Andrea Gibellini, “Le regole del viaggio”

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Sebastiano Vassalli, “L’oro del mondo”

l'oro_del_mondo«Viviamo per quelle poche pagliuzze di felicità che rimangono in fondo alla memoria come l’oro sul fondo della bàtea»: sulle rive del Ticino i cercatori d’oro sperano di scovare nel fiume un poco di fortuna e lo fanno accanto a bracconieri, ambulanti e barcaioli. Così, in una specie di frontiera americana alla Mark Twain, tra la città di Milano e la pianura del Piemonte, tutti tentano di voltare le spalle alle macerie del conflitto appena finito. Li osserva un giovane Huckleberry Finn padano, il protagonista dai tratti autobiografici di una storia emblematica dell’ultimo dopoguerra, quando gran parte della popolazione al nord soffre la fame, bestiario umano di opportunismi, odi, sacrifici e speranze. Torna uno dei romanzi più belli dell’autore della Chimera con un testo inedito in ricordo di Giulio Einaudi, l’editore che scelse L’oro del mondo tra gli ultimi libri voluti da lui personalmente nella non più sua casa editrice. Questa narrazione picaresca (che apre squarci su epoche e piani diversi con temi come l’eccidio di Cefalonia e i compromessi dell’industria culturale e letteraria) va alla ricerca del carattere nazionale degli italiani individuato nelle contraddizioni di quegli anni quando il Paese è ancora diviso e invischiato tra fascisti e antifascisti anche se «il limite tra il giusto e l’ingiusto non è mai cancellato». Continua a leggere

I “Canti Orfici” cent’anni dopo

 

campana_foto[…] “venuto l’inverno andavo a Firenze al Lacerba a trovare Papini che conoscevo di nome. Lui si fece dare il mio manoscritto (non avevo che quello) e me lo restituì il giorno dopo e in un caffè mi disse che non era tutto quello che si aspettava ma che era ‘molto molto’ bene e mi invitò alle Giubbe rosse per la sera… per tre o quattro giorni andò avanti poi Papini mi disse che gli rendessi il manoscritto ed altre cose che avevo, che l’avrebbe stampato. Ma non lo stampò. Io partii non avendo più soldi (dormivo all’asilo notturno ed era il giorno che facevano le puttane sul palcoscenico alla serata futurista incassando cinque o seimila lire) e poi seppi che il manoscritto era passato in mano di Soffici. Scrissi 5 o 6 volte inutilmente per averlo e mi decisi di riscriverlo a memoria…”

Dino Campana (1913) Continua a leggere

A Marradi, in memoria di Dino Campana

Marradi (Firenze), nell’alto Mugello, celebra l’ottantesimo anniversario della morte del suo cittadino più illustre, il poeta Dino Campana, l’autore dei “Canti Orfici”. Per la ricorrenza (il poeta scomparve a Castel Pulci il 1 marzo 1932), il Centro Studi Campaniani ha organizzato, con il patrocinio del Comune di Marradi, il primo concorso studentesco di poesia intitolato “Il paesaggio e la natura in questa linea severa e musicale degli Appennini”.

Il concorso, riservato quest’anno alle scuole dell’istituto comprensivo “Dino Campana” di Marradi Palazzuolo Sul Senio e dell’istituto comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Firenzuola, è stato indetto dal Centro Studi Campaniani con l’obiettivo di divulgare e valorizzare la vita e l’opera di Dino Campana e di svolgere un’attività di sensibilizzazione affinché le giovani generazioni apprezzino il valore della poesia e in particolare recepiscano il significato e il messaggio di uno dei piu’ grandi poeti italiani del primo Novecento. Continua a leggere