Paolo Valesio, “Esploratrici solitarie”

“Le esploratrici non sono personaggi dentro le poesie, ma le poesie stesse: che avanzano caute e sole – ciascuna di esse è responsabile soltanto per sé – in un territorio sconosciuto. Mi viene in mente un termine tecnico – e poetico, e drammatico – che si mantiene dal Medio Evo fino alle due Guerre mondiali: Enfants perdus. Che non sono certo “Bambini perduti” (la connotazione fiabesca non c’entra nulla), ma “Ragazzi persi” o “dispersi”. Una volta (ma forse ancora adesso…) pare che fossero semplicemente ragazzi che prendevano a sassate i soldati e i macchinari nemici; poi divennero piccoli reparti militari o semi-militari impegnati in operazioni di sabotaggio o di estrema difesa; soldati, appunto, dati per perduti in anticipo, dentro la strategia generale della battaglia. (Del resto, gli enfants perdus sono, in un senso estremo, truppe scelte.) Queste poesie, dunque, sono esploratrici così avanzate da aver abbandonato il contatto con il grosso dell’esercito (cioè con una tradizione poetica di base). Mirano semplicemente a raccontare la loro propria, irriducibile, storia; e parleranno per se stesse. […] Vedo questa raccolta come un libro in quanto, prima di tutto, vi è in esso una sorta di narrativa, di trasferimenti da luogo a luogo (paesaggi che si specificano in città e si concentrano in dimore); ma soprattutto, libro in quanto questo insieme di poesie si attua come discorso, di volta in volta ricominciato e ri-definito come serie di “squadrate” costruzioni metriche – in un continuo gioco di stasi versus movimento.”

Preghiera della torera, 1

Per Pedro Almodóvar
(Hable con ella)

Ti aspetto inginocchiata sull’arena
prego le mie mammelle
costrette nel corpetto
prego le mie spalle larghe
sotto lustrini e mostrine.
Ecco irrompi, toro – locomotiva
della coscienza esterna e schiacciante. Continua a leggere

Alberto Bertoni, ZANDRI (Ceneri)

Alberto Bertoni a Poesia Festival / photo© Serena Campanini

Per la prima volta Alberto Bertoni in quest’opera (Book Editore, 2018) sperimenta in poesia interamente la lingua dialettale modenese. Un’opera raffinata, uscita nella collana  diretta da Nina Nasilli. Il poeta si concede per la prima volta e  in modo naturale alla lingua madre della sua terra d’origine. La postilla è di Fabio Marri.

Continua a leggere