Caravaggio, i cento disegni ritrovati

Nel tardo pomeriggio del 5 luglio 2012 è stata annunciata a Milano l’attribuzione a Caravaggio – da parte degli storici dell’arte Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli – di un centinaio di disegni e alcuni dipinti, che l’artista avrebbe realizzato da giovane quando era a bottega dal pittore Simone Peterzano.Scettico il commento del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, pubblicato dall’Osservatore Romano: “Quei fogli – nota – erano stati visti e studiati da illustri specialisti di pittura caravaggesca e di arte lombarda quali Maria Teresa Fiorio, Giulio Bora, Mina Gregori, Maurizio Calvesi.

Nessuno – sottolinea – aveva pensato di dare a quel fondo grafico una paternità diversa da ciò che la tradizione attributiva e la storia collezionistica sembravano giustificare: Simone Peterzano quindi, insieme ad eventuali esercitazioni accademiche di suoi allievi. Nessuno fra gli studiosi del settore, aveva fatto il nome di Caravaggio” ribadisce, salvo aggiungere subito dopo: “Per carità, questo non vuol dire nulla. Può darsi che ciò che è sfuggito ad autorevoli professori venga scoperto da ricercatori meno titolati ma dotati di occhio, di sensibilità e anche di fortuna, speciali. E’ già successo nella storia dell’arte. In questi casi però l’onere della prova spetta a chi avanza la proposta”. E conclude: “Dal momento che non esiste un solo disegno certo del Caravaggio e quindi sono impossibili confronti e deduzioni su basi scientifiche, l’attribuzione al Merisi dei fogli del Castello Sforzesco ci appare, almeno per ora, come un episodio di puro ottimismo induttivo. Vedremo quando quei disegni verranno pubblicati nelle opportune sedi accademiche e offerti alle valutazioni degli specialisti. Vedremo e saremo in grado di dirne di più”.

IL PARERE DI CLAUDIO STRINATI
Dietro alla scoperta dei 100 disegni di Caravaggio “c’e’ un trucco, perche’ si tratta in realtà di una tipica attribuzione, ma gli scopritori per far vedere che è una scoperta, cercano di far passare degli indizi per prove”. Lo afferma lo storico dell’arte e dirigente del ministero dei Beni culturali, Claudio Strinati, commentando la vicenda dei due studiosi, che avrebbero ritrovato nel fondo del pittore manierista Simone Peterzano custodito nel Castello Sforzesco di Milano, 100 disegni di Caravaggio.

“Una scoperta -spiega Strinati- e’ l’individuazione di qualcosa che rivela dei contenuti nello specifico, e che richiede un elemento di concretezza evidente. Qui c’e’ un trucco: ci sono i 100 disegni, ma non c’è la scoperta, c’è l’ipotesi. E cioè: i disegni ci sono, lo
stile indubbiamente richiama alcuni aspetti di quello noto del Caravaggio. Il trucco è dire, in presenza di semplici indizi, che c’è la prova e che se c’è la prova si può parlare di scoperta. I disegni appartengono certamente al fondo Peterzano, ma questo non
dimostra nulla”.

“Gli studiosi inoltre parlano di un canone contenuto nei disegni e applicato da Caravaggio nelle opere successive -prosegue l’ex soprintendente del Polo Museale di Roma- ma anche questa non è una prova, si tratta di semplici indizi. Un’operazione che, se fatta in sede giudiziaria, metterebbe il giudice nelle condizioni di non potere condannare”.

“Perché non c’è prova? Non basta dire -avverte Strinati- che la struttura figurativa dei disegni è uguale a elementi che si trovano nelle opere successive di Caravaggio, perché questi sono solo elementi comuni, e in questi disegni la mano del grande maestro non si trova”.

Secondo Strinati l’attribuzione in base a elementi comuni può far prendere delle “cantonate”. “E’ come se io vedessi due foto, una con una persona di 14 anni e una di 80, e dico che la persona è la stessa perché i rapporti proporzionali delle due facce sono identiche, anche se in realtà la fisionomia è completamente trasformata. Persone che hanno rapporti analoghi di proporzione nel volto ce ne sono tante e ed è facile prendere una gran cantonata”.

Inoltre, secondo Strinati, anche la tesi avanzata dai due studiosi, in base alla quale Caravaggio avrebbe portato con sé questi disegni per utilizzarli come modelli, non regge. “Come mai -si chiede lo studioso- si trovano al Castello Sforzesco di Milano e non a Roma, dove poi Caravaggio è rimasto?”.

“La ricerca dei due studiosi -prosegue Strinati- ha una plausibilità, ma dal punto di vista storico non fa scoprire nulla. Erano cose che già si sapevano e ammesso che quei disegni siano di Caravaggio, non ci dicono nulla sull’inizio della sua carriera artistica, sono solo esercizi scolastici. Anche se fosse una vera scoperta, quindi, sarebbe interessante ma marginale. Quella dei due studiosi -conclude- è ricerca che non va screditata, ma che non ha alcuna ricaduta sulla conoscenza vera e propria della personalità e della carriera di Caravaggio”.

 

IL PARERE DI VITTORIO SGARBI
Una “scoperta interessante per il metodo, ma aspetto di poter vedere il materiale completo”. A Madrid per una conferenza su Raffaello, Vittorio Sgarbi commenta
il ritrovamento dei 100 disegni attribuibili a Caravaggio annunciata da Maurizio
Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli. “Non nascondo di essere scettico”, dice il critico ferrarese che spiega di conoscere anche lui bene i disegni del Fondo Peterzano (“alcuni li ho anche esposti nella mia mostra intitolata ‘Gli occhi di Caravaggio”‘) e di averli sempre considerati come opera dello stesso Peterzano.

Sgarbi ricorda che già in passato ci sono stati studi che riconoscevano nel Bacchino malato di Caravaggio lo stesso braccio di una Sibilla di Peterzano. “In quel caso però non si è arrivati ad attribuire a Caravaggio il disegno della Sibilla, si è pensato piuttosto che l’artista si fosse ricordato di quel disegno e di quel braccio quando ha dipinto il suo Bacchino”.

Le foto pubblicate dai giornali, prosegue, “non sono sufficienti a giudicare”. Precisa però che dei raffronti che ha potuto vedere pubblicati, uno in particolare lo ha colpito e
gli è apparso “perfettamente convincente”, quello “della caduta di San Paolo: se nella ricerca completa ce ne fossero altri come quello…”. Insomma, conclude Sgarbi, ” è una cosa costruita bene, che non si può liquidare con una battuta, aspetto di studiare il materiale”.

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Commenti (3)

  1. Entrambi i commenti di Strinati e Sgarbi appaiono equilibrati e prudenti. Difatti bisogna prima visionare il materiale per poter capire come abbiano fatto gli studiosi ad attribuire i disegni. Mi sembra inoltre che siano gli unci critici che condannino a priori e questo mi sembra più che apprezzabile rispetto a chi invece a giudicato a priori.

  2. Pur detestando tremendamente l’ arroganza di Sgarbi, qui mi trovo d’accordo con ciò che dice . Mentre il signor Strinati potrebbe essere più possibilista ( leggi modesto)nessuno vuol minare il suo trono .Cari critici ricordate i .. falsi Modigliani…..

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