Arte e Poesia, Silvia Colasanti e Faust

Lunedì 11 luglio alle ore 21.00 a Siena al Teatro Dei Rinnovati di (Piazza Il Campo, 1)  in scena Faust, tragedia soggettiva in musica su testo di Fernando Pessoa commissionata dall’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Prima rappresentazione assoluta.

Gabriele Bonolis direttore, Icarus Ensemble, Ferdinando Bruni attore, Laura Catrani soprano, Francesco Frongia regia. Scene e luci Nando Frigerio. Allestimento Teatro Elfo Puccini. Musica composta da Silvia Colasanti, nella foto.

 

Faust Tragedia soggettiva in musica
(per attore, soprano e ensemble)
di Silvia Colasanti

Si può salvare oggi Faust?
Un connubio indissolubile lega l’intelligenza umana e la rovina ed è in questo dubbio notturno, cupo e sgradevole che si svolge la ‘Tragèdia subjectiva’ del Faust secondo Pessoa.
Al centro di questo allestimento visionario – sorta di drammaturgia musicale dell’interiorità – c’è l’inquietante, affascinante mito della modernità: Faust, l’immagine dell’anelito che ci spinge oltre l’apparenza, l’allegoria dell’anima che nel tormento del sapere si muove e si dibatte, ma anche la sintesi di una cultura occidentale permeata dal mito della razionalità pura, spesso separata da una dimensione emotiva.

Cosa ne è stato del Faust illuminista che, proprio grazie all’anelito alla conoscenza, trova la salvezza nella conquista del Paradiso? In cosa si è trasformato l’ideale goethiano del sapere? Quale la sua evoluzione novecentesca?
Il poema di Pessoa si presenta come il dramma di un’anima, bloccata nel suo nichilismo, nella sua incapacità di amare. Ci rispecchia talmente, questo Faust: denuncia un uomo contemporaneo preda della sua strapotente cerebralità, schiavo della superbia dell’intelligenza, incapace di “sentire” ciò che non riesce a “comprendere”.

Poema delirante, canto di un’anima vuota, questa voce monologante inizia la sua agonia nel 1908, quando Pessoa comincia a darle fiato. In quest’opera inedita, che accompagnò la vita del portoghese fino alla fine, in grado di immergere i nostri pensieri in un magma di parole febbricitanti, frammentate, Faust confessa la propria pena esistenziale ma non è solo: a lui si accompagna lo scrittore, scheggia di un io disunito, eteronimo, incapace di raccogliersi esattamente dentro un’anima singola.
Nella confessione traspare il mondo di Pessoa, la scomposizione interiore ed i vari personaggi facenti parte della sua vita fino a prenderne il posto. Privo del Sé, l’uomo non può far altro che cadere nel vuoto, cedere all’abisso senza tuttavia venirne catturato. In 18 scene, rielaborate partendo dal frammentario poema di Pessoa, quest’opera attraversa e accompagna il solitario protagonista nell’eterna lotta tra l’Intelligenza e la Vita.

Inizialmente l’Intelligenza vuole capire la vita. Ma per Pessoa lo stesso Lucifero non può che proporre a Faust una conoscenza del tutto inadeguata a tale scopo.
Quindi, non riuscendo a comprenderla, Faust cerca di almeno disciplinare la vita, ma anche qui senza successo: si rende conto che i suoi sono precetti inutili e l’Esistenza si prende crudelmente gioco di lui
Falliti i tentativi di capire e di ammaestrare la vita, Faust brucia i suoi inutili libri e cerca di adattarsi alla vita attraverso l’amore. Ma Faust non è educato né propenso al sentimento, all’emozione, alla vita; per poter amare sarebbe necessario scordare che è Faust, il pensatore. Tutt’al più Faust può «tentare di saper amare».
Arriverà infine la Morte a sancire l’equivalenza delle diverse forme di errore della ragione umana e dunque l’insensatezza di ogni conoscenza («perché dunque cercare sistemi vani di filosofie, religioni, sette e dottrine varie se l’errore è la condizione della nostra vita, l’unica certezza dell’esistenza?»), e le tenebre della notte oscureranno anche l’amore che non è in grado di cogliere.

Ma allora, se il mondo è inconoscibile, questo è il fallimento finale dell’intelligenza: partito per cercare l’immortalità attraverso la conoscenza, il dolore dell’impossibilità di conoscere porta Faust a desiderare la morte.

