Lidia Sella, “Eros, il dio lontano”

Letture

“Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente”
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Più che una raccolta di liriche, “Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente” di Lidia Sella è un labirinto di immagini luminose, animate da una sotterranea energia fantastica, quasi un flusso di coscienza. La poetessa sembra rivolgersi non a un lettore (sia pure schermato, come accade a tanti autori della poesia contemporanea), ma all’oggetto stesso del testo, vale a dire Eros: è una sorta di dialogo con il dio, il duplice Eros della tradizione mitica dei Greci, il piccolo demone che fa nascere l’amore in ogni anima, ma anche la grande divinità delle cosmogonie orfiche. Nella sostanza, “Eros, il dio lontano” non è poesia del frammento, ma piuttosto un poemetto o una meditazione poetica che segue il suo coerente percorso: e così andrebbe letto. C’è qualcosa di intimamente pagano in questi versi; è la percezione di una forza interna alla natura, la forza cosmogonica dell’Eros di Esiodo, l’energia che anima ogni atomo dell’universo e persegue il suo disegno cosmico attraverso leggi segrete, di cui l’uomo percepisce in sé solo l’estrema ricaduta: la sofferenza o l’ebbrezza o l’illusione che lo tocca nel suo essere effimero, mentre dal canto suo Eros è immortale e scavalca il tempo. E così il sogno degli dei Olimpici di eterna bellezza, vitalità, gioia, bastevole a se stessa e non orientata alla contemplazione del Tutto, si riassume nella potenza di Eros.

Uno dei percorsi più suggestivi in questo poemetto è il nesso tra Eros e tempo. Sin dalle origini dell’universo “tutti gli inquilini del tempo”, non soltanto gli esseri superiori, ma qualsiasi creatura che abbia una sia pur fugace esperienza dell’esistere, possono conoscersi solo attraversando l’esperienza dell’amore, anche se Eros impone una legge crudele, perché riserva “ai mortali solo amori mortali”.
Il testo ripercorre la storia di Eros partendo dalle pieghe desolate di un cosmo bambino per terminare con la rovina dell’amore, che ha perso il suo senso nel mondo occidentale, gremito di Erinni traslocate nelle metropoli europee per seminarvi “ira e bufera”. La crisi di Eros, lo smarrimento della sua dimensione profonda, che i Greci avevano saputo intuire, è la causa della gran fiammata che devasta la nostra civiltà. I versi di Lidia Sella, via via che il discorso avanza, si caricano di nostalgia, dolore, rabbia, contro coloro che hanno cacciato Eros e logorato la fibra stessa della civiltà occidentale. Perché Eros ha tra noi molti nemici, per incultura o mediocrità spirituale: l’homo oeconomicus, il femminismo rabbioso, il consumismo, tutto ciò che alimenta il cupio dissolvi della cultura occidentale, resa sterile appunto dalla scomparsa di Eros.
Si avverte un certo aristocratico disdegno nell’ultima parte del poemetto. Però l’autrice invita anche a sognare: Eros si è allontanato, ma un giorno forse potrebbe riapparire. Essendo la forma fondante dell’universo, continua la sua strada nel tempo, indifferente alla cecità di chi lo ha rinnegato.

Giulio Guidorizzi

Cosmo innamorato

Una virgola nel buio, la Via Lattea.
Attorno, cento miliardi di galassie già svelate.
E, nelle pieghe desolate del cosmo,
astri solitari danzano in eterno.

Tutti gli inquilini del tempo
– multiformi creature misteriose
animali dotati di coscienza
bestie feroci
protozoi, virus, ectoplasmi,
felci, alberi e spugne –
qui sul pianeta azzurro
o a distanze inimmaginabili
vivono ricamando
il loro destino d’amore.

L’ossigeno desidera idrogeno
il mare le nuvole
il vento la sua musica.

Giovani quark innamorati
si riversano a sciami
su campi di leptoni fioriti.

E particelle gemellate
affluenti fratelli
sognano amore.

Armonia
piacere
bellezza
le scialuppe cui aggrapparsi
per non scivolare nel gorgo.

Legioni di cellule
vincolate a un’attività incessante
perché lo spettacolo
– l’emozione –
non abbia fine.

Fa orrore un esilio perpetuo.

In ogni angolo dell’universo,
gli esseri viventi eludono le catene
la calamita del nulla.

Forse per atavico impulso
a spartirsi il fardello,
atomi si aggregano
rocce si fondono
nebulose s’abbracciano
mani s’intrecciano.
Corpi si cercano.

*

I terrestri e l’Olimpo

Ma sulle imponderabili piste del mondo
in preda al miraggio
all’illusione
di non morire del tutto
quante vittime e lacrime
senza età né latitudine.

Nessuno fra noi mortali
ha mai avuto la vita
che avrebbe desiderato
perciò fingiamo
d’aver almeno trovato
l’anima gemella.

Tutti smaniosi di scalare l’Olimpo
con funi fabbricate nei sogni
mentre cadaveri di amori ideali
si ammucchiano in fondo ai dirupi.

Da lassù, gli dèi
sorvegliano i nostri insuccessi.
E ridono
di tanta fatica sprecata.

Per noi infatti hanno riservato
solo qualche sprazzo d’immortalità
brevi orgasmi
crude illuminazioni.

 
Chi ci guadagna?

Aboliti i confini
tutto s’annacqua:
nel recinto del sacro
solo terra bruciata.

E se Eros ci avesse piantati in asso
perché qualcuno lo tiene segregato?

Il demone bifronte
del consumismo
ha pianificato il nostro genocidio
nei minimi dettagli.

Prima intontiti dall’opulenza,
ora paralizzati dalla crisi,
troppo logori e smidollati
per ribellarci:
noi Europei,
tragiche comparse
di questa rivoluzione macabra
e suicida.

Se qua e là andasse raccogliendo
indizi e testimonianze,
Eros scoprirebbe
che le prime femministe
avevano condotto battaglie
sacrosante
in difesa dei diritti della donna.
E con un certo garbo.

Poi schiere di baccanti
represse e livorose
travolte da un vortice ctonio
si sono buttate nella mischia
sventolando pretese velleitarie
e sgangherate.

Per accorgersi
troppo tardi
di essere oggi sfruttate
il doppio
– in casa e fuori –
dopo aver incenerito
in un gran falò
tanti privilegi
già acquisiti.

Ignare pedine
d’un disegno eversivo
planetario,
le donne emancipate
– lavorando di più –
hanno meno libertà
meno tempo,
quindi meno affetti.

In compenso si sono aggiudicate
un maggior potere
d’acquisto
che consente loro di corteggiare
i fuochi fatui della moda,
in ogni possibile loculo
merceologico.

Erano davvero questi
gli obiettivi

*

Il filo di Arianna

Chissà se Elena,
appiccando il fuoco alla roccaforte del potere virile,
aveva previsto che sarebbe divampato un incendio
di tali proporzioni
e tanto ostico da domare?

Femminismo
antifemminismo
vietato escogitare una terza via?

Se Dedalo ci ha rinchiusi nel labirinto
perché almeno non tentare la fuga?

Quei due filari di pini marittimi
ai lati del viale
non intrecciano forse le loro fronde
a formare un’unica volta ombrosa?

Non senti la commozione
nel tiepido meriggio
quando dai turchesi antipodi del cielo
languida luna e abbacinante sole
possono guardarsi ancora
sia pure per poche ore?

Se lui e lei si contentano
sui loro visi nevica felicità?

Quando nulla si aspettano
allora il dio li premia?

La speranza sfibra.
Più agili
senza la sua zavorra?

Ma se la sua Euridice
Orfeo rapisse all’Ade
e il loro volo di gabbiani riprendesse
ala contro ala
verso la sfolgorante meta
potremmo infine ricordare
quant’era dolce morire per amore
vivere per amare
disciogliere la morte
nell’eternità d’un bacio?

Banche del seme
uteri in affitto
fecondazione assistita
acrobazie della moderna scienza
ma quanto più allettanti
i metodi naturali.

Cento miliardi di neuroni
con trilioni di possibili connessioni:
non esiste computer più sofisticato
del cervello umano.
E assorbe meno energia
di una lampadina.
Perché dunque non sfruttarlo?

Per le figlie della luna
è così difficile comprendere
che ai nostri compagni
non si può chiedere di essere come noi
ragionare come noi
agire
e reagire
come noi
provare
ciò che proviamo noi?

Per una ragione elementare
perché l’uomo
non è come noi:
ha sentimenti
linguaggi
priorità
molto diversi.

Più criptico
il suo romanticismo:
insofferente
alle smancerie,
troppe parole
lo indispettiscono,
si scorda
gli anniversari,
ma nel suo intimo
è gelosissimo
e, se ama profondamente,
non smetterà mai di coccolarla
col pensiero,
nemmeno se Beatrice
già risiede nell’Aldilà.

Il ciclone ideologico
che ha deviato la nostra traiettoria etica
non potrà mai sovvertire
anche le leggi della fisiologia.

Un funambolo, il pène,
in equilibrio precario
sulla corda di quel desiderio
che la femmina sapeva tendere
con malizia.

Nel momento in cui la nostra aggressività
sicumera e petulanza
avranno a tal punto asfissiato i maschi
da derubarli del piacere di accoppiarsi
e prolificare
noi donne periremo insieme a loro?

Lidia Sella, nata a Milano, laureata in scienze politiche, giornalista free-lance, ha collaborato con alcuni quotidiani (Il Giornale, L’Indipendente, Libero, etc.) e numerose riviste (Gente, Gioia, L’Europeo, Lo Specchio, Corriere Medico, Spazio Casa, Donna & Mamma, Viversani & Belli, Grand Hotel, etc.).
E ha pubblicato quattro libri: “Amore come…”, Sonzogno, 1999 (50.000 copie); “La roulette dell’Amore”, Bur, 2000 (50.000 copie); “La figlia di ar – Appunti interiori”, La vita felice, 2011 (alla IV° edizione); “Eros, il dio lontano – Visioni sull’Amore in Occidente”, La Vita Felice, 2012 (alla III° edizione).

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