Addio al grande poeta John Ashbery

E’ morto all’età di 90 anni uni dei più grandi poeti del mondo, John Ashbery. Si è spento da sera del 3  settembre nella sua abitazione a Hudson, ma la notizia si è avuta soltanto poche ore fa. Lo ha annunciato il marito, David Kermani.

Ashbery è un poeta che si è imposto su tutti quelli della sua generazione. Nel corso della sua lunga carriera ha vinto tutti i più prestigiosi riconoscimenti. nel 1976 con AUTORITRATTO DI UNO SPECCHIO CONVESSO ha vinto il Premio Pulitzer, il National Book Award e il Premio del National Book Critics Circle.

La sua opera si incentra sulla riflessione e il rispecchiamento e rappresenta un momento centrale di una ricerca che si basa sulla crisi della forma da usare per comunicare in poesia.

Ashbery ha pubblicato più di venti volumi di poesie. È stato tra i candidati al Premio Nobel per la Letteratura.

È disponibile in Italia un’antologia curata da Damiano Abeni con Moira Egan, alla cui selezione ha collaborato lo stesso autore: “Un mondo che non può essere migliore. Poesie scelte 1956-2007”, Luca Sossella, 2008.

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Carlo Bordini, “Memorie di un rivoluzionario timido”

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Foto di Dino Ignani

Questo romanzo totalmente legato all’autobiografia è una sorta di bilancio di circa vent’anni della mia vita. Poiché sono stati anni pieni di traumi, la stesura di questo libro è stata una lotta con me stesso. Per questo ci ho messo un tempo lunghissimo a finirlo. Un bilancio, un esame di coscienza su due temi fondamentali: il rapporto con la politica (sono stato a lungo militante di un gruppo trotskista) e i grovigli affettivi che hanno caratterizzato i miei rapporti col mondo femminile. Il tutto preceduto da un’adolescenza vissuta tra depressioni, cambi di facoltà, fughe e sedute dallo psicanalista. Una normale figura di disadattato, quindi, alla ricerca di un equilibrio.

Scritto in periodi diversi e con stili diversi, abbandonato e ripreso, questo libro non poteva che assumere una struttura disordinata e barocca, che accettava, come inevitabile, un fluire profondamente disomogeneo. Continua a leggere

Concerto dedicato a Raffaello Baldini nel decennale della scomparsa

Raffaello Baldini legge “Metti” nella versione italiana, registrazione inedita di Simone Casetta.
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Registrazione INEDITA di 47 poesie lette dall’autore santarcangiolese in dialetto e in italiano
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Quest’anno ricorre il decennale della scomparsa del poeta Raffaello Baldini, natao a Santarcangelo di Romagna, considerato uno dei maggiori autori del Secondo Novecento. Appassionato melomane e di musica classica, è stato un assiduo frequentatore della Barcaccia della Scala di Milano. A lui è dedicato “Un concerto per Lello”, che andrà in scena al Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires,  33 a Milano alle ore 21.00, nella Sala Shakespeare. Continua a leggere

Carlo Bordini, “I costruttori di vulcani”

 

carlo bordiniL’editore Luca Sossella ha recentemente ristampato il libro di Carlo Bordini “I costruttori di vulcani” che contiene tutte le poesie di Bordini dal 1975 al 2010.

di Filippo La Porta

“Bisognerebbe poi tentare di descrivere la musicalità di Bordini: essa è iterativa… ininterrotta, un po’ ipnotica, come di una melodia familiare, insistente, ascoltata nel dormiveglia, o, per usare un ossimoro, in un dormiveglia vigile, nelle prime ore di un’alba “tenue e dorata”. Si potrebbe parlare di un flusso di semicoscienza, nel senso che i versi assomigliano a un flusso di pensieri, sensazioni, meditazioni, frasi prese di qua e di là, notizie di agenzia, nomenclature da trattato di patologia, etc., un materiale che sembra animato di vita propria e che viene rielaborato in uno stato di semicoscienza, nel quale la mente è appunto non interamente presente e attiva. L’io lirico qui vede “tutta la gente dietro un vetro”, senza riuscire a raggiungerla, rischiando deliberatamente la follia…”

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Addio a Mark Strand

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Perennemente in crisi, la poesia rimanda a luoghi e tempi lontani dalla realtà sociale. E’ pura interiorità e quindi sempre attuale“.
(Mark Strand)

Lutto nel mondo della poesia. Se n’è andato il 29 novembre 2014 Mark Strand, una delle voci più rilevanti della poesia contemporanea internazionale.

Lo ricordiamo con questa intervista realizzata da Luigia Sorrentino all’American Academy di Roma, il 18 marzo del 2011.

Ciao Mark…

INTERVISTA A MARK STRAND
di Luigia Sorrentino

Siamo qui per parlare dell’ opera del poeta Mark Strand, l’opera di un poeta definito ‘della montagna e del mare’, con tratti peculiari che lo differenziano da altri poeti suoi contemporanei statunitensi. Innanzitutto ci dica una cosa… Lei come altri scrittori, si era avviato alla pittura, scoprendo poi, di volersi dedicare totalmente alla scrittura… E’ successo a Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura del 2006, ed è accaduto a lei che nel 1957, a 24 anni, ha deciso di vivere da poeta. Ci racconta com’è andata?

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“Ho sempre letto poesie, sebbene fossi un pittore, ero uno studente d’arte, non ero un pittore vero e proprio, bensì uno studente-pittore, ma, in un certo modo, l’essere uno studente d’arte mi aveva preparato per la scrittura, perché avevo il senso della formalità dell’impresa: prima davo forma alle immagini e in un secondo momento davo forma alla poesia. Deve esserci molta armonia tra la prima linea, quella centrale e quella alla fine, proprio come in un quadro, tutti gli elementi si uniscono. Ho rinunciato alla pittura perché ho capito che non ero un buon pittore, dopo mi sono dedicato alla poesia, ma non ero un bravo poeta. Ma ho sentito che avevo la possibilità di migliorare come poeta. Ci sono stati anche altri motivi. Nella mia famiglia i libri erano molto importanti, mi sono spesso sentito inadempiente come lettore e inadeguato come scrittore. E improvvisamente ho sentito il bisogno di compensare questa inadempienze e questa inedeguatezza scrivendo. E’ iniziato come un modo per rispondere ai desideri e alle speranze dei miei genitori.”

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