In questo Faust c’è un uomo solo con le sue ombre evocate attraverso video che lo circondano e rendono reali i suoi incontri e i suoi incubi. Insieme a lui in scena una cantante darà voce e farà da contrappunto al suo monologare, e saranno a tratti i soli suoni a restituire allo spettatore la tragedia interiore e senza speranza di Faust. La parola sarà incastonata nella musica, che arriverà a raccontare con i suoni l’indicibile in un canto notturno, macabro e meraviglioso allo stesso tempo, in cui vita e morte, conoscenza e ignoranza sembrano figlie di uno stesso essere di cui nulla sappiamo, e del quale forse nemmeno la morte è l’ultima risposta.

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Silvia Colasanti, compositrice, si è formata al Conservatorio Santa Cecilia di Roma con Luciano Pelosi e Gian Paolo Chiti, si è successivamente perfezionata con Fabio Vacchi, Wolfgang Rihm, Pascal Dusapin e Azio Corghi sia presso l’Accademia Musicale Chigiana, sia presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, ricevendo dal Presidente della Repubblica il prestigioso Premio ‘Goffredo Petrassi’.

È stata premiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra i quali “Zeitklang – International composition competition Musikfabrik NÖ” (Wien), “Lopes Graça” (Lisbona). Vincitrice della selezione per “Tactus – Young Composers’ Forum 2006” – Brussels – Belgio. Radio Rai ha selezionato Silvia Colasanti quale rappresentante per l’Italia all’International Rostrum of Composers. La Fondazione Adkins Chiti – Donne in musica (Roma) le ha commissionato diversi lavori tra cui un brano di musica sacra per la Città del Vaticano. Nell’agosto 2007 è stata artista in residence per la Civitella Ranieri Foundation di New York. E’ stata selezionata assieme al Quartetto di Cremona per il Progetto Musica 2007 della Fondazione Spinola – Banna per l’Arte. Nel 2010 le viene assegnato il Premio ‘Nino Carloni’ per la categoria ‘Giovane Compositore’ per “aver mostrato, nella sua già cospicua produzione, di perseguire una linea di sviluppo artistico molto personale e riconoscibile, dove la consapevolezza delle più aggiornate esperienze contemporanee si fonde con la volontà di non rinunciare mai all’evidenza del dato emozionale, in una scrittura sempre finemente articolata.”

Le sue composizioni sono regolarmente eseguite nelle principali istituzioni musicali italiane e straniere, tra le quali: Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Roma), Théâtre des Champs-Élysées (Parigi), Orchestre National de Belgique (Brussels), Konzerthaus (Berlino), Festival Pablo Casals (Prades), Unione Musicale (Torino), Biennale Musica (Venezia), Settembre Musica (Torino), Kuhmon Kamarimusiikki (Kuhmo, Finlandia), Milano Musica (Milano), Orchestra Verdi (Milano), Maggio Musicale Fiorentino (Firenze), Giovine Orchestra Genovese (Genova), White Crow Music Festival (Leiden), Royal Scottish Academy of Music and Drama (Glasgow), Orchestra Nazionale Rai (Torino), Orquestra Metropolitana de Lisboa (Lisbona), Accademia Musicale Chigiana (Siena), Orchestra della Toscana (Firenze).

Piero Bellugi, Daniel Kawka, Vladimir Mendelssohn, Massimo Quarta, Quartetto di Cremona, Lior Shambadal, Arturo Tamayo, Jacques Zoon, sono alcuni dei musicisti per i quali Silvia Colasanti ha scritto i suoi lavori; la sua composizione ‘In the earth and air’ è stata scelta da Luciana Savignano per un suo spettacolo di teatro-danza.

Il Cidim, in co-produzione con il Maggio Musicale Fiorentino, le ha commissionato l’opera per bambini ‘Il sole, di chi è?’, su testo di Roberto Piumini, rappresentata in prima nazionale a marzo 2009 al Teatro ‘Ponchielli’ di Cremona con la regia di Francesco Frongia, che è stata ripresa nei principali teatri italiani nella stagione 2009/2010.

I suoi lavori di teatro musicale ‘Orfeo. Flebile queritur lyra’ interpretato da Maddalena Crippa e ‘L’angelo del Liponard. Un delirio amoroso’ interpretato da Sandro Lombardi, presentati a Roma e a Firenze, sono stati ripresi in Italia e in Germania.

Tra i prossimi impegni, un concerto per violoncello e orchestra per David Geringas e l’Orchestra Verdi di Milano, il ritorno alla Konzerthaus di Berlino con un nuovo lavoro per orchestra d’archi, un’opera lirica su commissione del Maggio Musicale Fiorentino per il 2012, l’uscita di un cd monografico per Dynamic.

Silvia Colasanti insegna Composizione al Conservatorio di Bologna e le sue opere sono pubblicate da Universal Music Publishing Ricordi S.r.l.

www.silviacolasanti.it

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