L’Italia che risuona

Rai Educational presenta in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Roma domenica 17 novembre 2013 alle 16.00, all’interno dell’Auditorium Spazio Arte Movie il progetto L’Italia che risuona,  un ciclo di puntate monografiche dedicate alle tradizioni musicali del nostro Paese.

Dopo sessant’anni dalla storica ricerca etnomusicologica condotta da Alan Lomax e Diego Carpitella – che ha prodotto la più importante collezione sonora di musiche popolari italiane –  Rai Educational ritorna sul campo per documentare lo stato di conservazione e trasformazione del nostro patrimonio artistico culturale. La ricerca scava nel cuore profondo del Paese facendo emergere storie e realtà originali segnate dalla volontà di riscoprire le proprie radici culturali. (Nella foto, degli anni Cinquanta, un momento del rito della processione del Venersì Santo a Sessa Aurunca, Caserta.)

A cadenzare il viaggio dell’Italia che risuona, il calendario di alcune tra le cerimonie festive più belle dell’anno della Campania: la festa di Sessa Aurunca protagonista della prima puntata. Ma il viaggio arriva in Val D’Aosta dove si tramandano gli antichi canti in patouè valdoten, fino alla Sardegna e ai  suoi launeddas, stumenti  a fiato caratteristici della tradizione rurale sarda. E ancora, a Formia, con i giovani suonatori di organetti e zampogne, i suonatori di arpicella lucani e il canto della Passione del Venerdì Santo di Giuglianello. Chiudono i giovani cantastorie siciliani di Paternò, invitati al Parco della Musica di Roma come ospiti speciali del “Si canta maggio”. 

Il programma, condotto da Ambrogio Sparagna andrà in onda ogni martedì dal 19 novembre alle 01.10 su Raitre. La prima puntata è dedicata a “Il Miserere di Sessa”. La particolare morfologia di Sessa Aurunca e il profondo legame al Salmo di Davide fanno questo antico borgo medievale la Gerusalemme della Campania. 

Da secoli viene custodito uno struggente esempio polifonico di Miserere, interpretato da un trio di Cantori appartenenti all’antica confraternita del Santissimo Crocifisso. Da qualche anno sono proprio i più giovani confratelli gli interpreti di questo canto che richiede grande abilità tecnica ed esecutiva.

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