I connettivisti, l’avanguardia italiana

Altre scritture
a cura di Luigia Sorrentino

 

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I connettivisti, l’avanguardia italiana
Introduzione e conclusione di Giovanni Agnoloni

“Il Connettivismo è la nuova avanguardia italiana, e forse l’unico vero movimento letterario (e non solo) presente in questo momento nel nostro paese. Si tratta di una realtà formata da scrittori che si riconoscono in un manifesto (http://www.next-station.org/nxt-ex-1.shtml) che non li costringe, ma nel quale confluiscono spontaneamente. È nata a fine 2004 da un progetto di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Milani. Corrente letteraria originariamente rientrante nell’alveo della fantascienza, ha da poco vinto, con la rivista NeXt (http://hyperhouse.wordpress.com/connettivismo/next), il Premio Italia 2011 come miglior rivista non professionale, ed è cresciuta stagione dopo stagione, passando per i Premi Urania di Giovanni De Matteo (2006, con Sezione π², ed. Mondadori-Urania) e Francesco Verso (2008, con E-DOLL, ed. Mondadori-Urania) e per una serie di antologie a più voci (Supernova Express, Frammenti di una rosa quantica e A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro, successivamente uscite con Ferrara, Edizioni Diversa Sintonia e Kipple Officina Libraria), nonché per la ricca serie di numeri di NeXt, culminata nella recente antologia SuperNeXt (ed. Kipple Officina Libraria, 2011) – senza dimenticare le due “case virtuali” del movimento, i due siti www.next-station.org e http://hyperhouse.wordpress.com.

Si tratta di una pluralità articolata di variazioni sul tema della profondità cosmica. Figlio del Cyberpunk americano di William Gibson e Bruce Sterling e delle suggestioni provenienti dal grande antesignano, Philip Dick, si sviluppa lungo linee sue proprie, frutto di un taglio ambientale e stilistico che viene ben riassunto dal suo manifesto. Oggi però il Connettivismo si sta emancipando dalla sua connotazione strettamente di genere, per proporsi come elemento di contaminazione e arricchimento della letteratura mainstream. Le sue storie – ora in gran parte promosse dalla casa editrice Kipple Officina Libraria (http://www.kipple.it), di Luca “Kremo” Baroncinij (pur aperta anche ad altre pubblicazioni), con la collana “Avatar” (diretta da Kremo insieme a Sandro Battisti e Francesco Verso) -, sono uno sguardo aperto sui tratti del nostro presente per come probabilmente si manifesteranno in un non lontano futuro. La Rete, gli ologrammi, gli innestri bio-meccanici e il tema del post-umanesimo sono prismi di osservazione di aspetti già in essere della nostra realtà. Riduttivo, dunque, parlare di letteratura fantascientifica, anche se gli appassionati di questo genere possono qui trovare “pane per i loro denti”. Siamo nel territorio del mito postmoderno, di fronte a manifestazioni aggiornate a oggi – o ad un prossimo domani – di archetipi del pensiero e dell’emotività dell’uomo. È forse l’ultimo grido di una Natura che cerca di non soccombere davanti alla Macchina che avanza impietosa (come avrebbe detto Tolkien). Il post-umanesimo, in questo senso, è un nuovo umanesimo: residuale e resistente, indomito e pronto ad affrontare la sfida dell'(ultima?) notte oscura dell’anima.”

Il punto di vista del critico letterario Giuseppe Panella (docente di Teoria della Letteratura alla Scuola Normale Superiore di Pisa):

“Contrassegnare una corrente letteraria con un -ismo è sempre un rischio piuttosto grosso (eccellenti opere letterarie si sono perse per questo nel deserto della critica!). Il Connettivismo nasce, tuttavia, da un’esigenza molto sentita da parte dei suoi componenti, e cioè quella di uscire dalle secche di un’identificazione troppo rigida con un genere, quello della fantascienza, che in Italia ha limiti precisi e un pubblico spesso troppo diffidente (come è sempre quello di nicchia). Il Connettivismo, invece, vuole (vorrebbe?) avere le mani libere e spaziare dall’avventura nell’iperspazio alla ricostruzione di mondi futuri (quasi sempre distopici, è vero, ma spesso capaci di far implodere le contraddizioni presenti nel reale contemporaneo – il caso di E-Doll di Francesco Verso è significativo al riguardo), alla capacità di illustrare il possibile futuro della razza umana ai limiti della profezia di tipo antropologico. Per questo motivo, se l’individuazione del nome viene da un termine introdotto in ambito fantascientifico da Alfred E. Van Vogt, il richiamo può essere egualmente diretto al Futurismo (italiano e russo) e alla corrente letteraria definita Cyberpunk (termine che forse oggi ha perso la sua massa evocativa) ma che ha significato una innovazione forte nell’ambito della scrittura non solo di genere. Il Connettivismo, allora, vuole considerarsi (e proporsi) come una “visione del mondo”, una sorta di ponte tra vecchio e nuovo, in attesa che ciò che il secolo passato ha promesso (e non mai mantenuto) si manifesti in tutta la gamma inaudita e transcolorante delle sue potenzialità.”

