Valerio Rocco Orlando, Intervista

Arte e Poesia: Valerio Rocco Orlando
a cura di Luigia Sorrentino

Tra gli scrittori, musicisti ed artisti provenienti da tutto il mondo incontrati a Civitella Ranieri in Umbria e ospiti della Fondazione per un periodo di 6 settimane, Valerio Rocco Orlando, un giovane artista che mi ha colpito profondamente per il modo in cui si rapporta agli altri esseri umani, per la capacità di stabilire immediatamente un rapporto umano sincero, per la libertà di porre l’emozione e di farti partecipare all’emozione, senza  fine

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Intervista a Valerio Rocco Orlando
di Luigia Sorrentino
Civitella Ranieri, 23-24 Giugno 2011

Valerio, tu sei italiano ma vivi negli Stati Uniti. Sei un artista visivo, perchè sei emigrato negli U.S.A.? Che cosa hai trovato andando a vivere a New York? Cos’è che manca qui in Italia?
“Mi sono trasferito negli Stati Uniti grazie a una premio nazionale per artisti visivi promosso da Seat, Parc e Gai nel 2009. Il premio prevedeva una residenza all’International Studio & Curatorial Program di Brooklyn, dove ho avuto la possibilità di sviluppare un progetto intervistando giovani innamorati del quartiere sulla relazione tra identità individuale e di coppia all’interno della comunità. Grazie a questa esperienza la mia ricerca ha raggiunto una maggiore complessità, soprattutto per il confronto con metodologie e pratiche legate all’arte pubblica, che a New York viene sostenuta da politiche culturali con una consapevolezza assolutamente diversa rispetto all’Italia.”

Cosa ti ha portato a Civitella Ranieri?
“Civitella Ranieri è un castello medievale sopra Umbertide, in provincia di Perugia, in Umbria. Ogni anno la fondazione con sede a New York seleziona un gruppo di scrittori, compositori e artisti visivi internazionali invitandoli a trascorrere un soggiorno dedicato allo studio e alla ricerca in Italia.
Racconta la tua esperienza vissuta per 6 settimane insieme alla comunità degli artisti. Come trascorrete – come avete trascorso – le vostre giornate?
La possibilità di dedicarsi al lavoro senza distrazione alcuna è senza dubbio il regalo più grande per tutti gli ospiti del castello. Le giornate si sviluppano in modo autonomo, per cui ogni artista riesce a trovare il proprio spazio per concentrarsi ed essere produttivo. Allo stesso tempo i momenti di condivisione, come il pranzo e la cena o le diverse presentazioni del proprio lavoro, sono occasioni davvero importanti per il dialogo e il confronto.”

Su che cosa lavori? Quali sono gli strumenti che adotti?
“Le dinamiche relazionali costituiscono l’oggetto della mia ricerca, il mezzo e il fine. La struttura di ogni ciclo di lavori, che si tratti di installazioni fotografiche, di un libro o di un film, si basa su linee narrative multiple, che si intrecciano l’una con l’altra. Attraverso questa modalità, rompendo le regole di montaggio tradizionale e riconquistando le dimensioni spazio-temporali che attraversano l’esperienza percettiva dello spettatore, è mia intenzione rappresentare e riflettere sulle dinamiche relazionali che costituiscono la nostra società. Secondo Giorgio Agamben, ‘contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo… Ciò significa che il contemporaneo non è soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l’inesitabile luce; è anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia’.”

Come si potrebbe definire la tua produzione artistica? A quali artisti ti senti più vicino?
“Alcuni critici l’hanno definita arte pubblica sentimentale, nel senso che nasce, si sviluppa e vive solo attraverso un confronto emotivo e diretto con il pubblico.
Diversi sono gli artisti che ispirano il mio lavoro, anche se principalmente è la scrittura a influenzare le mie immagini. Se ogni installazione ha un’origine articolata e complessa, il risultato finale della mia opera è infatti volutamente scarno e immediato, grazie a un continuo lavoro di selezione e limatura. Mi preme in ogni caso che affiorino sempre nell’opera diversi piani di lettura, come fili invisibili che possono all’occorrenza emergere per tracciare nuove riflessioni. Di natura assai diversa restano le letture che mi accompagnano durante i periodi di lavorazione alle differenti produzioni. In questo momento ho sulla mia scrivania: Identitè di Jean-Luc Nancy, E-flux Journal#14, Diario di scuola di Daniel Pennac, L’uomo sentimentale di Javier Marías, una serie di blog che analizzano i dialoghi dei reality show così come il linguaggio utilizzato dai protagonisti degli ultimi casi di cronaca nera, la sceneggiatura del film The social network, Seven plays di Sam Shepard, Individualmente insieme di Zygmunt Barman, L’ossessione identitaria di Francesco Remotti e la biografia di Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, Tête-à-tête.”

“Questa domanda costituisce un progetto site specific per il secondo volume del mio libro d’artista ENDLESS, che in italiano significa senza fine. ENDLESS è un libro aperto, che si compone nel tempo attraverso la relazione e il confronto, anche rispetto al mio vissuto personale. Ad oggi son stati pubblicati i primi due volumi e mi auguro che presto se ne aggiungeranno altri. “Attraverso quali forme di relazione immagini una società migliore?” è la domanda che pongo a scrittori e artisti che influenzano la mia ricerca o che  comunque ritrovo nel mio percorso. Le prime risposte sono quelle di Maria Paola Fimiani, Gilbert&George, Liam Gillick, Corrado Levi, Jean-Luc Nancy, Mario Perniola, Ugo Rondinone e Luigi Zoja. L’occasione di trascorrere quest’estate all’interno di una nuova comunità artistica, qui a Civitella Ranieri, mi ha portato a organizzare un picnic al fine di trovare nuove risposte a questa domanda.”

