Opere Inedite, Ivanoe Privitera

Ho conosciuto Ivanoe Privitera nel 2001 a Rainews24 dove lavoro. Ivanoe in quell’anno seguì un breve stage a Rainews24 e aveva già pubblicato il suo primo romanzo“Il cuore di Purcell“. Fu proprio in quel cuore che ci incontrammo. Nel solco di un destino che imponeva al giovane Purcell – protagonista del suo romanzo – di sentirsi da adolescente, in uno stato di privazione e di mancanza… nel cuore cioè di chi si accinge a compiere i primi passi per accedere al mondo dell’amore e del dolore. 

Ivanoe, dal 2009 titolare di una Marie Curie Fellowship biennale in Papirologia all’Università di Oxford, oggi mi scrive: “La poesia sveste la mia interiorità, è rifugio e consolzione mai vana, lungo un cammino che dal passato conduce al futuro. Nel comporre mi affascinano l’immediatezza del potere evocativo delle immagini, il ritmo del verso e le figure retoriche di suono. Spesso basta una singola immagine o un semplice accostamento di parole per intraprendere un’elaborazione formale all’insegna della ricerca fonetica e linguistica.”
di Ivanoe Privitera

Alla ringhiera

Non suono di voci,
non crepitio di fuoco,
ma vaghi iridati colori.
All’imbrunire
anche la mia giornata
pare acquietarsi
nei tenui riflessi
dell’ultimo sole.
Dietro la ruggine
di una ringhiera
ne ripercorro le ore
in un momento
e per un momento sembra
più lieve l’affanno,
docile nella dimenticanza.
Ma subito la notte
ammanta l’orizzonte
con la minaccia
racchiusa nel ritorno dell’alba.

*

Quel riflesso

Chissà se è vero
quel riflesso
che lotta contro il vento
all’orizzonte
e non sa scalare
la vetta del monte
né adagiarsi
sul fondo del mare.
Forse un’orma da seguire
lungo la scia degli aquiloni,
una nave che attracca
sicura del suo porto.
O forse il passo
di una danza sinistra,
la lama di una condanna.
Di più non so dire,
ora che solo giunge
ai miei occhi
un timido spicchio di luna.

 *
Questo silenzio

Non si muove e non ama
questo silenzio,
non ascolta.
Quel mare senza scogli
non tornai a vedere,
né cicale né primule
o viola di glicini
tra i profumi di maggio.
Rime note,
ma nessun treno
ad indicare il ritorno.
Chi fossi allora
potrei dire,
forse solo il riflesso
di ombre cinesi.

*

Talora tace ma non annega

Talora tace ma non annega
quel ricordo.
Svela quello che non accade,
ben custodito dietro le porte del sogno
che ha dipinto l’assenza,
intrappolato tra punte di stalattiti
a vagheggiare il suo altrove.
Quello che non accade
non ha sospiri pazienti
di albe assolate,
non più voce,
non più sembianze,
come il fiore che il vento
trascina tra le lapidi
quando la sera è brumosa.
È dolore senza meta
che di sé non sa dire
e su di sé si aggroviglia
sommerso,
specchio del passo
da cui nulla traspare
se non il riflesso
di un sospirato spiraglio.
E la luce antica di un faro
oramai neppure si indovina.

Ma tu di questo non ti curi
perché non sai
e con mano ferma
continui a tracciare
il tuo disegno
senza voltarti.

*

Lontano è l’approdo, fratello
A G.

Lontano è l’approdo, fratello,
nascosto dietro rami intricati
di spiagge deserte.
Insperato ogni appiglio
ad una terra desolata,
lambita da un mare ignoto,
là dove arde la montagna
non visitata da altri
che dal vento.
Ma non divergono le nostre strade,
si incontrano quando leggi
i miei occhi
come simboli mai decifrati
e ne scopri gli intenti
come i riflessi di un talismano.
Muta la prospettiva
e la tua voce giunge
ad indicarmi la via
che non vedo
neppure al diradarsi
delle ombre.
Lontano è l’approdo, fratello,
ma ti ho accanto,
come quando,
chiamando il tuo nome,
ti dissi di me
e fui al sicuro.

Tornerà quel sole

Tornerà quel sole
che raccoglieva
le nostre preghiere.
Tra i riflessi del tramonto
c’era anche il tuo volto.
Scivolava senza che potessi
afferrarlo, per quanto in esso
tentassi di specchiarmi,
da lontano,
come nel fondo del pozzo
che di nero soltanto
riluce.

Ed ancora oggi non vedo
chi sono e non vedo
chi sei:
tanto fitto di rovi
è l’orizzonte.

 
*
 

Quella conchiglia

Nascondeva davvero il mare
quella conchiglia,
ripulita con cura,
lucidata
come un gioiello prezioso,
dono della burrasca
di novembre.
Pareva vero quel fruscio
che tardava a spegnersi,
boato ai miei orecchi
di bambino.
Vero come le tue parole,
vero come il tuo sorriso
lontano, madre.
E quel gioco bastava,
come un sorso d’acqua
nell’arsura dell’estate
o un alito di vento
a spezzare la bonaccia.

 

*
E ritorno ad una porta

E ritorno ad una porta
aperta sulla strada,
la porta che sentì
i passi del tuo arrivo
al filtrare dei raggi del tramonto.
Una porta di legno vecchio,
cigolante già allora,
barriera a corse di bambino.

E ritorno ad una porta
chiusa sul futuro
senza chiavi
ai suoi serrami.
È ancora lì,
alta sugli scalini
come un totem sulla vetta,
la porta della tua partenza.
*

Ingranaggio inceppato

Ingranaggio inceppato
è anche questo giorno
che si consuma
al ritmo di cerchi
concentrici sull’acqua.
E sul fondo solo l’ombra
tremolante
di un salice piangente.

 


È questo il giorno

È questo il giorno
che ancora condividiamo
come pietre opache al sole
che bagnate scintillano.

Ma un giorno il parlare
ci sarà negato
e l’incontrarsi.

Quel giorno apparirà vano il dolore,
vano l’intimo corrispondersi
e perfino quella scorza di sogno.

Ivanoe Privitera è nato il 4 febbraio del 1982 a Milazzo (ME). Ha vissuto a Forlì, si è laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, conseguendo dapprima la Laurea in Lettere Classiche (giugno 2004), poi il Dottorato di ricerca in Discipline Filologiche, Linguistiche e Storiche Classiche (aprile 2008). Da aprile a giugno del 2008 è stato titolare di una borsa di studio presso l’Università di Oxford. Tra il 2008 e il 2009 ha continuato la ricerca accademica, cantato nel coro della Scuola Normale Superiore di Pisa e frequentato un corso di doppiaggio cinematografico, vivendo tra Forlì, Pisa e Roma. Da settembre 2009 è titolare di una Marie Curie Fellowship biennale in Papirologia all’Università di Oxford. Da circa cinque anni studia privatamente canto e tecnica vocale. Nel 2000 ha pubblicato il suo primo romanzo (Il cuore di Purcell, Il Ponte Vecchio, Cesena); nel 2008 la sua prima raccolta di poesie (Il filo del funambolo, Il Filo, Roma), prima classificata alla X edizione (2009) del Premio Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa “Le Muse-Pisa 2000”, sezione A (poesia edita in volume), e insignita del diploma di merito alla III edizione (2009) del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Alberoandronico”.

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Commenti

  1. Poesia apparentemente dalle linee semplici,leggere. L’immagine è acutamente analizzata attraverso un occhio nutrito da una concreta e sincera esigenza di “far poesia”. E questo..piace!
    Saluti,
    Bruno.

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