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Qui di seguito, un’intervista corale ad alcuni scrittori connettivisti.

Rispondono in primo luogo i fondatori del movimento e i curatori delle sue collane e antologie, quindi altri suoi esponenti di rilievo.

Domanda A: a che cosa ti stai dedicando, in questo momento?

Domanda B: come vedi il Connettivismo, oggi?

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Sandro Battisti:

Risposta A: Mi dedico a talmente tante attività, che sono un po’ la cifra stilistica del Connettivismo, che al momento la mia unica attività letteraria è gestire il blog http://hyperhouse.wordpress.com; dirigo la rivista NeXT, preparo la trasmissione radiofonica Tersicore, svolgo l’attività di editor presso la Kipple, redigo articoli per Fantascienza.com, e l’insieme di altre attività inerenti al Gruppo mi lasciano poco spazio al riportare su carta (rigorosamente elettronica) le mie suggestioni, in forma di prosa o di versi. Ma tornerò presto; la voglia di scrivere sta riemergendo prepotentemente, e insieme a essa il desiderio di riprendere il discorso dell’Impero Connettivo.

Risposta B: Il Connettivismo oggi è in piena ascesa; ha mostrato recentemente, alla NeXT-Con di giugno (manifestazione calata nel ben più ampio programma dei DelosDays2011 e della ItalCon), una versatilità e capacità di parlare al popolo del Fantastico ma non solo, mantenendo intatte le sue peculiarità di collettivo istintivo, in grado di raccontare col terzo occhio ben aperto ciò che normalmente non si vede. L’aver vinto il Premio Italia nell’ambito delle riviste non professionali, poi, ha incrementato, se possibile, la coesione all’interno del Connettivismo stesso. Insomma, un gruppo multimediale in grado di scardinare il Futuro, molto meglio di quando il collettivo è stato fondato. Noi. Saremo. Tutto.

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Giovanni De Matteo:

Risposta A: Sto lavorando alla revisione di una raccolta di mie novelle e racconti (negli ultimi anni ho lavorato molto sulla forma breve, anche in collaborazioni a quattro mani con altri autori) e sto inoltre ultimando il mio secondo romanzo. E’ il seguito di Sezione π² e sarà ambientato circa due anni dopo gli eventi lì narrati. Il futuro è un posto strano, gli eventi si succedono a velocità vertiginosa, così al lettore potrebbe capitare di ritrovarsi in un mondo completamente stravolto rispetto a quello che aveva avuto modo di conoscere nel primo romanzo. Ma è pur sempre uno specchio deformante attraverso cui guardare al nostro presente… E inoltre c’è www.next-station.org, la web-zine di cui sono co-curatore, da portare avanti.

Risposta B: Il movimento si è molto sviluppato rispetto ai suoi esordi: i connettivisti si sono moltiplicati e l’ambiente si è fatto sempre più stimolante. Operare al suo interno è come stare in un incubatore di idee, in cui maturare grazie al confronto reciproco e continuativo con gli altri. I progetti collettivi (antologie, riviste, etc.) che ci vedono coinvolti sono lì a dimostrarlo. Il mondo, di questi tempi, è un posto assai strano in cui vivere. Le ricadute del progresso, l’intersezione della scienza con l’immaginario e le differenti velocità a cui si muovono società e tecnologia producono contrasti stridenti, sempre molto interessanti da esplorare. Dubito che possano venire meno gli spunti che finora hanno alimentato la nostra narrativa. Almeno, dubito che possa accadere troppo presto…
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Marco Milani:Risposta A: Come scrittore sto revisionando dei racconti, o per meglio dire aggiornandoli al 2011, per partecipare a due nuove collane editoriali gestite da amici/scrittori, di cui una in e-book, da buona norma connettivista sulla collaborazione globale. Poi sono su un romanzo che dovrebbe diventare ad hoc per partecipare al Premio Urania, l’ho iniziato negli anni ‘90 e spero di finirlo entro il 2020 (ma punto per quest’anno). Intanto 200 e rotte pagine sono scritte. Infine sto editando un libro che mi stamperò con EDS entro l’anno, un ironic-zen incatalogabile in qualunque categoria narrativa [n.d.i.: EDS è Edizioni Diversa Sintonia, di cui Milani è l’editore; v. http://www.edizionidiversasintonia.it].
Risposta B: Il connettivismo oggi lo vedo com’era predisposto quando è nato: senza limiti, in continua sperimentazione ed evoluzione. La differenza è che l’idea astratta di tre soggetti ‘instabilmente letterari’ è diventata un movimento.

