Opere Inedite, Pietro Pancamo

<< Il mio rapporto con la “musa” è cambiato nel tempo.
All’inizio, ovvero quand’ero piccolo (sui quindici anni se non sbaglio), pensavo che la poesia fosse una sorta di vocazione o “chiamata”. Ricordo che nel mio cervello si formavano versi in continuazione, ad ogni ora, senza che io minimamente li cercassi o “propiziassi”. Adesso la poesia è una delle tante attività che scandiscono la mia giornata di redattore tuttofare, impegnato senza sosta a scrivere liriche e commenti critici o a correggere quelli degli altri, a costruire e-book, a trafficare con file audio di varie estensioni per tirarne fuori sottofondi musicali, interviste o addirittura trasmissioni. Quindi se oggi continuo a buttar giù strofe e componimenti, seppure assistito da un'”ispirazione” non più torrenziale come prima, è per lavoro, per abitudine e perché la poesia è ormai una vecchia amica per me… e perderla di vista mi dispiacerebbe. Anzi, per legarmi a lei in misura sempre maggiore, oltre che scriverla, la leggo. Fra i miei autori preferiti, quelli (come ad esempio Leonard Cohen) capaci di ottenere, nei propri testi, una perfetta fusione fra ironia e dolore>>.
di Pietro Pancamo

AEROPLANO
Se tento
di raggiungere il cielo
la distanza rimane invariata.
M’avvicino
soltanto alle nubi.

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FILOSOFIA
Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l’aria,
descrivendo le pause del nulla
prima che il silenzio
si richiuda.
(Le mani s’infrangono
contro un gesto incompiuto)

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LA FUGA
La voce trasuda parole d’accento piagato
ma è tiepido il grido del tuo respiro,
le piaghe troppo soffocanti
perché tu abbia il fiato d’urlare.

Morire da te
è una fuga troppo leggera
per avere il sollievo.
Così
un pantano di figure
nel cuore
e il giorno s’increspa
a raccogliere il tuo soffio.
——————

FRAMMENTO
A tratti nel buio
la filigrana di stelle
configura
la mia rabbia pensosa:
amore o incertezza, incertezza e amore.

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DANZAI
Danzai nelle viscere di un sentimento
all’ombra de’ tuoi occhi.

Poi l’amore s’irradiò in rivoli di tempo.

«Che sia la vita!», urlava il nostro dio
(o soltanto noi).

Ma si sbagliò (o soltanto noi sbagliammo
perché non c’era
null’altro da fare) e

fu il tempo
(o continuò… )

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SE LA TUA VOCE
Se la tua voce desidera cullarsi
nel mio cuore,
troverò i sorrisi
con la mano di un giocoliere
e i miei minuti saranno il volto di acrobazie
che, da una mano all’altra,
volano fra una mano e l’altra.

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PAROLE DAL SILENZIO
Ricorda il mistero
che fioriva in un sospiro,
dove la morte ha tessuto il nido
come una spiaggia
di parole taciute;
come un barbaglio di sogni trasparenti,
orchestra di anime perdute.

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POETI
Noi che visitiamo carmi di sole
brindiamo con versi e parole.

Scriviamo sorrisi
e sentimenti in codice;

insonni di vita

andiamo sposi

ai nostri occhi.

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Pietro Pancamo (1972) è caporedattore per la poesia dell’e-zine «Progetto Babele» e coordinatore del portale «L(‘)abile traccia» (citato in un libro della Zanichelli). Conduce un programma di poesia per “Pulsante Radio Web”, emittente di Milano. È autore di Manto di vita (LietoColle, 2005). Compare nelle antologie Geografie poetiche (Giulio Perrone Editore, 2005) e Poetando. L’uomo della notte (Aliberti editore, 2009) curate rispettivamente da Walter Mauro e Maurizio Costanzo.

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Commenti (13)

  1. Per me è un onore vedere otto miei componimenti on-line in questo blog. Ringrazio di cuore Luigia Sorrentino per averli pubblicati.

  2. Pietro Pancamo non è soltanto poeta valido, e non sta certo a me, carneade di campagna, sancirne l’indubbio valore come autore. E’, anche e soprattutto, un operatore culturale attento e sensibile, è generoso coi contributi altrui, ignora che cosa siano l’atteggiamento autoriale e il narcisismo, autentiche piaghe trasversali alla moda della scrittura: lontano da lui ogni sciocco paternalismo. E poi valorizza autori sconosciuti, è instancabile, crea ottimi prodotti editoriali. Che dire se non: bravo Pietro, e grazie, e non fermarti !

  3. Sì. “Un perfetto equilibrio tra ironia e dolore”. Il tutto dentro una cornice leggera e delicata come nell’andare “sposi / ai nostri occhi”. Complimenti, Pietro!

  4. Caro Andrea, ti ringrazio sentitamente per i complimenti. Spero di meritarli.
    Sinceramente non so se i miei prodotti editoriali siano ottimi. Di sicuro (e mi riferisco agli e-book, come ai programmi webradiofonici) cerco sempre di costruirli con impegno.

  5. Caro Paolo, grazie mille per l’apprezzamento.
    Sostanzialmente l’ironia serve a sopravvivere. E per fortuna (per fortuna?) non manca mai, visto che è la conseguenza diretta del dolore. Esattamente come l’umorismo (almeno a sentire Mark Twain).

  6. La poeisa di Pietro Pancamo riconcilia il lettore con la bellezza della poesia, facendola apparire quale essa sempre dovrebbe essere: resistenza alle durezze della vita, squarcio nell’ordito preordinato del giorno, acrobazia nei misteri del cuore, con buona pace di quanti tentano di mascherare la carenza di ispirazione con oscure elucubrazioni e supponenti esibizioni di finta erudizione.
    Qui le problematiche proposte sono apparentemente semplici, affondando le loro radici nel vissuto quotidiano, ma le domande che ne scaturiscono hanno carattere esistenziale e pongono ognuno davanti al mistero del proprio viaggio. Ci si accorge così che dietro ogni verso una similitudine inaspettata richiede l’assunzione di un punto di osservazione inusuale e pone interrogativi vitali. Si sente allora il bisogno di tornare indietro e rileggere, per riguardarsi meglio, come in uno specchio, e scoprire somiglianze con il nostro vissuto, poiché anche noi, insieme al poeta, ci accorgiamo che “ogni paese è un fagotto di stelle e di buio”, e che in quel fagotto c’è anche la nostra vita.

  7. Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
    che smette, ogni tanto,
    di pronunciare il vuoto.

    Bellissimo 🙂

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