Opere Inedite, Margherita Ingoglia

Opere Inedite
a cura di Luigia Sorrentino

Oggi a Opere Inedite leggiamo la poesia di Margherita Ingoglia che mi scrive:  “Ho i natali in un piccolo paese di tremila abitanti nella Sicilia Occidentale in provincia di Agrigento. Nata da madre italo americana e da padre siculo, ma di origini – almeno così dicono – francesi.
Scrivo queste poche righe, affinché io possa essere soddisfatta d’aver chiarito a Voi ciò che è, e fu l’arte, la scrittura, la poesia, per me: essa fu ed è vita.
Unico mezzo per dare a me la possibilità di comunicare con il mondo e attraverso la scrittura conoscere me e scavare nella vita della gente per conoscere i loro pensieri, paure, passioni, emozioni.
Poiché l’artista lo vagheggio come essenza androgina, cerco di avvicinarmi a tale lemma, descrivendo indistintamente l’emozioni dell’umana razza, pensando i loro pensieri, provando le loro passioni… scrivere, nel bene o nel male, è l’unica cosa che so fare.
La scrittura ha salvato la mia vita e a lei devo molto, e nel far questo cerco continuamente di migliorarmi e di far conoscere la mia arte.
Ciò che vi invio è solo una piccola parte di ciò che io ho scritto in questi 23 anni della mia esistenza.
In Voi riverso mie speranze e mie gioie, affinché possa iniziare a dare all’arte, parte di ciò che lei ha dato a me. ”

Margherita Ingoglia

___

A te

Il mio cuore ha spiegato le ali
da quando il tuo nome non ha più membra.
Vogliono liberarsi le parole,
dalla bocca e dalle lacrime
che non valgono più nulla.
Brucia il tuo ricordo,
urla la tua presenza,
la odo come eco in lontananza.
Nella falce di luna, un sorriso
tra la gente, un nome
nei sogni, una voce e
sulla fronte, un saluto ancora
con un bacio.
A te, possa il cielo offrire
materne guance e materne gioie.
A te, possa Iddio lasciar udire
parole che il tempo ci ha negato.
A te, giungano come canto
le preghiere,
i pensieri, i pianti.
A te, che sei sulle mie gote, vento
e nel mio cuore, sangue.
A te, che lieto attenderai il mio arrivo,
a te il mio amore grande.
Solamente a te.

*

Arte

La sento infrangersi
dirompente
nelle vene.
Fermarsi
soffermarsi
sussurrami la sua vita.
Ha tra le dita la vanità d’una dama di corte
la solitudine d’una torre di pietra
e porta con se il cappello dei matti
Ha colori informi e
odori insani,
la goliardia dei giullari,
la voragine dei precipizi e
la vertigine delle alture.
Per quanto il tempo scorra veloce,
è già lontana.
Scuote il senno
con intimo, viscerale ardore.
Travolge gl’argini del pudore
con tragica eleganza:
irridente, innocente, rea.
Lei cura. Lei malattia.
Lei androgina, ha il sapore del mondo
sulle labbra e
un mantello di solidarietà sulle spalle…
Scava.
Violenta.
Abusa con ira e
infetta con maledizione.
Ride.
Sorride.
Deride.
il resto rimane da scrivere… senza fine…
e’ arte!

*

Gitana di passione

Danzatrice di sensi
tra meandri di carnale vezzo,
brama la tua fame,
desidera scrutare il tuo delirio
possedere il corpo,
e lei, sarà gitana nel tuo.
Ansima su labbra di fuoco e carne,
scivola sui sussulti,
tra le sponde del tuo corpo,
smarrisciti nel suo dolce respiro di infinito.
Assaporala,
timido attimo inquieto.
Possiedila, e
come saliva sul ventre e sulla nuca,
lì, troverai il tuo trono.
Braccala con suadente voce,
nella libido dei tuoi morsi,
tra le sue braccia,
mentre i suoi umori
si riempiono del tuo seme .
Abbracciale il ventre e bacia il suo nudo sapore.
In esso perditi,
sentirai la tua voce e i tuoi sospiri,
appartenere al suo rosso pentagramma.