 

 

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Luca “Kremo” Baroncinij:

Risposta A: Mi sto dedicando a una trilogia sull’inframondo e alcuni racconti sulla distopia. L’inframondo risiede nelle dimensioni rimaste accortocciate al momento del Big Bang, ma effettivamente esistenti. Il passaggio per queste dimensioni avverrebbe tramite il celebre Bosone di Higgs. Ho anche progetti in ambito musicale e artistico, come una serie di cd di musica elettronica ambient noise e un progetto internazionale di mail-art. Il 25 e il 26 giugno ho partecipato al Festival di avanguardie artistiche interdisciplinari “In Horas” (Luserna San Givoanni, TO: http://www.odrz.org/IN_HORAS_2011-Locandina.pdf) con dei miei reading e performance di musica elettronica.

Risposta B: Definizioni di connettivismo ne abbiamo date diverse. Una potrebbe essere un movimento letterario-artistico, quindi principalmente letterario, ma che si applica anche in altre discipline artistiche, e che predilige tematiche-limite (poco conosciute, poco esplorate, poco definite), comunque legate alla realtà, con un linguaggio innovativo. Per il momento sono prevalsi temi scientifici, con stili e linguaggi attinti alla fantascienza, come la meccanica quantistica, le nuove teorie fisiche, la genetica, l’esobiologia, ma ci sono anche temi legati alla sfera culturale, come religioni oscure, archeologia segreta. Esiste poi un elemento olistico e spirituale (che si evince anche dalla data di fondazione del movimento: il solstizio d’inverno), ma che cerca di non sfociare nel cospirazionalismo di mestiere.

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Francesco Verso:

Risposta A: Ho terminato BloodBusters, un racconto per la prossima antologia Connettivista sul tema del new weird: in una Roma alternativa, le tasse vengono riscosse direttamente dal sangue dei contribuenti da parte di squadre di BloodBusters. Alan Costa, uno di loro, si innamora di Anissa Malesano, una Robin Blood, che invece, in maniera compulsiva, dona il sangue gratuitamente agli ospedali pubblici. In un crescendo di inganni e tradimenti, lei finirà in carcere per evasione fiscale e Alan deciderà di sacrificare qualcosa di molto “prezioso”, pur di salvarla.
Inoltre sto lavorando al quarto romanzo, I Camminatori, che ruota attorno alla scomparsa del cibo e alle sue conseguenze a lungo termine sulla società. Le nanotecnologie renderanno inutili l’alimentazione e il lavoro di molti, ma consentiranno a una piccola parte della popolazione di abbandonare le città e fondare una civiltà nomade che non lascia più nessuna “impronta ecologica” del suo passaggio sul territorio.

Risposta B: I Connettivisti sono una realtà vibrante e rappresentano una delle poche voci nel panorama italiano che trattino di innovazione letteraria, scambio di idee sul futuro prossimo e analisi dei temi con cui tutti quanti ci troveremo a fare i conti. Leggere i Connettivisti è una specie di esercizio per “affilare” le menti sulle sfide che attendono l’umanità e chissà, la post-umanità…

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Fernando Fazzari:

Risposta A: Cinema! Sto lavorando a due progetti per corto/mediometraggi. Un romanzo, un romanzo breve e un racconto. Direi che ne ho per tutto il 2011 e oltre.

Risposta B: Sempre in progress. C’è sempre molto da fare e le prospettive non mancano. Il movimento è relativamente giovane. Sta a noi, insomma, portarlo alla maturità definitiva.

