Gabriela Adamestanu e Mauriusz Szczygiel

Mariusz Szczygiel e Gabriela Adamesteanu ospiti al Salone dell’editoria sociale di Roma: 22 e 24 ottobre (spazio ex-Gil, Largo Ascianghi, 5)


venerdì 22 ottobre, ore 18.30

Presentazione del romanzo di Gabriela Adamesteanu, L’incontro intervengono l’autrice e Goffredo Fofi.

Gabriela Adamesteanu è una delle maggiori scrittrici romene, di cui nottetempo pubblica giovedì 21 ottobre L’incontro, suo primo romanzo tradotto in italiano. Figura di spicco della cultura romena, alla fine degli anni ’80 ha fondato insieme a un gruppo di intellettuali dissidenti la rivista “22” e dal 2004 è caporedattore del periodico cultuarale “Bucurestiul Cultural”. Nel 2002 le è stato conferito il Premio Human Rights Watch, per l’attività a difesa dei diritti umani e della democrazia condotta dopo il 1989 come redattore capo di “22”, nonostante gli attacchi e le minacce subiti dai partiti nazionalisti ed ex-comunisti.

domenica 24 ottobre, ore 16.30
Sopravvivere nella storia – Dittature di ieri, democrazie di oggi. Ne discutono Goffredo Fofi e Mariusz Szczygiel

Mariusz Szczygiel è l’autore dell’ acclamata raccolta di reportages sulla storia della Cecoslovacchia, Gottland che ha vinto lo European Book prize come miglior libro del 2009. Nella narrazione “cubista” di Szczygiel, degno erede di Kapuscinski ma soprattutto di Erwin Kisch, il geniale reporter influenzato dagli scrittori delle avanguardie, si incontrano le vicende dei protagonisti secondari della storia cecoslovacca: quella della famiglia Bata che fondò l’impero delle scarpe, dell’attrice Lida Bàarova, che fece innamorare Goebbels e prese il té con Hitler, di Karel Gott, il Pavarotti cecoslovacco o dell’architetto che costruì la più grande statua di Stalin al mondo e poi si suicidò. Un affresco fatto di racconti assolutamente veri che hanno il sapore del romanzesco e che illustrano perfettamente la storia e la particolare Resistenza del popolo cecoslovacco.

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Michele Melotta, il mondo interiore

“De Forma” è il titolo della personale di Michele Melotta, a cura di Fabrizio D’Amico. A Roma dal 20 ottobre 2010 alla “Diagonale”, la Galleria di Luca Bellocchi. In esposizione 25 sculture in bronzo e 13 sculture in gesso dell’artista.

La densa memoria
“È un mondo segreto e ansioso, quello che Michele Melotta mette in figura: da anni, da decenni chiuso in un suo bozzolo, ripiegato in sé, geloso del proprio silenzio, della propria appartatezza. Non sono valse, a spezzare quel silenzio – tranne che in casi rari e distanti – le episodiche sollecitazioni che ha ricevuto a mostrare il suo lavoro: sollecitazioni che egli ha di volta in volta ricevuto a Roma, dove vive e lavora. Né è venuta per caso questa solitudine a tutto tetragona: che inerisce nel profondo non solo al suo animo, ma alla forma della sua scultura, com’essa oggi finalmente si svela in questa mostra sorprendente. Ha memorie dense, Melotta. Troppe, forse, per poter reggere sulle sue spalle quel carico senza tremarne. Giacometti, e Leoncillo: ma anche più in là, ricorda: fino a Matisse, fino a Medardo, fino a Rodin, cui sembra aver rubato la digitazione veloce ed eccitata sul gesso, sul bronzo. “Non posso simultaneamente vedere gli occhi, le mani, i piedi della persona che sta a due o tre metri da me, ma quell’unica parte che guardo trascina con sé la sensazione dell’esistenza del tutto”, ha scritto Giacometti nel 1960. La “parte per il tutto” era stato per lui un limen di verità – non semplicemente un divertissement surrealista – almeno dal ’47 (La main), e a quella soglia era sovente tornato: ne La jambe, bronzo fuso nel ’58, ad esempio. Melotta ricorda quell’ansia di verità di Giacometti, nei suoi torsi mutili, nei suoi corpi acefali, nelle sue gambe appoggiate in precario equilibrio, come stessero per spiccare il balzo da un trampolino. Assieme, ascolta la lezione di Leoncillo, il suo ostinato prendere distanza dal demone tentante dell’ “astratto”, il suo voler cercare sempre la “figura”, il suo intendere la materia non come nume intoccabile, ma come ansa dove lasciare una nuda impronta di sé (“voglio la tua orma, quella dei tuoi anni, dei tuoi patimenti, della tua storia, di quello che ti è accaduto e che senti oggi”, annotava Leoncillo nel 1958 nel suo Piccolo diario, rammentando un incontro di pochi giorni avanti con Toti Scialoja, e un dialogo accaldato con l’amico, denso di pensiero e di conflitti). Credo che le radici di Melotta siano in quegli anni oggi lontani e densi di esiti straordinari; che egli cerchi ancora adesso in quel clima che vedeva spegnersi l’orgoglio della matericità informel, e dell’espressionismo astratto, e a tentoni scavava in una coltre di cenere per trovare nella materia un luogo, soltanto, per lasciar traccia di sé, testimonianza delle proprie speranze, della propria esistenza.

