Yves Bonnefoy, “L’ora presente” & video-intervista

Nello scaffale
a cura di Luigia Sorrentino

Yves Bonnefoy una delle voci più importanti in assoluto della poesia del Novecento, alla soglia dei novant’anni ci presenta una nuova opera: “L’ora presente”. Nella traduzione di Fabio Scotto il grande poeta francese raccoglie poesie e prose che aprono alla meditazione attraverso una serie di immagini, brandelli di immagini e di simboli, con una lingua controllata e vigorosa, cangiante e ricca di lirismo. Tra i temi centrali dell’opera la questione dell’essere e del non essere più, del senso e della mancanza di senso, in rapporto alla realtà del nostro tempo. È un libro che prosegue, senza il minimo cedimento e con nuove acquisizioni, la ricchissima avventura di pensiero poetico dell’autore.

Yves Bonnefoy, in “L’ora presente”, compone un testo articolato in una serie di componimenti in versi (con prevalenza di sonetti) e di prose poetiche (o veri e propri microracconti lirici) nelle quali sembra veder riaffiorare – o voler recuperare – quelle impressioni o quei bagliori misteriosi, onirici (e rivelatori), che la mente reprime o allontana nel normale tempo di veglia. Il pensiero del poeta si muove liberamente in un intrico di visioni, oscillanti tra ricordo e invenzione, o contemplazione, poiché infatti “la memoria non la smette di rialzarsi”, e dove il problema e l’equivoco dell’essere e del non-essere, del senso e del non-senso, che assalgono la nostra epoca, risulta sempre più pervasivo e stringente. Bonnefoy introduce le figure di Amore e Psiche, di Eros e della morte, che diviene, quest’ultima, un’ombra ricorrente, un’immagine di strenua vigilanza, più che di minaccia, che si rinnova quasi di pagina in pagina.

Nella video-intervista di Luigia Sorrentino il poeta Yves Bonnefoy intervistato a Napoli nel 2011 in occasione del conferimento a Bonnefoy della Laurea Honoris Causa.

http://www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2011/11/bonnefoy_05112011.mp4

L’ORA PRESENTE

I.

Guarda!
Un lampo invade il cielo, stasera ancora,
Prende la terra nelle sue mani, ma esita,
Quasi si immobilizza. Si è creduto.

Una frase, una firma, no, vacilla,
Lo vediamo che cade, illuminante,
nelle braccia l’uno dell’altra;
Sonno e morte.

Il lampo, un’illusione,
Anche il lampo.

Un’illusione, la forma
Che si dispiega, un sogno
Che abbraccia la forma, e cadrà
Con essa, spezzata,
spossata di se stessa, a quei confini,
Laggiù la nostra notte di qui,
L’ora presente.

Guarda, vedi.

Guarda teologo,
Non credi che Dio
Si sia stancato d’essere?

Tu immagini
Che egli non possa finire, essendo infinito,
Con sé
Ma tu sai che nessun sacrificio, ai suoi altari,
Neanche il sacrificio di suo figlio,
Più ridesta il suo desiderio.

Si volta
Verso colei che dormiva accanto a lui,
L’anima del mondo,
Sfiorerà il suo braccio, la sua anca nuda,
Non la risveglierà.

Scenderà
Nei suoi giardini, di terrazza in terrazza,
Fermandosi, talvolta,
Come quelle bestie
Che d’un tratto s’immobilizzano
Per un rumore, un’ombra,

Non ascolterà
Lo stormire del cielo. Né tanto meno
il grido della disperazione. Neppure
l’urlo della bestia sgozzata,
Neppure
le note incerte dello zufolo
Di un pastore attardato sotto l’ultimo faggio.

[…]

Yves Bonnefoy, nato a Tours nel 1923, professore emerito al Collège de France di Parigi, è poeta, prosatore e saggista. Ha tradotto Shakespeare, Donne, Keats, Yeats, Petrarca, Leopardi, Pascoli ed è autore di studi fondamentali sulla poetica e sull’arte. Ritenuto oggi il massimo poeta francese vivente, più volte candidato al Nobel per la letteratura, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. In Italia ha pubblicato diverse raccolte: Movimento e immobilità di Douve (1969), Ieri deserto regnante (1978), Pietra scritta (1985), Nell’insidia della soglia (1990), Quel che fu senza luce. Inizio e fine della neve (2001), Le assi curve (2007). Il volume L’opera poetica, a cura di Fabio Scotto, è apparso nei Meridiani Mondadori nel 2010.

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Commenti (4)

  1. Si, e’ molto bella e tu sei molto brava. Conservi una distanza affettuosa ed una tecnica ammirevole. Io gli avrei detto che sono poeta anch’io…lo avrei provocato un po’…anche se ha i capelli bianchi, il suo animo e’scherzoso… E’ vissuto a lungo in Provenza, una specie di auto-esilio poi se n’e’ stancato ed e’rientrato nel mondo, all’universite’ d’Aix,… l’ho rincontrato in Massachusetts a Williams Town dove leggeva le sue poesie con la stessa monotonia e lo stesso modo di guardare il pubblico come per chiedersi “Sono ancora tutti presenti!? Non leggo a me stesso!”.
    Non sapevo che avesse tradotto alcuni poeti italiani, gli piaceva parlare solo in francese…la lingua amica che lo proteggeva. Gli studenti lo hanno sempre amato perche’ sapeva essere presente. Grazie Luigia!

  2. Cara Adriana,
    grazie!
    Ho incontrato più volte Bonnefoy, certo che lo sa che scrivo poesie! Ma “il centro” dell’intervista è sempre e solo l’intervistato… 🙂

  3. E si, per questo la tua tecnica e’ ammirevole, non solo in questa intervista, ma in tutte le tue che ho letto…sai mantenere la distanza e lasci pieno spazio all’intervistato che
    si sente a suo agio. Un vero talento che pochi giornalisti hanno…

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