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Mario Gazzola:

Risposta A: Dopo l’uscita del mio racconto Silenzi sull’antologia 365 Racconti Horror per un Anno, curata da Franco Forte per Delos Books (riduzione del più lungo racconto “Barriere”, pubblicato sul mio sito www.posthuman.it e presentato live in una serata futur-connettivista allo spazio Polaresco di Bergamo), continuo a condurre la mia cine-rubrica Ex-Cell su NeXT e sto organizzando una due-giorni connettivista sul tema “Può il fantastico veicolare pensiero?” allo spazio “Mohole” di Milano – www.mohole.it), con presentazioni, dibattiti, reading, performance, mostre e proiezioni.
Ho nel cassetto alcuni racconti inediti di varia estensione che vorrei vedere pubblicati e inizio a ruminare in mente un secondo romanzo (dopo l’esordio con Rave di Morte, Mursia 2009), che potrebbe anche non essere ‘fantascientifico’: quindi lotto furiosamente con le ritrosie editoriali verso le opere a cavallo fra diversi generi e non facilmente classificabili.

Risposta B: Il connettivismo oggi ha ottenuto diversi riconoscimenti nell’inner circle del fandom: ora secondo me è sulla soglia di ‘uscire allo scoperto’ e farsi conoscere da un pubblico meno di nicchia, al contempo realizzando appieno ciò che è nel suo manifesto fondativo: l’apertura totale, l’assorbimento di diversi linguaggi/generi/temi, ben oltre l’essere ‘un nuovo gruppo di scrittori di s/f’. Per fare ciò deve un po’ ‘uscire dal ghetto’ delle convention di settore s/f, essere nei fatti meno legato al ‘genere s/f puro’ e soprattutto uscire dal bozzolo dell’autocompiacimento settario dell’oscurità e della scrittura orgogliosamente involuta. Per rappresentare realmente una svolta, occorrono più opere che portino tale svolta sotto gli occhi di un lettore ‘comune’, non solo dei fedelissimi della s/f, quindi anche sottomettersi a un serio lavoro di affinamento degli strumenti-base della narrativa, per produrre storie universalmente leggibili, oltre al giusto impiego di tutti gli strumenti editoriali (web, ebook, performance live etc).

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Maurizio “Scarweld” Landini:

Risposta A: alla stesura del mio secondo romanzo. Un lavoro su cui sto studiando da qualche anno; verte su argomenti delicati come religione e religiosità. Prende spunto dal racconto Futuro morto, pubblicato nella terza antologia del connettivismo A.F.O. In particolare, si affrontano i temi del dramma della guerra, a me caro, e della superstizione medievale.

Risposta B: mi piace vedere il connettivismo secondo l’input di uno dei miei scrittori preferiti, Sandro Battisti: una sensibilità. Oggi più che mai è pelle scoperta sulle tecnologie a venire e sull’ombra portata con la quale riescono a ottenebrare lo spirito umano.

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Marco Marino:

Risposta A: collaboro con la rivista NeXT, e occasionalmente ad antologie. Ho appena finito un romanzo, che di connettivista non ha nulla. Sto però per cominciare il mio quarto romanzo, che sarà di s/f (il mio primo testo lungo di fantascienza), molto probabilmente di natura connettivista.

Risposta B: come hai detto tu, il Connettivismo è il vero/unico movimento letterario del momento, in Italia. Lo vedo come un animale pulsante, che è stato creato da tre sognatori e che ora, quasi per scherzo e per sbaglio, sta diventando qualcosa di serio (non che prima non lo fosse) e di grande. Da un lato spero che diventi sempre più grande, ma dall’altro lato spero che mantenga il suo spirito un po’ underground. Come ho letto di recente (in un testo di Urania del 1984 – Terrore nell’iperspazio, di E.C. Tubb), “le regole preparano la decadenza.” La grande fortuna del Connettivismo è quella di non avere mai avuto delle vere e proprie regole. Segni di riconoscimento sì, regole no. Spero che continuerà a non averne.

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Domenico “7di9” Mastrapasqua:

