Mariachiara Rafaiani, “Dodici ore”

di Tommaso Di Dio

Dodici ore è l’aspro resoconto di una felice parzialità. Dodici sono infatti le ore che formano la metà di un giorno e dodici è numero che si impunta su di una soglia e spartisce, per un giorno solo all’anno, la faccia in luce da quella in ombra. Il numero dodici sembra ricordarci che c’è una zona visibile e un’altra oscura, incosciente e perduta, dove tutto può accadere e dove ogni trasformazione trova il suo invisibile inizio. Nondimeno, il numero dodici, fin dalle più antiche tradizioni, è legato alla completezza, alla perfezione: dodici è il numero di chi trova compimento. Dodici sono le tribù che formeranno un popolo, dodici gli amici che saranno testimoni di un dio bizzarro che volle farsi carne e dodici sono i mesi che chiudono un anno come anche le case delle stelle che fin da Babilonia e dalle civiltà dell’Indo indicarono il ritorno del tempo. In questo numero c’è la gioia della perfezione, la festa della totalità; eppure, al contempo, in esso si annida il senso della parte, della partizione, di ciò che, diviso, scorre.

Con questo libro, siamo di fronte ad un esordio, ad una prima prova che non vuole dissimulare mai, neanche per un momento, il suo essere opera integrale di una giovinezza che ancora dura. Una poesia, quella della Rafaiani, che si dichiara programmaticamente in cerca di intensità; che del tempo cerca il picco, la vertigine: il momento quando il tempo sembra si annulli e si viva una vita ironicamente infinita («Il nostro tempo è infinito, buon viaggio», p. 13). Pregio e al contempo suo limite, pagina dopo pagina, si procede fra momenti apicali. Continua a leggere

Luca Minola, da “Pressioni”

Da Pressioni di Luca Minola

*

Dietro le porte, prima di ogni giornata
sempre, appena un battito.
Stanze profonde dove entrare,
soste di colore.
Trattenere un respiro sarà facile
e incredibile, sporcherà il latte di buio.

Mani più vicine: luci possibili, dipinti.
Strade inconcluse dirai,
case private del loro fuoco.

*

Sarei il sogno a te presente,
l’azzurro spinto al massimo
e saprei che l’anima è cercata.

*

Le acque migliorano di molto
se chiamo o se resisti al telefono.
Per fissazione, l’inascoltato
si regge su elementi di musica.
La materia macchia, esce, avvolge il giorno.
Non c’è nessuna energia nelle ostilità:
i pomeriggi sono pieni di apparizioni,
polveri sottili.

Impercettibili aquiloni segnano il caldo,
i numeri imprecisati di un contatto.
Si segnalano con l’amore delle massime.

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Millelibri, la prima libreria di poesia


di Bianca Sorrentino

A Bari la rivoluzione gentile si compie per mezzo dei versi: al di qua della ferrovia, in un quartiere popolare – San Pasquale –, tra botteghe che resistono e cinema abbandonati, in una strada che già nel nome svela aneliti eroici – Via dei Mille –, da un mese una piccola libreria indipendente intona il suo canto di libertà. Sugli scaffali di Millelibri i protagonisti sono i volumi di poesia, classici e contemporanei, antiche edizioni introvabili e pubblicazioni fresche di stampa, usati a basso costo e tirature pregiate; d’altro canto alla narrativa è dedicato uno spazio decisamente secondario. Da lettrice appassionata, Serena Di Lecce, ideatrice del progetto, ha così deciso di sopperire a una delle difficoltà con cui abitualmente si scontrano gli amanti dei versi: l’irreperibilità dei testi, legata a quella crudele – o forse presunta? – legge del mercato secondo cui la poesia non vende.

Perché allora non sovvertire lo schema, con l’audacia di un’operazione semplicissima? Probabilmente la poesia ha le carte in regola per vendere, se le si dà spazio e voce, se la si propone con cura e dedizione, come fa Serena, che evita gli snobismi e accoglie nei suoi altri mondi studenti più o meno giovani, incuriositi da questa terra di confine dal civico sbiadito – quasi che per giungervi sia necessario compiere una propria, personale odissea. Pur consapevole del rischio dell’impresa, la libraia si illumina mentre ripone sulla mensola del mobile appartenuto a suo nonno gli Epigrammi di Marziale, in un’edizione Guanda del ’75, e con ardore ripercorre la vicenda letteraria ed esistenziale di Ada Negri, illustre dimenticata. Per ogni volume Serena ha una storia da raccontare, dediche, autografi, lettere ripiegate che dicono di amori e di altre vite infilate tra le pagine di un libro.

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