Fabio Ciriachi, “Una grigia e sottile pioggia obliqua”

Fabio Ciriachi, credits ph Dino Ignani

DI FABIO CIRIACHI

 

 

Ho visto il segreto della scrittura! L’ho visto a forza di leggere e leggere nonostante gli equivoci che la cosa comporta, l’ho visto dopo aver perso tempo a cercare il dettaglio sbagliato nel posto sbagliato, ad amare forme deformanti, a pretendere la risposta quando mancava la domanda. L’ho visto mentre seguivo argomenti tutti in apparenza buoni, e invece tutti prossimi a concludersi nel nulla; stelle spente che non curavo neanche con un minimo di funerea pietà.

Averlo visto è stato destabilizzante. Mi ha spinto a chiedermi, addirittura, se non fosse meglio la miopia; soprattutto davanti a cose simili a quella appena vista. Da miopi, si possono utilizzare cartografie di facile uso; i luoghi dove giudicare e essere giudicati non mancano e sono sempre molto frequentati, ci sono giochi condivisi, ruoli un po’ egemoni e un po’ gregari, niente di particolare, quanto basta per avere voce in capitolo in qualche singolo capitolo, e per non averne in quell’opera dove tutti i capitoli sono occupati da altre voci che però, dopo aver detto la loro, lasciano il posto a chi vuole dire la sua, e si può tornare a fare una nuova lettura dell’opera o di qualche suo capitolo che magari includa nuove sfumature di senso, campi di vocalizzi anche incolti dove di sera sia possibile sentir risuonare domande non proprio capitali ma capaci di suscitare un certo interesse, tipo quanto umanesimo c’è (o c’era) nel futurismo? E altre che non dico, tanto è lo stupore per quello che ho visto, inimmaginabile fino a qualche ora fa quando, dal letto, guardavo con un po’ di magone il giorno scolorire contornato dal rettangolo della porta-finestra spalancata. Poi, senza neanche dover riprendere in mano il libro, ma solo rimuginando intorno a qualcosa appena letta, improvvisamente ho visto. Continua a leggere

Fabio Ciriachi

 

fabio_ciriachi(Fabio Ciriachi, fotografato da Dino Ignani)

Da un’idea di Luigia Sorrentino
A cura di Fabrizio Fantoni
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Autoritratto, di Fabio Ciriachi

Sono una persona stanca. La maschera comincia a cedere, le fessure si allargano, l’identità sta per mostrarsi, e questo non è un bene. (“Persona”, dall’etrusco phersu, maschera. “Maschera”, dal preindeuropeo masca, strega. “Strega”, variante popolare del greco strix, uccello notturno… non c’è scampo nell’etimologia). Al buio, il mio sbattere d’ali stenta, perde il volo. Non esistono più sonno e veglia, sogno e realtà, finzione e finzioni. C’è un lento ripassare le immagini predilette, un sereno carezzarle con gli occhi di dentro. Continua a leggere

Fabio Ciriachi, “Uomini che si voltano”

 

uominiA Roma, sabato 13 dicembre 2014, presentazione del romanzo di Fabio CiriachiUomini che si voltano” (Coazinzola Press, 2014). Intervengono all’appuntamento presso Empiria (Via Baccina, 79), Massimo Barone e l’autore.

SINOSSI
Un lungo viaggio nella storia degli ultimi decenni attraverso le avventure di Diego, Harry, Silvia, il Maestro, Paola,  Ivan, la regina, che furono giovani sul finire degli anni Sessanta e scelsero modi non convenzionali per affrontare una realtà che sempre più si mostrava contraria alle utopie. Sfumati i confini tra fallimento e riuscita le loro esistenze, come fossero le “risultanti” di forze contrapposte e nemiche, incedono nella Storia eccentriche e sofferte declinando amore, figli, lavori improbabili dove ciò che resta della “fantasia al potere” assume le caratteristiche di una capacità di sopravvivenza cui non fanno difetto lati tragicomici. L’uso abile del registro meta-letterario e la continua alternanza dei punti di vista – per cui i testimoni a volte raccontano dicendo “io”, a volte attraverso le più ampie possibilità del “narratore onnisciente” –  danno alla formula insolita del “romanzo a racconti” un carattere polifonico che trova sempre, sia nel picaresco che nel drammatico, la voce più giusta per arrivare alle orecchie e all’intelligenza emotiva del lettore. Continua a leggere

Fabio Ciriachi, “Le condizioni della luce”

Letture

di Andrea Carraro

Consiglio caldamente “Le condizioni della luce” (Gaffi), nuovo romanzo dello scrittore-poeta Fabio Ciriachi, per parecchi motivi. Anzitutto perché è uno dei pochissimi romanzi italiani che racconta in modo onesto e affidabile un periodo della nostra storia nazionale sovraesposto nell’immaginario collettivo ma poco o male rappresentato sia nella nostra narrativa che nel cinema: e cioè gli anni 70 (e i primi anni 80) con i suoi ideali palingenetici, con le sue derive terroristiche, con i soprassalti repressivi del potere, con le sue utopie collettive così recisamente contraddetti dai decenni successivi. Ciriachi in questo libro fa insomma i conti con la nostra storia, in uno dei momenti topici del secolo scorso, mettendo in scena dei personaggi che non sono proiezioni ideologiche dello scrittore, o macchiette da commedia, ma delle figure reali, antropologicamente e psicologicamente e socialmente credibili. Proprio come ne “L’eroe del giorno” (precedente romanzo di Ciriachi), “La Storia, quella con la s maiuscola”, non è mai una presenza didascalica e ornamentale. ma reagisce con l’esperienza dei personaggi influenzandone anche pesantemente scelte e motivazioni. Continua a leggere

Fabio Ciriachi, “Le condizioni della luce”

Letture
Le condizioni della luce, di Fabio Ciriachi (Gaffi, 2013)

Estratto dal libro:
Durante l’esilio aretino – come ormai chiama i cinque anni di fuga da Roma e dalla professione – quando temeva di aver perso troppo tempo e troppe occasioni per sperare ancora in una ripresa, fantasticava sui salti di gioia con cui avrebbe festeggiato il successo riparatore. Ma poi la vita aveva preso strade impreviste, la fatica e la cura necessarie al lavoro s’erano rimboccate le maniche, e il tempo aveva abbracciato il tempo convertendo le lontane fantasie giovanili nella pacatezza dei suoi cinquantasette anni; esposti all’ansia, sì, ma non al fuori misura dei facili entusiasmi.
Tutto questo processo, di cui solo ora Alda abbraccia l’intero sviluppo, le sembra così conseguente e plausibile che quasi ne dubita, come di un pregiudizio. Forse la felicità può essere solo precoce, tempestiva, o comunque tanto sfuggente che poi, passato il suo momento, decade, si trasforma. Magari in nostalgia, o in un’ombra di desiderio, o anche soltanto in idea fissa che monta e monta fino a somigliare a un dovere, a un mito, a una fede. Continua a leggere