Del corpo, nel suo lavoro, Melotta ha fatto misura per ogni suo gesto formatore: somigliano a corpi infatti i gessi riuniti oggi in una magica sala della “Diagonale”. Corpi esili, diafani, sussurrati nell’aria, quasi. Non so se Melotta li costruisca con la spatola, o lasci soltanto gocciare, con la mano, il gesso su altro gesso, appena rappreso: certo che essi sfiorano l’imponderabilità, la trasparenza. Si allungano filiformi accanto al muro, quei corpi snudati di peso, da cui poi appena divaricano, flettendosi in inchini; sorridono allora, forse, alla luce che qua e là li svela, esaltando il loro biancore. Si confessano innocenti, nonostante la vita che hanno alle spalle; anche se poi, quando qualcuno d’essi sarà trasposto in bronzo, il grumo di materia da cui nascono e dal quale non vorranno separarsi li trascinerà a significare altro, e opposto, dolore: come intrisi adesso, nel nuovo materiale, di una vita gremita e pesante, non più di un sogno leggero, impalpabile. Nel nero di cui ricopre sovente i suoi bronzi, Melotta figura l’esistenza: dal grumo d’essa originario e indifferenziato – quasi un’oscura nascenza – degli Studi per zampa d’elefante, alle immagini forti, simboliche e drammatiche, delle Menadi, alla teoria delle Figure: torsi acefali e privi degli arti superiori che si dispongono adesso in sequenza ottusa, paratattica, alterna solo all’ombra di sé che proiettano sul muro retrostante. Rigorosamente frontali, aliene dall’intento di testimoniare la ‘bravura’ della mano che ne ha alzato le sagome trepide (e del pari lontanissime – ovviamente – da ogni ambizione monumentale), queste Figure – spoglie, immote, silenti – attestano solo la vita che è trascorsa: impronte sulla rena dell’esistenza; impronte – come voleva Scialoja – che serbano, nel loro breve e lento mutare, memoria di quanto è stato pensato, sofferto, vissuto.”
di Fabrizio D’Amico
.

Michele Melotta è nato a Cerreto Sannita (Benevento).
Si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Vive e lavora a Roma. 

 

DIAGONALE GALLERIA
Via in Caterina 83/c (angolo via Giulia)
00186 Roma
tel. +390668300482 – 3334559125
ladiagonale@ladiagonale.it
www.ladiagonale.it
Orari: martedì – sabato 16 – 20

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PoEtiche, sul confine

Settima e ultima giornata della quattordicesima edizione del festival romapoesia poEtiche, dedicata alla poesia delle donne. Oggi, domenica 17 ottobre alla Libreria Griot di Via di Santa Cecilia 1/a, dalle 11 alle 13.30 lettura ‘Sul confine’ con Cristina Ali Farah, Edith Bruck, Antonella Bukovaz, Moira Egan, Sonia Gentili, Mia Lecomte, Brenda Porster, Jonida Prifti, Jacqueline Risset, Ribka Sibhatu.
Nel pomeriggio all’ ESC di Via dei Volsci 159, dalle 18 alle 24: ‘lettura / musica / video microfono aperto Poetesse & Poete’ Annelisa Alleva, Cristina Annino, Daniela Attanasio, Tomaso Binga, Elisa Davoglio, Francesca Farina, Annamaria Giancarli, Gaia Gubbini, Fiorenza Mormile, Rossella Or, Cetta Petrollo, Gilda Policastro, Marilena Renda, Annamaria Robustelli, Luigia Sorrentino, Sara Ventroni, Sara Zanghì. Musica e contaminazioni:[donasonica vs lamusique] Sisterhood is blooming project. Spazio video: Genealogie, presentazione di ‘Lo spazio tra le colonne’ (video-intervista di Bianca Tarozzi a Giulia Niccolai, realizzazione Giannina Longobardi, 2008) e di altri video.

