A “Notti d’autore” Gian Mario Villalta

A “Notti d’autore”, il programma ideato e condotto da Luigia Sorrentino e in onda su Rai Radio1 giovedì 6 giugno 2013 alle 0:30, Gian Mario Villalta, nato in Friuli, a Visinale di Pasiano, (Pordedone) nel 1959. Laureato in Lettere a Bologna, vive e lavora a Pordenone, dove insegna in un liceo. E’ poeta, scrittore e saggista, ed è il il direttore artistico della manifestazione letteraria Pordenonelegge una delle più importanti in Italia. Nel 2011 ha vinto il premio Viareggio con la raccolta di poesie “Vanità della mente”. In una nota al libro scrive: “la morte del mondo dei dialetti non ha causato la morte dei dialetti, ma la loro migrazione, in un altro mondo, dove hanno conservato quanto potevano…”

L’AUDIO DELL’INTERVISTA A GIAN MARIO VILLALTA di Luigia Sorrentino


Nell’ultima sezione di “Vanità della mente” dal titolo MIGRAZIONI Villalta ci porta con lo sguardo alla sua terra, il Friuli, una terra di confine. E la poetica di “Vanità della mente” sta proprio dentro questa terra di confine… Una terra continuamente attraversata dai migranti alla ricerca di una condizione migliore…

In “Vanità della mente” Villalta utilizza il dialetto veneto della bassa friulana che, come tutti i dialetti, è capace più di ogni altra lingua di affermare con forza l’autentica appartenenza a un popolo. Con il dialetto ci si difende dall’aggressore… ma il dialetto è anche una lingua consolatoria, di intermediazione tra un popolo e un altro, è anche il congedo da una patria per entrare in una nuova patria…

Gian Mario Villalta, ha esordito come poeta nel 1986, presentato da Antonio Porta su Alfabeta, una rivista letteraria della quale facevano parte anche scrittori e filosofi. Romano Luperini diceva che Alfabeta è stata «l’ultima rivista del Novecento italiano, l’ultimo nucleo culturale che tenne acceso il dibattito letterario e politico fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta». Fondamentale per la formazione letteraria di Gian Mario Villalta l’incontro e il rapporto con Andrea Zanzotto, del quale Villalta ha curato con Stefano Dal Bianco il Meridiano delle “Poesie e delle prose scelte”.

Gian Mario Villalta dal 2004 ad oggi ha pubblicato tre romanzi usciti con Mondadori: “Tuo figlio”, “Vita della mia vita” e “Alla fine di un’infanzia felice” del 2013.

Nell’ultimo romanzo, l’autore ci racconta una storia che finisce dentro un’altra storia, ci parla della fine dell’infanzia  segnata da una tragedia e riflette sui rapporti tra verità, memoria e immaginazione. Villalta scrive: «Nessuno sa quanta paura e quanto dolore può provare un bambino alla fine di un’infanzia felice».

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Commenti

  1. Si, e’ vero che a volte nello specchio non ci si riconosce perche’ ci si immagina diversi o ci si ricorda di come si era.
    Nelle fotografie capita lo stesso. Si rimane sempre sorpresi della staticita’ dell’immagine su carta. Le donne si guardano molto allo specchio, ma c’e’ stato anche Narciso che si guardava in uno specchio d’acqua. Io vivo e mi sento benissimo senza specchio. Mi bastano gli occhi.
    Leggero’ “Alla fine di un’infanzia felice”. La cosa piu’ bella dei bambini felici e’ la loro confidenza e fiducia nella vita.
    Spetta a noi adulti non distruggere il fiducioso.
    Grazie a Luigia e a Gian Mario!

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