Il grande Henry Moore in esposizione alle Terme di Diocleziano

moore-roma2C’è tempo fino al 10 gennaio 2016 per vedere a Roma la mostra di Henry Moore.
La mostra, a pochi passi dalla stazione Termini, si tiene nelle Grandi Aule delle Terme che l’imperatore Diocleziano fa costruire nel 298 d.C., le più estese del mondo antico. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Pasquale Di Palmo, “Trittico del distacco”

cover_trittico_del_distaccoDalla prefazione
di Giancarlo Pontiggia

Bisognerà iniziare dall’epigrafe agostiniana per comprendere questo nuovo – essenziale, lucido, pietoso –libro di Pasquale Di Palmo, uno degli autori più parchi e intensi della sua generazione: «Quale uomo farà intendere ciò ad un altro uomo? Quale angelo a un angelo? Quale angelo a un uomo?». […]
Fin dal titolo, Trittico del distacco ci immette dunque nella materia più oscura e paurosa della vita di un uomo: il tempo in cui dobbiamo lasciare le cose del mondo, discendere «in un gorgo / che sempre più ti attira / verso il fondo / verso il fondo / verso il fondo», come leggiamo nell’undicesima stazione della seconda sezione (Centro Alzheimer), interamente dedicata al padre del poeta. La triplice iterazione del verso, qui, intensifica il tema del distacco, acuendo – con i toni spogli e severi tipici della poesia di Di Palmo – l’ineluttabilità dell’evento. Eppure, a ben guardare, i due sostantivi di questi versi («gorgo»; «fondo») – il primo dei quali ricorre in un verso di Sbarbaro («mi basta sul gorgo sentire che esisto»), già posto da Pasquale Di Palmo in esergo a Horror Lucis – non esprimono alcuna speranza di futura quies. Né in tutto il libro potremmo trovare un solo termine che alluda alla salvezza: morire non è altro che un rientrare in seno al corpo della natura da cui tutto venne, e al quale tutto ciclicamente si volge, «laddove non esistono che nuvole / ignare di ogni nostra parentela» (Centro Alzheimer, X, 18-19). E ancora nella prima parte del Trittico, Mirco, il cugino che non ha saputo (forse voluto) «guidare / la vita», non può che discendere «lungo il sentiero arioso che conduce / dove – ma non per noi – / farnetica la luce»: e già quell’aggettivo («arioso») pare molto, a chi, scrivendo, è riuscito per forza di augurio a trasformare il «cane nero» dei morti in un animale mansueto, privo della laida terribilità del Cerbero dantesco.

All’epigrafe agostiniana viene dunque accordato il solo compito di serbare viva, nell’ignoranza delle cose che stanno di là dalla vita, l’ansia di un mistero che si traduce, umanisticamente, in pietas, in un esercizio di misericordia tutta umana. Ma la potenza conoscitiva, il riverbero mistico delle parole di Agostino gettano sui versi che seguono una luce drammatica, corrusca, che li intensifica, posto anche che quell’epigrafe fosse da leggere in senso angoscioso, antifrastico. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Simone Marcelli, “La giornata altrove”

giornata_altroveNota di Simone Marcelli

Non saprei dire con certezza perché io scriva e probabilmente se avessi una visone tanto lucida smetterei. È certo un modo per entrare in un contatto più diretto e profondo con la propria esistenza. Per me la poesia è sempre un dialogo con l’Altro, che si manifesta continuamente nell’ordinarietà della vita. Scrivere è allora mantenersi in quel dialogo, sostarci per poter procedere.

La giornata altrove raccoglie trenta poesie, scritte nell’arco di un anno. Sono state scritte tutte la mattina o la sera, nella mansarda dove vivo, a Bologna. Il titolo è nato da una mia riflessione circa questo mio scrivere prima o dopo la giornata e ho trovato potesse acquisire un senso più generale rispetto a ciò che credo significhi vivere e scrivere, oltre che al rapporto tra queste due dimensioni. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Giorgio De Chirico a Ferrara

de_chirico1LA NUOVA VISIONE DI DE CHIRICO
METAFISICA E AVANGUARDIE IN MOSTRA A FERRARA

di Silvana Lazzarino

«Iper originale», secondo Salvador Dalí, commovente fino alle lacrime nelle parole di René Magritte: la pittura di Giorgio de Chirico ha conquistato alcuni tra i più grandi artisti surrealisti e ha esercitato uno straordinario ascendente sull’arte del Novecento. De Chirico è stato il geniale inventore della pittura metafisica, una delle più importanti correnti artistiche della modernità, grazie alla quale gli enigmi che percorrono l’esistenza prendono forma attraverso atmosfere sospese e pervase di inquietudine. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Giorgio Galli & Luigia Sorrentino

olimpia
Frammento tratto da un saggio inedito
di Giorgio Galli su OLIMPIA
(
di Luigia Sorrentino)

___

Iperione, la caduta

[…] Iperione è una delle sezioni più intense del poema Olimpia, di Luigia Sorrentino (Interlinea Edizioni, 2013, Recours au Pòeme Editeurs, 2015, Traduzione in francese di Angèle Paoli con testo a fronte), composta da sei Cori e da una prosa finale dal titolo Il confine. Già c’eravamo soffermati sul “noi” di Olimpia, sull’ethos panumano espresso nella sua civiltà estetica, sul suo essere coro di tragedia. Adesso questa polarità diventa esplicita. Esplicito è anche il richiamo all’opera (e non solo) di Friedrich Hölderlin. Iperione sviluppa infatti un discorso sulla creazione e sull’armonia, ma anche sulla conoscenza e su come essa si relazioni all’innocenza. Un discorso caro al poeta tedesco.

Lettura di Luigia Sorrentino da Olimpia, “Iperione, La caduta”

 

Il Coro I ha inizio su un tono gnomico: altissima è la densità semantica, intricata come una foresta di mangrovie; ma più l’asserzione si fa oscura, più definitivo si staglia il tono dell’asserzione:

tutto stava su di lei
e lei sosteneva tutto quel peso
e il peso erano i suoi figli
creature che non erano ancora
venute al mondo
lei stava lì sotto e dentro
Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •