In memoria di te, Gino De Dominicis

Appuntamento

Gino De Dominicis è uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Per esprimere la sua creatività adottò diverse tecniche, la pittura, la scultura, la filosofia, l’architettura.
Scomparve dalla scena pubblica il 29 novembre del 1998, circa 15 anni fa. In realtà, racconta il gallerista romano Pio Monti, marchigiano come De Dominicis e suo grande amico, è proprio di scomparsa che bisognerebbe parlare, non di morte, perché un artista come lui, che ha lavorato sul tema dell’immortalità non può banalmente morire come muore chiunque. Ecco, dunque, che potremmo immaginare De Dominicis come uno che è partito per un paese lontano, come un’essere che si trova in una situazione temporanea, ma anche illimitata, toccato dalla grazia, posto al di sopra del tempo e dello spazio, creatura regale.

Mozzarella in carrozza è una delle prime opere di Gino De Domenicis. Venne esposta all’Attico di Fabio Sargentini, in Via del Paradiso, a Roma, nel 1970, in una mostra collettiva. All’inaugurazione del MAXXI – il 28 maggio 2010, con le mostre Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi; Gino De Dominicis: L’immortale; Kutluğ Ataman. Mesopotamian Dramaturgies; Luigi Moretti. Dal Razionalismo all’informale – la stessa opera è stata esposta con all’interno una mozzarella di plastica che le ha tolto l’aspetto tautologico, quello più importante per l’artista, e cioè di una vera mozzarella in una vera carrozza, ferma nel tempo. Già, perché l’ossessione di Gino De Dominicis è stata l’immortalità, l’eterno. Dovremmo ricordarlo come un volto che si allontana nella profondità di un tempo originario. 

In un’intervista uscita recentemente su Artribune Pio Monti racconta di aver venduto un appartamento per comprare Mozzarella in carrozza. Ma i critici dell’epoca non erano in grado di capire Gino De Dominicis, definito un artista “troppo” stravagante. Per capire la sua arte bisognava frequentarlo, avere a che fare quotidianamente con lui. Perché De Dominicis era un artista che interveniva direttamente sullo spazio e sul tempo, per allungare il suo percorso “interiore”.

Un’altra opera molto significativa di De Dominicis è del 1971: “D’IO“, anch’essa esposta per la prima volta alla Galleria L’Attico e poi alla 36esima Biennale di Venezia del 1972. Era accompagnata dalla riproduzione sonora di una vigorosa risata continua, registrata e diffusa in galleria e nelle strade circostanti.

Attraverso un’operazione, giocata sulla duplicità del significato del titolo, De Dominicis forza l’umano fino a renderlo divino. Il passaggio da una condizione all’altra viene mutato in un’ironica risata. Il lavoro nel suo complesso, azzerra le modalità, i materiali, la poetica del fare arte fino a quel momento segnando la strada al rinnovamento linguistico degli anni Settanta.

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Commenti (2)

  1. Quello che mi preoccupava da bambina era come la mozzarella in carrozza potesse entrare nel forno… “mozzarella in carrozza al forno”… “Quando andremo a Roma mangeremo la mozzarella in carrozza al forno!” Mi diceva mio padre ed io lo guardavo zitta… Era un assurdo difficile, incomprensibile viste le dimensioni della carrozza e del forno e poi la mozzarella cosi’ piccola!…la carrozza non l’ho mai immaginata nera. Di Gino De Dominicis ricordo la “vigorosa risata continua” … la continuita’ la rendeva spaventosa, una divinita’da temere. “La mozzarella in carrozza” qui fotografata e’ assolutamente inaspettata.

  2. Gino era l’artista dell’inaspettato. Direi anche un anticipatore dell’inaspettato, caratteristica di alcuni recenti poeti. Non solo italiani… 🙂

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