In memoria di te, Ermanno Krumm

 

krummA dieci anni dalla sua scomparsa, ritorna nelle librerie italiane, Ermanno Krumm con le sue ultime poesie, In un mare di luce (I quaderni de la Collana, Stampa 2009, 2014).

Non leggevamo più i suoi versi dal 2005.

Eppure Ermanno Krumm aveva pubblicato con Einaudi tre importanti libri di poesia: “Novecento”, “Felicità” e “Animali e uomini” e l’ultimo, “Respiro” nel 2005, con Mondadori. Scriveva per il Corriere della Sera nella pagina culturale dedicata all’arte. E’ stato uno dei migliori critici che abbiamo avuto. Sebastiano Grasso scrisse di lui: Krumm «narrava e coglieva la poesia insita in ogni dipinto, in ogni colore».

Gli ultimi versi di Ermanno Krumm, sono ancora poesie d’amore, quasi una continuazione tematica della raccolta “Animali e uomini”,  versi nei quali, come scrive Maurizio Cucchi nella prefazione, l’uomo e l’animale si incontrano ancora, in una fase ultima della vita. Continua a leggere

Gandolfo Cascio, su “Olimpia”

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Il compito del poeta è quello di darci la mano
di Gandolfo Cascio

Ολυμπία è la città che organzizzava e dove si svolgevano i giochi olimpici. Olimpia era, però, anche sede di templi e teatri, fatto che testimonia che fu anche luogo di culto e di una certa importanza culturale. Il locus è, cioè, allo stesso tempo un luogo chiuso, conclusus, ma anche aperto ad accogliere chi arriva da fuori – purché con uno scopo bene preciso –. Certo che Luigia Sorrentino è consapevole di questa realtà e pare che vi si sia avvicinata con determinazione e senza insolenza. Già da una prima lettura si nota come l’approccio sia cauto e rappresentato in forma di ‘progresso’, dell’avanzamento verso, e attraverso, degli spazi reali: ‘L’antro’; ‘L’atrio’; ‘Il giardino’; ‘Il lago’. Questi luoghi si attraversano in modo, diciamo, orizzontale, per poi superarne i confini per poi scendere (‘La discendenza’). Continua a leggere

Sonia Gentili: Il grado zero della Letteratura

Letture
a cura di Luigia Sorrentino

di Sonia Gentili

Nel Grado zero della scrittura (1953) Roland Barthes (nella foto) individua la crisi della letteratura divenuta codice e tradizione nel suo scontro con la realtà. Questo scontro determina la regressione della scrittura al suo «grado zero», cioè «ad una forma priva di retaggio»: ciò avviene, dice Barthes, nella «scrittura bianca di Camus» e nella «scrittura parlata di Queneau». Se si riconsiderano oggi, a sessant’anni di distanza, i due tipi di dialettica tra scrittura e realtà indicati da Barthes in Camus e in Queneau (Fotro sotto), vi si riconoscono due strade, maestre ed alternative, percorse dal Novecento letterario. In Camus l’elemento di realtà che segna le colonne d’Ercole della scrittura non è la parola quotidiana, ma il silenzio. La luce mediterranea che vivifica e distrugge, il silenzio vitale col suo carico di morte corrodono il linguaggio e fanno retrocedere la scrittura al di qua della tradizione letteraria, cioè nella preistoria del mito: quella di Camus è una voce iniziale, poetica e gnomica, che ha lo splendore scabro della pietra. All’opposto, in Queneau la realtà si dà come evidenza del quotidiano, e la scrittura è «parlata». Si tratta dello stesso bivio rappresentato all’epoca, in Italia, da Pavese e Calvino. Continua a leggere