*
La prigione della forma

La prigione della forma
mi scopre esser tutti. D’esser nessuno.
Senza pelle, senza sguardo,
mille sguardi,
nella città lontana -sospesa-

“Io sono colei che ho da annunciare.”

Androgina e severa.
Deformata più di Venere.

Percorsa da giorni di dolore e tempesta.
La veste mi si incolla sul corpo in corruzione
curva ai sogni, senza essenza -sospesa-

“Io sono colei di ciò che l’attesa mi nutre.”

Isterica e tediosa.
Meretrice di difese immense.

Sciolta nella notte
tra le spine congelate nel mio respiro.
Imprigionata in questa carne molesta. -sospesa-

“Io sono colei che non sa ridere nel sorriso.”

Passionale e feroce.
Nevrotica. Ossessionata della sostanza dell’anima.

Sfioro la maschere del mio essere perdendo il volto.
Ti ho cercato fiore del mio nome…
e continuo -sospesa-

Danzante irremovibile.
Compitata.

Ho incontrato le redini della mia libertà
accompagnate da un requiem di cordoglio, il naso rosso
e il suo solito elisir d’illusioni tra le mani.

Sospesa:
Tutto. Niente.
Un sorriso. Una lacrima.
Tutto. Niente.

Mi attendo…  

___ 

Margherita Ingoglia nasce a Castelvetrano (TP) nel 1987 risiede a Sambuca di Sicilia (AG). Laureanda in Lettere Moderne all’Università di Palermo. Nel Giugno del 2006 ha pubblicato la sua prima raccolta di liriche intitolata “Aldebaran” edita dalla Gianni Luculano Editore di Pavia. Attualmente sta lavorando ad un romanzo.

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Commenti (9)

  1. Brava, Margherita! Giochi con le parole per dire l’indicibile. Leggere le tue poesie è come guardare le facce di un prisna sulle quali si riflettono mille immagini. Al lettore spetta ricomporle e meditarci su.
    Ah! La forza delle parole!
    “Sono perentorie le parole, lapidi a futura memoria, pietre miliari. S’impongono, misurano le distanze, circoscrivono, s’incarnano, cantano la realtà e le danno vita. Fissano ciò che è fugace, moltiplicano su un prisma ciò che è ad una sola dimensione, portano alla luce pepite d’oro o “stagni di dolore”… C’è il futuro nelle parole scritte. E il passato. Non c’è mai il presente”.
    Un abbraccio Licia Cardillo Di Prima

  2. Bravissima tesoro!!!!!! é bello leggere i tuoi versi……. complimenti….. non ho mai avuto dubbi sul fatto che saresti diventata una bravissima scrittrice poetessa…..un bacio….

  3. Grazie dei tuoi versi…non conoscevo questa tua dote: aspetto con ansia il romanzo su cui lavori…… Saluti dalla Svizzera!!

  4. Bello il percorso poetico di Margherita Ingoglia e il suo sguardo maturo e curioso da scrutatrice del mondo che, essendo molto giovane, ha ancora tanto tempo e possibilità di scoprire “pensieri, paure, passioni, emozioni”: “il resto rimane da scrivere..senza fine../è arte!”. Traspaiono una fisicità e una sensualità prorompenti nei suoi versi, ma anche un’energia, a tratti dolorosa, assai catalizzante.
    Un saluto a Luigia.
    Monica

  5. Ciao Margherita, ho letto attentamente le tue poesie e quasi subitaneamente mi è venuto in mente un gran bel libro del 2007, letto poco tempo addietro, del celebre Maestro Daniel Baremboin “La musica sveglia il tempo”, al quale farò un fuggevole riferimento, tralasciando tutto il resto. Parafrasando il titolo dico che le tue “parole” hanno svegliato in me quel senso dell'”indescrivibile”, ancor più dell'”indicibile”, come puntualmente precisa la Prof.ssa Licia Cardillo. “Non è possibile descrivere con le parole, dice Baremboin, tutto quello che in pochi attimi attraversa la nostra mente”. Le tue parole forse cercano di cogliere proprio questo “vuoto” tra la parola e il “nostro pensiero”.
    Auguri e complimenti.
    Vincenzo Castellano

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