Stelvio Di Spigno e Carla Saracino

Copertina Qualcosa Di Inabitato[1]
“Qualcosa di inabitato”, di Stelvio di Spigno e Carla Saracino, EDB Edizioni, 2013,
con disegni di Marco Dagnino. 

Prefazione di Mary Barbara Tolusso

Pare che la maggiore caratteristica della nostra epoca consista nel giungere al nocciolo, all’essenza di un certo percorso, quasi a estremizzare il movimento della vita stessa. In fondo economisti e manager, quanto a metodo, non fanno poi qualcosa di molto diverso dai poeti: utilizzano risorse scarse per soddisfare al meglio bisogni individuali e collettivi. La “scarsità” di cui si gode in poesia è quella della parola, all’autore sta la possibilità di evocarla (moltiplicarla, se vogliamo) in modo da soddisfare bisogni individuali e collettivi. Inventare, insomma, è il codice comune, fare una sorta di miracolo con quel poco che si ha a disposizione. Esagerando su questo versante, per condurre un ulteriore e azzardato confronto: se è vero che il mercato sa orientarci a qualcosa di indotto e illusorio, allo stesso modo la descrizione del poeta, del vero poeta – come diceva Solmi – ha sempre un carattere illusorio e fuggitivo. Continua a leggere

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Dain | Tribute to Rome

Alta romafoto

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“Vola alta parola” Anedda | D’Elia

antonella-anedda-5-jpg-img-dettaglioVenerdì 11 luglio 2014 “Vola alta parola” con Antonella Anedda, scrittrice di numerosi libri di poesie per i quali ha avuto importanti riconoscimenti come il Viareggio Repaci 2012 per Salva con nome (Mondadori) e docente dell’Università della Svizzera italiana, e Gianni D’Elia, collaboratore di molte riviste letterarie e giornali tra cui il Manifesto, L’Unità, Nuovi Argomenti e autore di numerose raccolte poetiche per Einaudi, l’ultima delle quali: Trentennio versi scelti ed inediti 1977-2007 (2010).

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“Però qualcosa chiama”

Copertina Però qualcosa chiamaNota dell’autore,  Valerio Grutt

“Ero un ragazzino di tredici o quattordici anni con la passione del calcio, del rap e delle bombolette spray, quando mi trovai per la prima volta in Cappella Sansevero. Da allora quel luogo non mi ha mai lasciato in pace, ne ero fortemente attratto senza capirne il motivo. Ci andavo spesso, c’era qualcosa, un mistero, un segreto che mi si accendeva dentro al quale non riuscivo a dare parola. Forse la storia del Principe Raimondo, il genio, l’alchimista, forse la bellezza dell’architettura e delle sculture, sapevo che prima o poi avrei dovuto dire, raccontare. Negli anni successivi, perso tra mille interessi e incontri, non ci ho più pensato ma l’universo mi metteva sempre davanti qualcuno o qualcosa per tornare a ragionarci, per ricordare. Continua a leggere

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Ida Travi, Katrin

katrin_di_ida_traviI Tolki: una poetica comunità di parlanti

Katrin Saluti dalla casa di nessuno“, prosegue la poetica mitologia contemporanea avviata anni fa con TA’ poesia dello spiraglio e della neve: stesse figure che ritornano, stesso dire.

TÀ era un tempo e un luogo, e da lì, passando attraverso il casolare rosso di Il mio nome è Inna sono arrivata a questo nuovo libro. Sono dunque tre libri ma non si tratta d’una trilogia, non mi attraggono le trilogie: una trilogia è qualcosa che conclude e insieme si conclude in se stessa, mentre qui c’è un’oscurità che continua, cioè una poetica. Nessun approdo, nessun appiglio se non il ramo basso d’un ciliegio. Un pettinino, una staccionata…una scatola, un martello. Testi brevi, testi elementari, mattoni senza peso destinati a poggiare uno sull’altro, senza peso. Queste poesie sono il poco che resta a partire da TÀ , da quella prima spoliazione, da quel taglio. Continua a leggere

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