Premio Strega 2012, vince Alessandro Piperno

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Non è Emanuele Trevi il vincitore del Premio Strega 2012 come tutti si aspettavano, editori compresi, ma Alessandro Piperno. Lo scarto tra i due finalisti è stato davvero minimo, solo due voti: 126 di Piperno contro i 124 di Trevi. Dunque è  Alessandro Piperno ad aggiudicarsi la sessantaseiesima edizione del Premio Strega con il romanzo edito da Mondadori: “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi”. Ma, quando lo scarto dei voti è così minimo, si potrebbe dire che in realtà i vincitori sono due.

Alessandro Piperno nato a Roma nel 1972 ha ottenuto 126 voti degli Amici della domenica e dei sessanta “lettori forti” scelti dalle librerie che si sono ritrovati come ogni anni al Ninfeo di Villa Giulia a Roma.

La vittoria di Piperno è stata decretata dopo un “testa a testa” con Emanuele Trevi, che con “Qualcosa di scritto” (Ponte delle Grazie) ha ottenuto 124 voti. Terzo classificato Gianrico Carofiglio con 119 per “Il silenzio dell’onda”, quarto Marcello Fois con “Nel tempo di mezzo”  (Einaudi), 48 voti, e quinta Lorenza Ghinelli con “La colpa”  (Newton Compton) con 16.

“Sono frastornato e emozionatissimo e ringrazio soprattutto la mia casa editrice Mondadori” ha commentato Piperno subito dopo la vittoria, definendo la votazione finale “una battaglia dura e leale: sapevo che sarebbe stata una vittoria all’ultimo voto e ad un certo punto pensavo di aver perso” ha detto lo scrittore. 

“Questo momento è più entusiasmante di quanto immaginassi”. Piperno, docente di Letteratura francese ha poi scherzato: “E’ una gioia paragonabile a quella di uno scudetto. Posso dire che questo è lo scudetto della mia carriera”.

In “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” Piperno conclude la saga della famiglia Pontecorvo iniziata con “Persecuzione”, dove raccontava la storia e la fine di un celebre chirurgo romano coinvolto assurdamente in uno scandalo di pedofilia. In questo libro lo scrittore segue i due figli, Samuel e Filippo, ormai adulti, con le loro vite contorte e destini imprevedibili, ma lo scrittore ha assicurato che la saga finisce qui: “Ora ho intenzione di scrivere un libro molto breve con un unico personaggio, ma sono ancora nella fase embrionale del racconto” ha spiegato Piperno.

Emanuele Trevi (nella foto qui accanto) è nato a Roma nel 1960. Scrittore e critico letterario, ha esordito in narrativa, con “I cani del nulla”, (Einaudi, 2003), ha poi pubblicato con la collana Contromano di Laterza, “Senza verso” (2005), e “L’onda del porto” (2005) e per l’editore Rizzoli “Il libro della gioia perpetua” (2010).

Caratteristica della narrativa di Emanuele Trevi è che i suoi libri non hanno una vera e propria trama, e forse è anche giusto: siamo in un’epoca in cui tutto è già stato scritto. I suoi romanzi hanno una narrazione poetico-saggistica, quasi che lo scrittore parlasse una terza lingua, la lingua delle idee, del pensiero, della memoria. “Qualcosa di scritto” (La storia quasi vera di un incontro impossibile con Pier Paolo Pasolini), è un romanzo autobiografico assolutamente trasparente che va oltre il ‘dato personale’, per entrare in una dinamica di apprendimento e di conoscenza del mondo ‘da narrare’. E’ il romanzo di una iniziazione, un libro al quale Trevi ha lavorato per molti anni.

I due personaggi centrali sono Laura Betti e Pierpaolo Pasolini, che diventano il pretesto per rileggere la narrativa del Novecento, in particolare “Petrolio” di P.P. Pasolini un libro pubblicato postumo che – si sa – ha impegnato Pasolini per anni, un libro del quale lo scrittore non ha mai voluto parlare, ma che considerava una sorta “di summa” di tutte le sue esperienze, di tutte le sue memorie. “Qualcosa di scritto” racconta la linea d’ombra di un contagio e l’inevitabile congedo da esso, dall’adolescenza, ma anche da un’intera epoca.

E’ sufficiente qui ricordare che quest’ultima opera di narrativa di P.P. Pasolini rimase incompiuta a causa dell’improvvisa e tragica scomparsa dell’autore. “Petrolio” – un libro da leggere per capire il lavoro di Emanuele Trevi –  comprende “tutti i registri, narrativi, bassi e alti” della scrittura di Pasolini, con la quale Emanuele Trevi ha saputo confrontarsi, usando una lingua forte e ricca di stile narrativo, sfatando anche tutta una serie di luoghi comuni legati allo scrittore emiliano, considerato dalla gran parte della critica uno dei più importanti interpreti del Novecento italiano.
(Luigia Sorrentino)

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