(Nella foto Cristina Ali Farah)

I libri delle autrici del festival sono reperibili presso la libreria Tuba di Via del Pigneto 21.

Il festival poEtiche, realizzato grazie al sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale, è a cura di Maria Teresa Carbone e Franca Rovigatti.

http://romapoesia.blogspot.com

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Poetesse e Poete

Sesta giornata della quattordicesima edizione del festival romapoesia poEtiche, dedicata alla poesia delle donne. Oggi, sabato 16 ottobre ottobre al Salone degli Affreschi, DSM Monteverde, via Colautti 28
dalle 11 alle 13, lettura di Maria Grazia Calandrone, Francesca Genti, Vivian Lamarque, Ida Travi, Maria Valente.
Nel pomeriggio alla Libreria Tuba, via del Pigneto 21 dalle 18 alle 20: ‘aperipoesia’ con Antonella Bukovaz, Elena Chiesa, Annamaria Giancarli, Giovanna Marmo, Rossella Or, Laura Pugno.
In serata all’ESC di via dei Volsci 159, dalle 20.30 ‘lettura / musica / video Poetesse & Poete’, Maria Clelia Cardona, Geraldina Colotti, Vilma Costantini, Sara Davidovics, Gemma Gaetani, Sonia Gentili, Jolanda Insana, Anna Lamberti Bocconi, Loredana Magazzeni, Gabriella Musetti, Laura Pugno, Maria Pia Quintavalla, Lidia Riviello, Silvia Salvagnini, Paola Sansone, Lisabetta Serra, Ribka Sibhatu. Musica e contaminazioni [donasonica vs lamusique] Sisterhood is blooming project. Spazio video: ‘Genealogie’ presentazione di Videopoesie (Elena Chiesa, 2006-2009) e di altri video.

(Nella foto, Vivian Lamarque)

http://romapoesia.blogspot.com

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PoEtiche, biografia e memoria

Quinta giornata della quattordicesima edizione del festival romapoesia poEtiche, dedicata alla poesia delle donne. Oggi, venerdì 15 ottobre all’ Istituto Statale di G. Caetani di Viale Mazzini 36, dalle 10 alle 12, Florinda Fusco, Giovanna Marmo, Marilena Renda, Silvia Salvagnini incontrano gli studenti.
Dalle 11 alle 13 alla Libreria Empiria di via Baccina 79 si terrà il laboratorio di lettura di poesia ad alta voce / 2. La vocazione poetica con Rosaria Lo Russo. Dalle 15 alle17 laboratorio di scrittura poetica / 2. Buongiorno Poesia con Anna Lamberti Bocconi.
Nel pomeriggio, alla Biblioteca Vaccheria Nardi, di via Grotta di Gregna 27, dalle 18 alle 20: lettura / dibattito ‘Poesia/biografia/memoria’ con Gabriella Musetti, Maria Pia Quintavalla, Lisabetta Serra, Luigia Sorrentino.
In serata, all’ESC di via dei Volsci 159, dalle 20.30 ‘lettura / musica / video’Poetesse & Poete’ con Cristina Ali Farah, Silvia Bre, Antonella Bukovaz, Maria Grazia Calandrone, Elena Chiesa, Tiziana Colusso (con il soprano Carmen Petrocelli), Biancamaria Frabotta, Florinda Fusco, Francesca Genti, Vivian Lamarque, Mia Lecomte, Rosaria Lo Russo, Giovanna Marmo, Francesca Matteoni, Brenda Porster, Jonida Prifti, Ida Travi, Maria Valente. Musica e contaminazioni:[donasonica vs lamusique] Sisterhood is blooming project. Spazio video: Genealogie presentazione di Fragili guerriere (video di Daniela Rossi per romapoesia 2010) e di altri video.

(Nella foto Biancamaria Frabotta)

http://romapoesia.blogspot.com

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