Il mondo di Wisława Szymborska

Wisława Szymborska

Un incontro inatteso

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano a gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà strada della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

La pozzanghera
Ricordo bene quella paura infantile.
Scansavo le pozzanghere,
specie quelle recenti, dopo la pioggia.
Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo,
benché sembrasse come le altre.

Farò un passo e d’improvviso sprofonderò tutta,
comincerò a volare verso il basso
e ancora più giù verso il basso,
verso le nuvole riflesse
e forse anche oltre.

Poi la pozzanghera si asciugherà,
si chiuderà su di me,
ed eccomi rinchiusa per sempre – dove –
con un grido non arrivato in superficie.

Solo in seguito ho capito:
non tutte le brutte avventure
rientrano nelle regole del mondo
e se anche lo volessero,
non possono accadere.

(Traduzione a cura di L. Rescio)

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La miseria del Sud

Rocco Scotellaro

LE SCENE MINIME DI SCOTELLARO

commento di Federica Giordano

In un interessante saggio sulla poesia di Rocco Scotellaro, Franco Fortini arriva a porre a sé stesso e ai lettori degli interrogativi cruciali: “la comprensione dei motivi storici della nostra azione politica è o non è essenziale per valutare ed intendere la poesia di Scotellaro? E inversamente, la poesia dei nostri tempi e quella di Rocco ci può dire qualcosa sulla direzione della nostra azione politica e della politica in genere?”. Indirettamente, la poesia di Scotellaro, con le sue scene minime, la sua delicatezza descrittiva e il fiato disincantato delle piazze spopolate di un paese che si “desertifica”, rende indispensabile una considerazione: tanto più una poesia è autentica e onesta, tanto più essa avrà il potere di plasmare profondamente la nostra vita pratica, i nostri valori e quindi, la nostra politica. L’amore e l’interesse per gli uomini e per la loro vita non può che sfociare, nella sua più alta declinazione, in una sfera della politicità.

Una dichiarazione di amore a una straniera

Non ti ho saputo dire una parola.
Senti le nostre donne
il silenzio che fanno.
Portano la toppa
dei capelli neri sulla nuca.
Hanno tutto apparecchiato
le mani sul grembo
per l’uomo che torna dalla giornata.
Silvia vuoi coricarti con me?
Tanto buio s’è fatto tra noi,
vedi, che fingono le nozze
anche i fanciulli raccolti negli spiazzi.
Vuoi sollevare per favore il sacco,
accendere il cerogeno
minuscolo sul lare,
vuoi quieta lasciarti prendere, amare?
Le nostre donne allora sono in vena
i giorni d’altalena in mezzo ai boschi. Continua a leggere

Rilke, la trasformazione del mondo

Rainer Maria Rilke

TRA REALTA’ E INVISIBILE

COMMENTO DI FEDERICA GIORDANO

Soltanto tu ti levi, come la luna”. In questa lirica del 1914, Rilke assegna a Friedrich Hölderlin, per consanguineità, il compito di rappresentare il Poeta, colui che, lontano dai “miseri accordi” e dai “comodi versi indulgenti”, si fa anello di congiunzione tra la realtà e l’invisibile. “Siamo le api dell’invisibile. Raccogliamo incessantemente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare d’oro dell’Invisibile”. Il compito dell’umano è quello di operare questa Verwandlung (una trasformazione) del mondo caduco in modo che esso faccia risorgere in noi l’invisibile.

La traduzione è una terra infida e “tremblante”, sempre provvisoria dal momento che le lingue sono reciprocamente inafferrabili. Eppure, facendo proprie le parole di Walter Benjamin, il traduttore ha la responsabilità di creare almeno una eco dell’originale nella lingua di arrivo. Per fare questo, Ulderico Pomarici ha cercato una fedeltà al testo programmatica, che conservasse anche le ambiguità interpretative per dare funzione attiva al lettore e per regalare un testo quanto più possibile vicino al suo originale.
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Federica Giordano, (senza titolo)

Federica Giordano

Le nostre tante e piccole vite,
che stanno sul mondo come peli
di un puledro tremendo,
sono materia straniera
verso cui ho tanto e segreto amore.
Di tutte, la mia è certamente quella che meno comprendo, sospesa com’è
tra bisogno primario e desiderio di altezza,
quella che più profondamente riesce deludermi e ad esaltarmi.
Nessuno mi è più estraneo di me stessa
se mi immagino sul mondo.
Solo il suono puro, la corda sfregata sull’arco,
mi fa sentire davvero radicata a questa terra.

Federica Giordano, (senza titolo)

 

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Federica Giordano, “Utopia fuggiasca”

14658214_10209197701492386_603001642_nPrefazione di Bruno Galluccio

Un respiro ampio in profondità ed estensione anima questa raccolta poetica di Federica Giordano. Si può, anzi, parlare di una pluralità di respiri diversamente modulati, i quali producono interferenze e rivelano nessi, diventando sonde per scandagliare l’universo emotivo e conoscitivo dell’autrice, e fanno di questo lavoro un’opera articolata e complessa che sa guardare lontano nello spazio e nel tempo, mantenendo tuttavia una profonda unità.

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