Fabio Ciriachi, “Le condizioni della luce”

Letture
Le condizioni della luce, di Fabio Ciriachi (Gaffi, 2013)

Estratto dal libro:
Durante l’esilio aretino – come ormai chiama i cinque anni di fuga da Roma e dalla professione – quando temeva di aver perso troppo tempo e troppe occasioni per sperare ancora in una ripresa, fantasticava sui salti di gioia con cui avrebbe festeggiato il successo riparatore. Ma poi la vita aveva preso strade impreviste, la fatica e la cura necessarie al lavoro s’erano rimboccate le maniche, e il tempo aveva abbracciato il tempo convertendo le lontane fantasie giovanili nella pacatezza dei suoi cinquantasette anni; esposti all’ansia, sì, ma non al fuori misura dei facili entusiasmi.
Tutto questo processo, di cui solo ora Alda abbraccia l’intero sviluppo, le sembra così conseguente e plausibile che quasi ne dubita, come di un pregiudizio. Forse la felicità può essere solo precoce, tempestiva, o comunque tanto sfuggente che poi, passato il suo momento, decade, si trasforma. Magari in nostalgia, o in un’ombra di desiderio, o anche soltanto in idea fissa che monta e monta fino a somigliare a un dovere, a un mito, a una fede.

 
Note biobibliografiche

Fabio Ciriachi, (nella foto di Dino Ignani), romano, ha pubblicato poesie, L’arte di chiamare con un filo di voce (Empiria, 1999), Il giardino urbano (Empiria, 2003), Pastorizia (Empiria, 2011), racconti, Azzurro-cielo e verde-pistacchio (Edimond, 2008), romanzi, Soprassotto (Palomar, 2008), L’eroe del giorno (Gaffi, 2010), premio “Passioni” 2010, Le condizioni della luce (Gaffi, 2013). Ha tradotto dal francese l’opera di David Mus Qu’alors on ne se souviendra plus de la Mer Rouge (Ragage-Empiria, 2005). Ha recensito libri per la Repubblica, il Manifesto, l’Unità.
Nel 2001 Alda Siverio sta per inaugurare una mostra antologica sulla sua trentennale attività di fotografa. Dal fondo di un baule emergono foto che la riportano al 1983, ad Arezzo, dove si è rifugiata per sottrarsi ai contraccolpi degli anni di piombo. Fa la cameriera, ha pochi amici, una relazione insoddisfacente. Sarebbe destinata a spegnersi nella routine se un giorno una sconosciuta, costringendola a fare i conti col passato, non la restituisse alla sua professione. È l’inizio della metamorfosi che le cambierà l’esistenza. Con una lingua lineare e avvolgente, la vicenda di Alda Siverio tocca i temi dell’amicizia femminile e del conflitto vita-morte. E si fa emblematica di quanti, nella generazione che visse i grandi cambiamenti della nostra storia, intuendo i rischi di uno sfrenato protagonismo, provarono a «vivere in secondo piano ma con perizia».

PAOLO FALLAI

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Commenti (3)

  1. Grazie Luigia, “Le condizioni della luce” aveva bisogno di un po’ di visibilità, grazie davvero perché senza essere visti non si esiste, o quanto meno non in relazione ai lettori, fine ultimo di ogni libro edito.

  2. Direi, piuttosto, che non si esiste se manca la “comunicazione” di ciò che l’autore vuole comunicare e, semmai, discutere con altri, attraverso la sua opera (poesia, prosa o musica, o altro linguaggio). Lo stesso autore confrontando il suo punto di vista con altri punti di vista apprende e si arricchisce. Il fine ultimo per cui si scrive e si edita è il bisogno di comunicare e di ascoltare la reazione dei fruitori rispetto a ciò che si comunica… La comunicazione più “utile” e produttiva è sempre uno scambio di opinioni e di informazioni…

  3. La farfalla sulla copertina del libro incute una certa paura, un sentimento sgardevole, ricorda una crocifissione assimetrica con spilli… povera farfalla, perche’ imprigionarla, torturarla?
    Poi si percorre la pagina e si vede la foto dell’autore, l’espressione di un uomo gentile.

    Certo quella farfalla non puo’piu’ raggiungere la luce, ne’ la metamorfosi. Peccato che ci manchi il rispetto per gli esseri effimeri. Tante volte penso a come sarebbe terribile il destino di un uomo “collezionato”.

    Quando verro’ in Italia, comprero’ “Le condizioni della luce”.

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