Francesca Serragnoli, (senza titolo)

Francesca Serragnoli / credits ph. Lucrezia Figatti

La profondità del lago mi fissa
la superficie vibra battuta da un ventaglio
come il salice vorrebbe sfiorare l’acqua
la mia ombra s’inclina
l’infinito è quel centimetro enorme
sgualcito dove la vita
abbassa la testa per passare

nella stanza l’arazzo lava i miei colori
come un panno che mani bianche
alzano e abbassano da un cesto
scendere ricorda i movimenti di una culla
risalire ha la bruciante paura dell’acqua
di evaporare, diventare niente

il mare trattiene le gambe fra le braccia
il sole scuce la rosa del volto
come l’orlo increspato di un vestito
l’onda è vapore, salsedine
goccia che riconosce una spalla non sua
l’oro blu della quasi notte, nient’altro
dà al fiore l’ultimo tremito.

Francesca Serragnoli, (senza titolo)


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Gianluca Furnari, (senza titolo)

GIANLUCA FURNARI

Allegro, Andante… entrammo nei miracoli:
la pietra scesa dai cavalcavia
tramontò sotto un verso –
dove credeva il male di arrivare e l’epoca
presente, le maree? ma tu eri nato
per questo, per discernere le foglie
vecchie le foglie verdi
così commiste.

E si era al nono mese
già dal concepimento del sereno,
da noi sotto il diluvio –

qualcuno disse: «è bene che le stringhe
scompaiano, che perdano esistenza –
bene che tu apra la pupilla, il corpo
goffo che viaggi, miri l’universo.»

E fu così: nascesti.

Il resto è tramontato sotto un verso.

Gianluca Furnari, inedito

 

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Tiziano Broggiato

Tiziano Broggiato, credits ph. Dino Ignani

Novilunio

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Il ronzio di fondo, uniforme,

di condizionatori o caldaie

che in albergo di notte depista

e confonde le lacerazioni del corridoio

( commiati, risa e porte tirate )

è una morbida coperta

che mi rimbocco fin sugli orecchi.

Ora, la paziente memoria in attesa

In un angolo della stanza, può

avvicinarsi e confidarmi il suo

punto di vista.

Avrò così conferma della striscia di sole

vista ondeggiare tra le fibre di questa

seconda domenica di febbraio,

dell’incantesimo sortito dall’omelia

dell’officiante nordico…

 

… del suono della sua voce

In lenta fuga.

 

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Maurizio Cucchi

LA MADONNA DEL TOMBINO

Su fondo rosso smangiato, in rue
de la Providence, antica, o forse solo
in rue Saint-Hospice. Un volto di donna,
un malinconico volto d’incanto, assorto,
gli occhi rivolti al basso, al vicolo
che va, intenta non so a quale
delicato gesto quotidiano … Il braccio,
il polso, la mano allungata, il bianco
del velo madonnale, il panneggio…

Ma quando poi torno a cercarla,
io non la trovo più. Niente.
Come un sogno dissolta,
come mai esistita, e nemmeno, di lei,
una minima impronta. La pioggia,
forse, o la sorte comune del bello
venuto dal basso, da povere mani
sapienti e ormai sciolto, scivolato,
inutile acqua lì sotto nel tombino. Continua a leggere

Davide Rondoni

Davide Rondoni

 

La bellezza interamente ferisce
attrae la vita da dove si era nascosta

la raccoglie come acqua nel palmo
delle sue mani di fuoco

mi vedono di spalle uscire nel buio del giardino
pensano deve fumare

e invece devo piangere, piangere
finalmente da morire

contro il petto della notte
mia vastissima madre…

Se non ti avessi incontrato
non sarei arrivato qui così

Roma davanti agli occhi lucente in rovine
le stelle a miriadi sulla testa

nel cuore il tuo nome al centro
di una smisurata, di una
immeritata festa

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