La poesia di Stefano Dal Bianco

Stefano Dal Bianco

Il filo

Camminando per la mia stradina al buio
ho attraversato un filo
di ragnatela, e me ne sono accorto
perché l’ho attraversato con la faccia
mentre camminavo.

Così mi accorgo sempre
quando un altro filamento mi attraversa,
ben diverso, anche se ora non ho tempo
di spiegare cosa sia, adesso,
che mi fa concentrare su qualcosa
di molto più importante,

però questo secondo filo
mi attraversa veramente
da parte a parte, e non importa
che ora non sia importante.

***

Come si riferisse a un vento che ora non c’è
sembrava avesse senso
la preghiera del castagno tra i castagni,
di una vita nel tempo dispersa e
presente lì nel varco
tra le fronde che apre alla campagna.

Ma come sarebbe se il vento
che ora non c’è non avesse
vegliato su noi sulla nostra, preghiera
di farci stare qui
in vista di un castagno
che si sporgeva alto tra i fratelli.

***

Adesso l’ombra mia e del lampione spento si confondono
una sull’altra, e vanno sull’alloro.
Quando il sole era alto
hanno potato e abbassato la siepe
ma la sua carne fitta
la sua densa sostanza proietta
di sole in sole sempre su se stessa
l’identica figura
covandola nel fondo
in sua semenza scura.

***

Spazza la terra oggi meravigliosamente il vento
e mi porta con sé, se non mi atterra.
Può darsi sia pericoloso uscire
per via dei rami che cadono schiantandosi,
ma il rombo che si insinua per le strade
quando si placa temporaneamente
lascia una specie di attesa,
di sospensione nell’insidia
che corre il rischio di convergere
in attenzione a sé,
sempre che la paura si trasmuti
in temerarietà, e poi in onnipotenza
e poi in quella strana pace
che hanno gli animali
quando ritraggono gli dei
e qualche volta noi. Continua a leggere

Due inediti di Iole Toini

Iole Toini

Un Oh basterebbe

Dopo la prima curva, all’ingresso del sentiero,
punture gialle di fiori mi svegliano.
Il becco della terra si schiude. Ciuffi d’erba
guizzano come pesci intorno ai sassi. I sassi
zigzagano fra cespugli di pino mugo e
rododendri. I piedi sono cavalieri in groppa al
verde.

In alto, gruppi di gracchi – indocili come tutto in
questo luogo – si allungano in vasche d’aria.
Nessuno è solo qui; tutto gorgheggia in
un persempreamore.

Senza l’ingombro di pensieri ogni cosa è
rivelata.
Ma sono i tentacoli di una lumaca che
squittiscono da un muretto a secco a esplodere
piena la gioia che si infilza in ogni punto visibile
e non visibile.

La bocca inghiotte ed è inghiottita – dentro
le asole dei larici, nei ronfi dei
gufi, nei trisavoli dei ceppi dei pini.
È vero quindi, si può toccare Dio e la sua
altitudine.

Da sopra la testa, i massi più grandi tengono
d’occhio ogni cosa con un mirino tanto potente
quanto – forse – scarico di miccia.

La fiamma della cima è ancora lontana e io
arranco dicendole vuoi essere mia amica?

Qui niente è complesso, tutto fonde in sé e in
altro da sé travasa; e la luce e i fili d’erba e me
siamo sui bastioni a chiamare, a larghe braccia:
avanti! Continua a leggere

In memoria di te, Assunta Finiguerra

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Il 30 Maggio del 1946 a San Fele, piccolo paese della zona del Vulture, in Basilicata, nacque una delle più importanti poetesse in lingua dialettale che la Letteratura contemporanea riconosca: Assunta Finiguerra. Continua a leggere