Sergej Stratanovskij, “fino in fondo”

Sergej Stratanovskij

Niente è più terribile che vivere
La vita intera e al suo margine
Sentire a un tratto – brusca luce –
Il proprio essere mediocre

Quasi che non avessi avuto vita
Né inghiottito il sale del mondo
E non amato né stretto amicizie
Ma solamente perso giorni

Quasi che avessi avuto un’esistenza
A mezzo cuore, a mezza faccia
Non conosciuto guai né gioie
Con tutto il corpo, fino in fondo

Ed ecco: credi agli occhi!
Si erge come sale un muro
Non eri quello, non te stesso
Ed è, la colpa, come sale Continua a leggere

Federica Giordano, da “La luna è un osso secco”

Federica Giordano

Gli oceani intonano distanze sopra il fuoco

e le lontananze asiatiche cambiano la mente.

Gli uomini camminano, si parlano, si annientano:

un animale deforme con milioni di teste

che fa confusione e che sporca e che si fustiga da solo.

Invece nel verso dell’orso polare resta una pietà

dopo che ha macchiato di un sacrificio rosso

la santità del ghiaccio. Continua a leggere

La rivoluzione linguistica di Majakovskij

Vladimir Majakovskij

Porto

Lenzuola d’acque v’erano sotto la pancia.
Le lacerava in onde un bianco dente.
V’era urlo di camini – come se amore e lascivia
Fluissero per il rame dei camini.
Le barche si strinsero dentro le culle delle imboccature
Ai capezzoli di madri di ferro.
Nelle orecchie assordate dei piroscafi
Risplendevano gli orecchini delle ancore.

(1912)

 

Traduzione di Angelo Maria Ripellino Continua a leggere

Tranströmer e il poema invisibile

Tomas Tranströmer

DIETRO LA LINGUA, UN’ALTRA LINGUA

COMMENTO DI FEDERICA GIORDANO

Let me sketch two ways of looking at a poem. You can perceive a poem as an expression of the life of the language itself, something organically grown out of the very language in which it is written…impossible to carry over into another language. Another, and contrary, view is this: the poem as it is presented is a manifestation of another, invisible poem, written in a language behind the common languages. Thus, even the original version is a translation. A transfer into English or Malayalam is merely the invisible poem’s new attempt to come into being”.

Queste parole sono di Tomas Tranströmer, Premio Nobel per la Letteratura 2011. La concezione di poesia come traduzione di una lingua “dietro” le lingue comuni è particolarmente sorprendente, visto che ad esporla è un poeta. L’apparente semplicità di questa affermazione è invece smentita dalle ricadute che essa ha sulla figura del poeta stesso e sul lettore. Più che un creatore, il poeta è un tramite tra l’essenza e la lingua, un fiducioso anello di congiunzione che rende non solo possibile, ma necessario l’esercizio della traduzione. Continua a leggere

E’ stato un grande sogno vivere…

Mario Benedetti

È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.
Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.
Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati delle case che non ci sono. Continua a leggere