Daniela Pericone, da “Distratte le mani”


Arrivo da uno sproposito
da crude frasi e voci
che tempo distingue e imploro
d’amore animale – adagio
di natura senza cifrari.
Perpetuo esercizio
di filatura a inseguire
la forma d’uovo più prossima,
o meno ostile, al pensiero
che la genera.
Mi inclino da un lato
a cogliere per minimi fulgori
come si traluce come
si vorrebbe. Arrivo da un quando
ch’è subito tardi – slabbro
dell’ora che tutto posa
in contorno.

*

Lo vedi il bagliore di lama
al fondo degli occhi
è la bestia acquattata
nel pozzo
l’amante dello zero,
pronta al balzo
ha un solo grido
uccidi uccide uccido,
lo copre la muta dei cani
la mutria eccitata
all’incerto della preda.

*

Eccola la torcia
che si dà fuoco
da sé a sé sola
s’abbruna
autocombusta
si ama e si divora
lecca lo sbavo
di fiamma in cruore
che non cola
e ancora ancora
s’alluma da sé sola
non considera
la cenere che l’incava
slarga la vampa
che la stura
in abbranco di sole
si disverna
disfama e si trasfuria.

da: “Distratte le mani”, Coup d’idée, 2017
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Daniela Pericone

Daniela Pericone

Non del silenzio ho paura
ho paura del vuoto della caduta
del piede in fallo
tortura delle parole incespicate
di quelle senza controllo
delle mie parole allo sbando

le ascolto ragliare in una cantilena
senza motivo senza cervello
nervosamente m’insorgo
al solo sentirle strisciare
sgusciare dalle mie labbra
da sotto la lingua non mai dalla testa

vorrei bastonarle picchiarle
terribilmente sgridarle
e a spinte farle cadere
a calci e unghiate farle rientrare
al recinto dei discorsi sconnessi

ma come mi sanno ridurre perché
non cresca premura né venga
riparo che accolga la mia stortura
l’insensatezza il canto rotto
d’imperfezione

Da: “L’inciampo” (2015) Continua a leggere