Andrea Gibellini

Andrea Gibellini

Planetario

L’arte bizantina era tutto.
I mosaici sono ricamati

come fili nostalgici di un cielo
turchese. In una notte d’inverno

osservando il cielo blu cobalto
quasi nero con dentro ogni

colore ti senti d’essere sospinto
dentro un planetario

dove puoi disegnare
l’oracolo delle stelle. I mosaici

come eterni nel crepuscolo
del riposo eterno di Galla Placidia

e le stelle minute dove mai
rimanemmo delusi

sono un firmamento dagli occhi chiusi.

Come dipingere il blu,
la cornice delle stelle

trasformare tutto in un idillio
senza tempo?

I cervi si abbeverano
ad una sorgente

sconosciuta. L’erba
è destinata. Il vento

copre la situazione presente.
Nessuno va e viene.

Il luogo è deserto,
dentro non c’è tempo

che possa intervenire
nell’ansia delle stelle.

«Nel ritrovare la luce,
il colore dei mosaici». Continua a leggere

L’autobiografia di J. W. Goethe

Giovedì 20 settembre 2018, ore 19.00

Museo  Biblioteca  Foyer italo-tedesco
Via del Corso 18 | 00186 Roma (Piazza del Popolo)
www.casadigoethe.it

Presentazione libro (in lingua italiana)
J.W. GOETHE. Dalla mia vita. Poesia e verità

A cura di Enrico Ganni. Introduzione di Klaus-Detlef Müller
Collana I Millenni, Einaudi 2018
Intervengono
 ENRICO GANNI e
 VALERIO MAGRELLI
Lettura di LORENZO PROFITA

In collaborazione con Giulio Einaudi editore

L’autobiografia, scritta in tarda età, copre gli anni giovanili fino al 1775. E’ ambientata per la maggior parte in una Francoforte che sembra una città mediterranea, con la gente che vive per strada nei dehors abusivi costruiti davani ai portoni delle case. E anche casa Goethe ha qualcosa di italiano, non fosse altro perché il padre l’italiano lo sapeva leggere e l’aveva fatto studiare alla moglie e ai figli.

Attraverso i mille incontri e frequentazioni Poesia e verità è anche l’affresco di un’epoca esaltante, fra Illuminismo e Sturm und Drang, di tutta la cultura europea. Continua a leggere

Eugénio de Andrade, “Ascolto il silenzio”

Eugénio de Andrade

Ascolto il silenzio

Ascolto il silenzio: in aprile
i giorni sono
fragili, impazienti e amari;
i passi
minuti dei tuoi sedici anni
si perdono per le strade, ritornano
con resti di sole e pioggia
sulle scarpe,
invadono il mio dominio di sabbie
spente,
e tutto inizia ad essere uccello
o labbra, e vuole volare.
Un rumore cresce lentamente,
oh, lentamente
non cessa di crescere,
un rumore di palpebre
o petali
sale di terrazzo in terrazzo,
scopre un giorno
di ceneri con vestigia di baci.
Un solo rumore di sangue
giovane:
sedici lune alte,
selvagge, innocenti e allegre,
ferocemente intenerite;
sedici puledri
bianchi sulla collina sopra le acque. Continua a leggere

La poesia di Alberto Bertoni

Poesia Festival 2017 Sabato a Vignola l’Alzheimer : la malattia, la cura, ……. photo© Serena Campanini

Per l’altrove quotidiano
di Marco Marangoni

Ormai dopo la pubblicazione di tutte le poesie, in lingua italiana (Poesie, 1980-2014 , Nino Aragno Editore, Torino, 2018 ), nonché di tutte le poesie scritte in dialetto modenese
(Zàndri, Book Editore, Ro Ferrarese, 2018), e tenendo conto sia della terza edizione di Ricordi di Alzheimer ( Book editore, Ro Ferrarese, 2016), sia della plaquette, Ricordi e cromosomi, uscita da Stampa 2009 (Azzate, VA, 2018), la poesia di Bertoni si presenta come un vertice di ricerca espressiva oltre che di consapevolezza teorica. Molto utile per accostare i testi è tra l’altro la diretta riflessione critica con la quale l’Autore ha sempre accompagnato il proprio lavoro lirico, e che si può apprezzare anzitutto a partire dalle annotazioni presenti nei libri citati.
Poeta, dal punto di vista generazionale, degli anni ’80, Bertoni condivide con autori usciti in quel decennio, e registrati in sede critica da Roberto Galaverni (Nuovi poeti contemporanei, Guaraldi, Rimini, 1996) l’interruzione del flusso utopico. Tutta la poetica del progetto-desiderio, dalla neo-avanguardia a La parola innamorata– antologia voluta non casualmente da A. Porta – sembra appannarsi presso i nuovi poeti degli anni ‘80. Il neoliberismo imperante che di lì cominciava e il sentimento di decentramento dalla “storia” hanno prodotto sul piano lirico un soggetto linguistico spaesato, del “dopo” – Così Bertoni: “A ogni costo, stasera/ rendiamo dialogiche le dissonanze/ perché la coscienza infelice diventi felice ma/ manca il minimo senso e cosa stai a fare, cosa/ hai paura di dire, cosa…”, da Le cose dopo (1999-2006), ora in Poesie ( 1980-2014) , op. cit. p. 56. –
E si aggiunga che con il senso di posterità, anche per la revoca del mandato sociale del poeta come in generale dell’intellettuale, la poesia fiorita in quella decade retrocede ad un sentire primonovecentesco, di “crisi”, di età dell’ansia, e dunque a maestri che pongono l’accento sull’assenza, sui vuoti: da Montale, a Caproni, a Sereni. Insomma la “cosa” politica o metafisica, comunque intesa, appare impraticabile: “Res amissa”. E In particolare per Bertoni, che scrive “questo lungo/ scolorare d’Occidente in grigio chiaro” (Poesie 1980-2014, op. cit., p.59), anche Gozzano è un classico di fondamentale riferimento. Continua a leggere

Alessandro Moscè, tre inediti

Alessandro Moscè

LE OMBRE PARLANO

(inediti)

A Franco Loi, il poeta dei giorni minimi

Mio caro Franco, divino testimone del bene
chiuso nella tua camicia sacerdotale
e nelle parole di angelo scese dai cornicioni,
ti interpello con il termometro sotto braccio
perché tu sai che i pazienti stringono il pugno,
che nel grigio intravedono l’oro,
che leggono rotocalchi rosa e poesie strazianti
come fiutassero l’aria gelata delle sale operatorie
e le bollicine degli antibiotici endovena.
Ma la salute è ancora un dono d’amore?
Quelle nevicate a Milano, negli anni Cinquanta
forse ti mancano se a te l’amore
fa riaffiorare la giovinezza nelle braccia
quando il malessere sale dal secondo piano
e scende nel vociare degli ascensori.
Sappiamo solo guardarci
dal fondo degli occhiali o dei bicchieri,
sorseggiare un thè freddo
in un viaggio immobile nell’inganno di luglio
dove non bastano più i versi
a farci coraggio dopo le parole mediche
se l’anziana urla d’ansia, assediata
da una porta che si chiude a scatto
e da un codice rosso incollato alla lettiga Continua a leggere