“La storia che non si affanna” di Wislawa Szymborska

 
di Fabrizio Fantoni

La storia che non si affanna, da Appello allo Yeti,  è una poesia pubblicata da Wislawa Szymborska nel 1957, ben prima che la poetessa vincesse il Nobel. Una sorta di memento mori  “ricordati che devi morire”  molto famosi nella zona mitteleuropea del XVII secolo, che non ha, tuttavia, il carattere macabro e esoterico di quelle rappresentazioni. Al contrario, il tono della poesia è estremamente ironico.  Gerico, quindi, indicata nella Bibbia come la più antica città del mondo, diventa il corpo della poetessa che piano piano si sfalda sotto l’azione del tempo non lasciando null’altro che le le sue ossa nude a giustificare la propria esistenza. La sacralità della città diventa specchio e emblema del corpo e della vita che, come scrive Elsa Morante, si caratterizza per la “qualità vulnerabile di tutto ciò che vive.”

 

A colpi di post

La poesia nella blogsfera

di Luigi Cannillo

Poesia a portata di mouse, di clic. Basta sfiorare un touch screen e la poesia si materializza sotto i polpastrelli, davanti ai nostri occhi. Non solo sotto forma di testo poetico, ma talvolta anche di immagine e suono, di riflessione critica o di intervento polemico. Possiamo farlo sia come lettori, seguendo un percorso di ricerca e di lettura sulle pagine web, sia aprendo in prima persona un nostro sito di nicchia. Tutto questo è blog, una forma di comunicazione e informazione relativamente recente, le prime forme di weblog risalgono infatti al 1997. L’esigenza di dare voce alle proprie idee e confrontarle con altri, come pure la semplicità dei programmi di applicazione guidata, ne hanno facilitato la diffusione. Continua a leggere