Risposta A: Verso settembre-ottobre uscirà un mio racconto per l’editore Bietti all’interno di un’antologia multiautore che mescola fantascienza e noir. Tra i progetti in fase di concretizzazione segnalo invece un reading che in futuro spero di presentare durante manifestazioni (non solo) connettiviste, e la realizzazione di una sceneggiatura per un racconto a fumetti che sto concependo insieme a un disegnatore conosciuto in rete. Nel frattempo continuo a gestire il mio blog: www.alphavilleisburning.blogspot.com.
Risposta B: Il movimento connettivista è a un bivio. Stabilite e ormai superate le fondamenta “ideologiche” storiche, credo sia giunto il momento per il Connettivismo di scegliere tra il rispetto di una tradizione che si è finora rivelata non del tutto capace di trasmettersi alle masse e la tessitura di una nuova pelle che, tuttavia, del movimento continui a rispettare genetica e radici. Il “nuovo corso” (per me ottimamente incarnato dalla “politica” delle case editrici Kipple Officina Libraria ed Edizioni Diversa Sintonia) deve sapersi aprire non solo a coloro che nel Connettivismo intravedono un’affinità, ma anche e soprattutto a quelli che vogliono godere del movimento e che, allo stesso tempo, non vogliono sacrificare il piacere ai labirinti della comprensione. Delle origini del movimento devono quindi restare ritmo e respiro, mentre tutto il resto – colore, forma e odori – deve avvicinarsi a chi del Connettivismo vuole sentire le voci senza doversi affannare nella ricerca di un senso.

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Marco Moretti:

Risposta A: In questo periodo mi sto dedicando alla composizione di una serie di microracconti onirici, basati sulla rivelazione di entelechie, in cui complessi universi sono criptati in un simbolismo geroglifico, oscuro ma in grado di comunicare inquietudine.

Risposta B: Vedo questo periodo come particolarmente propizio alla diffusione di flussi informativi. In quest’ottica il Connettivismo contribuisce a creare pacchetti di informazione in grado di diffondersi e di radicarsi nella Noosfera umana. Come ci insegna la meccanica quantistica, ogni interazione con qualcosa determina il suo cambiamento: la sola esistenza del Movimento sta avviando questo processo. Perché infatti le informazioni non si disperdano nell’entropia cognitiva della Rete, è necessario che i mutamenti indotti siano piccoli, ma continui ed irreversibili. Così come ogni organismo biologico fonda la sua struttura sulle sequenze genetiche, il Connettivismo consiste di un’architettura memetica in grado di autoreplicarsi.

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Alex Tonelli:

Risposta A: Ho da poco concluso (con l’aiuto di Domenico Mastrapasqua) la cura di SuperNeXT, l’antologia che raccoglie il meglio di NeXT, la rivista/bollettino del Connettivismo (v. http://www.kipple.it/index.php?route=product/product&path=47_102&product_id=237). Attualmente mi dedico alla mia rubrica, “Ermetica Ermeneutica”, presente proprio sulle pagine di NeXT, in cui indago i temi fondamentali del Connettivismo leggendo e commendando autori che connettivisti non sono, in particolare attraverso i poeti contemporanei. Per il web collaboro con la web fanzine NeXT-Station, dove ho la cura della sezione dedicata alla poesia, e di volta in volta di alcuni saggi su autori “vicini” al Connettivismo per sensibilità e stile. Nel tempo libero porto avanti la mia personale ricerca sulla e nella poesia, scrivendo e sperimentando.

Risposta B: Io credo che il Connettivismo sia ad un punto di svolta, un momento di successiva evoluzione e maturazione. Nato nell’alveo della letteratura di genere fantascientifico, il Connettivismo va pian piano definendo se stesso oltre i canoni del fantastico, aprendosi a un’indagine sulla parola e ad una ricerca stilistica più ampia, capace di esplorare tutti gli anfratti della realtà. Saggistica, poesia, narrativa, arti visive, musica, architettura: il Connettivismo sta diventando sempre più un movimento artistico completo e sfaccettato, il cui punto di contatto (di connessione) fra tutte le modalità espressive e tutti gli esiti artistici è il medesimo: l’indagine dell’Oltre che si spalanca di fronte all’uomo, di oggi e di domani.
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Per precedenti interviste a scrittori ed editori connettivisti, e recensioni di opere connettiviste, vedi:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/09/03/connettivismo-1-intervista-a-giovanni-de-matteo-su-sezione-%CF%80%C2%B2/

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/09/16/connettivismo-2-intervista-a-sandro-battisti/

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/10/02/connettivismo-3-intervista-a-marco-milani/

http://giovanniag.wordpress.com/2009/12/22/e-doll-di-francesco-verso/

http://giovanniag.wordpress.com/2009/09/03/afo-avanguardie-futuro-oscuro/

Il mio parere l’avete letto nel pezzo introduttivo. Lasciatemi solo aggiungere che sono fiero di far parte di questa realtà di frontiera, e che è bello sentirsi, in qualche modo, pionieri. È quanto spero di portare alla luce nel nuovo romanzo connettivista a cui sto lavorando.

Giovanni Agnoloni

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