calandrone); la poesia è un estremo tentativo di riparazione (Luigia Sorrentino); lo strumento che cerca il senso delle cose e lo strumento che (a tratti, per illuminazioni) scopre quel segreto e lo segnala (Alessandro Fo). Continua a leggere

“Diamo una casa a Valentino Zeichen”. E’ l’appello di amici, poeti, intellettuali e artisti: “Diamo una casa al più grande cantore della romanità”

zeichen_valentino_zeichen_roma_6_1Valentino Zeichen alle 7.30 di domenica 17 aprile 2016, è stato colpito da un ictus con emorragia cerebrale dopo essere uscito dalla casa nella quale vive, una baracca sulla Via Flaminia. Subito soccorso, il poeta ancora in grado di parlare, facendosi un’auto-diagnosi ha detto: “Sto avendo un ictus…” Trasportato d’urgenza all’Ospedale San Pietro di Roma è stato poi trasferito al San Camillo, dove tutt’ora si trova, in attesa di essere dimesso dal medico e trovare accoglienza, per la riabilitazione, al Santa Lucia, sull’Ardeatina. Le condizioni di salute di Valentino Zeichen sembrano migliorare, tanto che, riferisce la figlia Marta, Valentino avrebbe ricominciato ad articolare nitidamente alcune parole. Un buon segno, ma le sue condizioni fisiche restano gravi.

“La cosa più importante ora” – chiede la comunità degli artisti, amici poeti e intellettuali – “è che l’amministrazione comunale metta a disposizione del poeta Valentino Zeichen una dimora accogliente in grado di soddisfare le sue attuali esigenze.”

L’appello dunque, si rivolge a tutti i lettori di “Poesia, di Luigia Sorrentino”. Fate girare questo post. Continua a leggere

Un murale contro la violenza sulle donne

muralesdi Maria Dilucia

A Milano, in via Ciccotti, è stato creato il Murale “RIFIUTA LA VIOLENZA”, progetto fortemente voluto da Antonella Addea e Maria Dilucia dell’associazione Il Teatro delle Donne e Vanessa Senesi, Presidente Commissione Cultura con il Consiglio Zona 9, un simbolo contro la violenza sulle donne. Continua a leggere

Jean-Pierre Orban , “Vera”

vera_premio_libro_europeoANTEPRIMA

Esce oggi in Italia il romanzo “Vera”, di Jean-Pierre Orban (Gremese Editore, 2016) vincitore del Premio libro europeo 2015. La traduzione italiana è di Micol Bertolazzi.
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Il libro sarà presentato alla Feltrinelli di Via Appia, a Roma, l’11 Maggio 2016. Sarà presente l’autore e interverrà Erri De Luca.

“Quella sera a Parigi, o il giorno dopo, non so, tutti forziamo la verità, sì, tutti mentiamo, ho cominciato a scrivere.”

Conversazione con Jean-Pierre Orban
di Silvia Guzzi

«Collar the lot – Acciuffateli tutti », queste parole pronunciate da Winston Churchill sono in qualche modo il punto di partenza del suo racconto ai quali fanno eco gli inni mussoliniani che hanno inaugurato il mito degli “Italiani all’estero”. Il percorso della protagonista, Vera, figlia di immigrati italiani a Londra all’epoca della Seconda Guerra Mondiale e all’indomani di questa, è una lenta traversata alla ricerca di radici e di una identità.
Perché ha scelto quel periodo storico? In quale misura le è caro?

Il legame è innanzitutto familiare. I miei nonni sono emigrati negli anni venti in Belgio, dalla Romagna. Ho trascorso parte della mia infanzia in Africa e sono anche vissuto, in Belgio, nella periferia operaia di Liegi dove ho visto la vita della comunità italiana e i suoi comportamenti (e la volontà ad integrarsi, o addirittura assimilarsi al nuovo paese), le sue lingue, la sua “missione” cattolica gestita da preti e religiose venuti direttamente dall’Italia. In Africa vedevo i missionari belgi evangelizzare gli Africani, in Belgio vedevo i “missionari” italiani sostenere la fede “italiana” degli immigrati. Continua a leggere