Franco Buffoni

Franco Buffoni credits ph. Dino Ignani

Montale sul Titano

 

Fu Scelba ministro degli Interni

A bloccare nell’autunno del cinquanta

Ogni accesso stradale a San Marino.

Avevano aperto una casa da gioco coi croupier

Italiani, e l’Italia non poteva tollerarlo

A dieci minuti da Rimini.

Con parte dei denari introitati

Le autorità del piccolo stato

Indissero anche un premio di poesia,

Un milione di lire al vincitore

Che risultò il Montale cinquantenne

Della prima draft della Bufera.

Delle tre copie del dattiloscritto

Oggi ne resta una in Sala Falqui

Alla Nazionale

Una carta carbone che leggo in anastatica,

Perché Montale con tutta la giuria

Il pomeriggio della premiazione

Venne bloccato dalla polizia ai piedi del Titano.

Ma Eusebio non si diede per vinto

E a piedi attraverso i boschi risalì

Il fianco scosceso del monte

Giungendo inzaccherato all’agognato finisterre

Del milione con la giacca strappata,

Per quella che rimase la prima

Ed anche l’ultima edizione

Del Premio di Poesia di San Marino.

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Sergio Pasquandrea

Sergio Pasquandrea

Convergenze
(Tiziano, Venere di Urbino)

A metà della larghezza a un terzo
dell’altezza – in perfetta proporzione aurea –
la mano accarezza il pube
e in quel triangolo d’ombra tutto converge

la luce oscura dei velluti la diagonale
dorata della carne l’inutile stanza
affacciata su un tramonto invisibile
– il ronzio ridicolo della vita –

e nient’altro dicono i suoi occhi neri
se non l’esilio la tenerezza crudele
dei capezzoli la pelle intangibile
il groppo morto dei desideri.

 

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Vladimir D’Amora

Vladimir D’Amora

muore nei lessemi
nelle giunture spesse d’imbarazzati fondi muore
la parola che indietro si voltI e infranga il niente

vorace abulica è niente e non dà
misura la parola specchio allo scartavetrato cuore

e intatto partitamente – luce che figlia la luce –
in questi oggi ove tornano i bambini a una magia
adusi senza un biglietto: e
condizionatamente – guerra tu figli

parola in guerra – mano lingua
piede parto indissociabile sia
il corpo da un posto puro molto muto

e sfogli
la terminata sequela dei soli e dei pezzi i nomi
come derelitti resti di un’immaginosa
casa ma quale
segno è intimo di una cosa
è padre?

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Biancamaria Frabotta

Biancamaria Frabotta Credits ph. Dino Ignani


Fronte retro

La tua anima – insisteva
come se io ne avessi
una, una sola, blindata
in un sicuro abitacolo.
E il corpo è così mutevole!
Dammi – tempestava – spazio
come se l’Io splendidamente
ne disponesse, dimmi se annusi
del tempo l’odore. Sensazioni
obsolete, imperanti.
Distonìa del vivente
un corpo corruttibile
aporìa del credente
la resurrezione dei corpi.

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