Il ritorno de ‘Le notti fiorentine’ di Marina Cvetaeva

Nello scaffale
a cura di Luigia Sorrentino

E’ in corso di pubblicazione con la casa editrice Voland Le notti fiorentine di Marina Cvetaeva libro pubblicato in prima edizione italiana da Arnoldo Mondadori Editore nel mese di settembre dell’anno 1983 nella collezione Medusa a cura di Serena Vitale. Qui accanto vediamo il libro  come si presentava nell’edizione Mondadori con in copertina un particolare di Dante and Beatrice di Henry Holiday.

Alcuni forse ricorderanno la prima pubblicazione de Le notti fiorentine: il libro comprendeva anche la Lettera all’amazzone  e, in Appendice, le Poesie del giugno-luglio 1922 scritte dalla Cvetaeva nel periodo berlinese.
Un libro indimenticabile, che ritorna dopo un così lungo silenzio : 28 anni. L’uscita con la casa editrice Voland è prevista a settembre 2011 e sempre nella traduzione di Serena Vitale, (rivista rispetto all’edizione del 1983 anche alla luce della pubblicazione del 1997 dei testi russi, così come è stata aggiornata l’introduzione della Vitale al testo).

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Czesław Miłosz, da ‘Abbecedario’

Czesław Miłosz, Premio Nobel per la Letteratura nel 1980, in uno dei suoi libri più celebri scritto alle soglie del nuovo millennio Abbecedario pubblicato da Adelphi nel 2010 a cura diAndrea Ceccherelli (euro23,00)  scrive: “Se tu fossi un poeta, vedresti chiaramente che su questo foglio di carta scorre una nuvola. Senza la nuvola non può esserci la pioggia; senza la pioggia gli alberi non crescono; e senza gli alberi non possiamo fare la carta. La nuvola è essenziale perchè la carta esista. Dunque possiamo dire che la nuvola e la carta inter-esistono. “Inter-esistere” è una parola che non c’è ancora nel dizionario, ma se combiniamo il prefisso “inter” con il verbo “esistere”, otteniamo un nuovo verbo, “inter-esistere”, appunto. Senza la nuvola non avremmo la carta, dunque possiamo dire che la nuvola e la carta “inter-esistono”. Continua a leggere

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Opere Inedite, Matteo Zattoni

Opere Inedite
a cura di Luigia Sorrentino

A Opere Inedite incontriamo la poesia di Matteo Zattoni che mi scrive una originalissima nota sulla poesia: “Il mio rapporto con la poesia è mutevole, risente e si plasma a seconda dell’oggetto e del mio sguardo su di esso. Persino la poesia è forse un’astrazione, il risultato di un’opera induttiva a partire da eventi concreti: le singole poesie. In effetti ciò che rimane, se rimane, sono: i contenuti, le persone fisiche, le cose, i volti e i mondi che cerchiamo affannosamente di fissare in una lotta impari contro il tempo e il mutamento stesso. In questo senso il poeta è un ‘martire’, nel significato etimologico di ‘testimone’, e tutta la poesia si risolve nel ‘dono’ ad altri di questa testimonianza, fissata nei versi una volta per tutte. Anche i versi che seguono sono un dono, un dono postumo purtroppo, destinato perciò a restare irrelato”.

Di Matteo Zattoni

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Fabrizio Fantoni su ‘La nascita, solo la nascita’

Ricevo e pubblico per questo blog, la recensione di Fabrizio Fantoni per L’almanacco del Ramo d’oro su “La nascita, solo la nascita” di Luigia Sorrentino (nella foto di Dino Ignani). Nel video – realizzato da Romapoesia PoEtiche a cura di Franca Rovigatti e Maria Teresa Carbone – Luigia Sorrentino legge il poemetto “Lo slancio della rosa” contenuto nel libro.

di Fabrizio Fantoni

«”Ha la forma di uno scudo l’ala/ che si spinge esternamente su ciascun/ lato a millimetri, in quella vertebra/cerca un incavo al suo margine/ricorrente il gesto che stringe / fino a togliere il respiro/divampa come una forbice/si stende producendo la necessaria / vibrazione/ma di taglio non si riduce/la pena nella venuta,/ lo stare qui in mezzo/ come granello/ infinitamente o pulviscolo/ confusamente, al freddo”.

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In memoria di te, Giuseppe Tomasi di Lampedusa

In memoria di te
a cura di Luigia Sorrentino

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Il 23 luglio 1957 muore a Roma Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. […]

[…] “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueranno a crederci il sale della terra”.

Da: “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Nella foto qui accanto lo scrittore è ritratto all’interno di Palazzo Lampedusa, a Palermo, nel 1935 circa. Il palazzo fu completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Poi Giuseppe Tomasi di Lampedusa andò ad abitare nel palazzo Tomasi alla marina, oggi Palazzo Lanza Tomasi, in Via Butera, sempre a Palermo. Continua a leggere

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