Emily Dickinson (1839-1886)

Emily Dickinson

Ho sempre sentito la perdita di qualcosa-
La primissima cosa che ricordo
È una mancanza – di cosa non sapevo –
Troppo giovane perché qualcuno sospettasse

Una dolente fra i bambini
Ciò nondimeno mi aggiravo
Come chi rimpianga un regno
Essendo il solo principe cacciato-

Più vecchia, oggi, un’epoca più saggia
E più debole anche, com’è della saggezza –
Mi trovo ancora a cercare piano
I miei palazzi trafugati-

E un sospetto, come un dito
Mi sfiora la mente di tanto in tanto
Che sto cercando all’opposto
Dove si trovi il regno dei cieli –
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Mariella Mehr, nata sghemba

Mariella Mehr / Credits ph Dino Ignani

Nichts,
kein Ort.
Es lärmt noch immer
Das Unheil im Kopf,
und auf der Himmelskarte
bin ich nicht vorhanden.

Niemals war Frühling
Flüstern die Aschenstimmen,
auf der Sprachwaage
sei ich ein Wort ohne Gewicht
und beschneide die Zeit
mit bewaffneten Augen.

Zukunft?
Sie spricht mich nicht los,
mich Schiefgeborene,
Komm, sag sie,
der Tod ist eine Wimper
am Lid des Lichts.

***

Niente,
nessun luogo.
C’è ancora rumore
Di sventura nella testa,
e sulla mappa del cielo
io non sono presente.

Mai è stata primavera,
sussurrano le voci di cenere,
sulla bilancia del linguaggio
sono una parola senza peso
e trafiggo il tempo
con occhi armati.

Futuro?
Non assolve
Me, nata sghemba.
Vieni, dice,
la morte è un ciglio
sulla palpebra della luce. Continua a leggere

Grande corale di ringraziamento

Bertolt Brecht

Bertolt Brecht
da: “Libro di devozioni domestiche”

1
Lobet die Nacht und die Finsternis, die euch umfangen!
Kommet zuhauf
Schaut in den Himmel hinauf.
Schon ist der Tag euch vergangen.

Lodate la notte e l’oscurità che vi abbracciano!
Venite in tanti,
guardate in alto nel cielo:
il giorno per voi è già passato.

2
Lobet das Gras und die Tiere, die neben euch leben und sterben!
Sehet, wir ihr
Lebet das Gras und das Tier
Und es muss auch mit euch sterben.

Lodate l’erba e le creature animali che vivono e muoiono accanto a voi!
Vedete, come voi vivono l’erba e la bestia
E insieme con voi moriranno. Continua a leggere

Pier Paolo Pasolini, da “Le ceneri di Gramsci”

Pier Paolo Pasolini

I

Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia

Con cieche schiarite…questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo

alle curve del Tevere, ai turchini
Monti del Lazio…Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,

tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo
la fine del decennio in cui ci appare

tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…

Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,

quanto meno sventato e impuramente sano
dei nostri padre – non padre, ma umile
fratello – già on la tua magra mano

delineavi l’ideale che illumina
(ma non per noi: tu, morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido

giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia

patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito

nel vespro; tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude

la sua giornata, mentre intorno spiove. Continua a leggere

Sergej Stratanovskij, “fino in fondo”

Sergej Stratanovskij

Niente è più terribile che vivere
La vita intera e al suo margine
Sentire a un tratto – brusca luce –
Il proprio essere mediocre

Quasi che non avessi avuto vita
Né inghiottito il sale del mondo
E non amato né stretto amicizie
Ma solamente perso giorni

Quasi che avessi avuto un’esistenza
A mezzo cuore, a mezza faccia
Non conosciuto guai né gioie
Con tutto il corpo, fino in fondo

Ed ecco: credi agli occhi!
Si erge come sale un muro
Non eri quello, non te stesso
Ed è, la colpa, come sale Continua a leggere