Come svilupperai il tema del tuo nuovo lavoro “Attraverso quali forme di relazione immagini una società migliore?”

 

 

Perchè prediligi la forma del libro d’arte? Che c’è dietro questa ricerca che è ormai una tua specificità?
“Il libro d’artista, in edizione limitata, è per me come un’opera vera e propria. La mia metodologia e la costruzione del libro infatti è assolutamente affine a quella di un video o di un’installazione fotografica, sia per quanto riguarda la riflessione sulla dimensione narrativa e temporale dell’opera sia per quanto riguarda la percezione del pubblico, in questo caso del lettore, non così distante, per la mia visione, dallo spettatore di un film.”

Su cosa lavorerai quando tornerai negli Stati Uniti?
“Il 3 agosto presento il mio libro a New York e subito dopo riparto per una nuova residenza in Islanda, a Reykjavìk, dove sono stato invitato a produrre un nuovo lavoro.”

Come immagini il tuo futuro di artista? Che cosa riesci a intravedere?
“Il mio obiettivo è riuscire a confrontarmi con comunità sempre diverse, analizzando le dinamiche relazionali che sottendono alle singolari realtà, per scoprire assieme ai miei interlocutori le specificità sia dell’individuo che della collettività.
Mi considero parte di un mondo totalmente frammentato e allo stesso tempo credo fortemente che ogni frammento può veicolare l’essenza del tutto. Partendo dalla mia esperienza personale e singolare, cerco di raccontare la pluralità di cui mi compongo e che contribuisco a comporre. Per dirla con Fernando Pessoa: ‘Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi un’unica interiore realtà che non è in nessuno ed è in tutti’.”

Qual è la cosa più importante per te che negli Usa hai trovato e che in Italia non hai trovato?
“Il confronto e l’attitudine alla collaborazione tra artisti di diverso background culturale e sociale.”

 

Giovedì 7 luglio a Civitella Ranieri, al tramonto, nel giardino segreto dietro il castello la comunità internazionale composta da artisti, scrittori e compositori ospiti della residenza istituita dalla fondazione americana, si sono riuniti per un picnic sull’erba su invito dell’artista Valerio Rocco Orlando. Mark Strand, Mary Jo Salter, Marcia Ferguson, Monica Ferrell, Lucy Clink, Jose Manuel Lopez Lopez, Overton Lloyd, Samanta Schweblin, Andy Milne, Ishmael Beah, Sreshta Premnath, Peter Orner, Riccardo Enea Previdi, Monica Ferrell, Gabriel Fried,  Samantha Schweblin, e Joanne Bailie, oltre ad alcuni ospiti e amici, si sono interrogati sulla possibilità di migliorare la società attraverso la qualità delle loro relazioni.

Lo spunto della conversazione è nato dalla pubblicazione del libro ‘Endless’, un progetto in divenire, che l’artista italiano comporrà per tutta la sua vita, pubblicando di volta in volta diverse fotografie e testi legati alla propria ricerca e al suo vissuto personale.

Ognuno ha risposto alla domanda in modo diverso, portando la discussione a formulare nuovi scenari per una possibile coesistenza.

La risposta di Valerio Rocco Orlando non è altro che la raccolta dei molteplici punti di vista che verranno editati e pubblicati nella prossima edizione del suo libro.

http://www.moussepublishing.com/printed/rocco-endless/rocco.php

 
Di seguito alcune delle risposte nate in questa occasione:

“Mi piace immaginare che un giorno tutti parleranno una lingua sola. Non mi importa quale. Ne quale sia il criterio per stabilirlo. Mi piace pensare che anche negli angoli più remoti del pianeta, tutti saranno in grado di comprendere tutti. Almeno ad un livello elementare. Non mi importa quello che si perde. Mi interessa di più quello che si vince.”
(Riccardo Enea Previdi)

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La qualità della relazione di cui la società può beneficiare è in ogni individuo che crede sinceramente nel valore di tutte le vite umane, nella convinzione che la natura sacrosanta di tutte le vite è la medesima,
al di là di come uno appare, al di là della sua provenienza, della lingua che parla o no, delle condizioni in cui vive la sua vita, e dei servizi che rende alla società…
La pratica di una simile convinzione non cambierà solo le nostre idee preconcette sugli altri, ma migliorerà anche come ci relazioniamo con gli altri, come rappresentiamo e trattiamo gli altri, sostituendo le nostre paure con la scoperta di un’umanità comune.
(Ishmael Beah)

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VALERIO ROCCO ORLANDO è nato nel 1978 a Milano. Vive e lavora tra Milano e New York. Dopo un diploma in regia teatrale alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, una laurea in Drammaturgia all’Università Cattolica di Milano e un Master in Regia Cinematografica alla Queen Mary University of London, l’artista avvia, attraverso le immagini in movimento, una ricerca concettuale sul ritratto. I suoi video e film esplorano, attraverso la complessità delle relazioni umane, l’identità dell’individuo e della comunità all’interno della società contemporanea. Nel 2009 Valerio Rocco Orlando ha vinto il premio ISCP New York promosso da Parc/Seat/Gai e nel 2011 una Civitella Ranieri Foundation Fellowship in Visual Arts. Endless, il suo primo libro d’artista, edito da Mousse Publishing nel 2011, è il risultato di una serie di collaborazioni con artisti e scrittori tra cui Gilbert & George, Liam Gillick, Jean-Luc Nancy e Ugo Rondinone.

http://www.valerioroccoorlando.com

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