Giovanni Agnoloni, “Partita di anime”

 

partita-di-anime-di-giovanni-agnoloni-0Nota di Marino Magliani

Non sapevo cosa significasse spin-off – tanto bene non l’ho capito ancora adesso -, ma durante una presentazione di Partita di anime (Galaad, 2014) [LINK: http://www.galaadedizioni.com/partita-di-anime/], alla libreria Bonardi di Amsterdam mi hanno insegnato che spin-off significa “costola di“… E, nel nostro caso, Partita di anime lo è di Sentieri di notte (Galaad, 2012) (LINK: http://www.galaadedizioni.com/sentieri-di-notte/].

Il libro è composto da due racconti, ambientati in due luoghi diversi, ma le cui atmosfere sembrano nascere dalla stessa sorgente. Una specie di introduzione fa da cerniera e lega le due storie. Un’altra cosa, che avverrà in un futuro neanche troppo lontano, lega a sua volta i racconti: la fine del sistema, ossia la fine dell’era internet.

Iniziamo dal primo e lungo racconto. E’ ambientato ad Amsterdam, tra il Vondel Park e i canali del Keizersgracht. Vlaminck è un giornalista, incaricato di far luce sulla morte di un assicuratore italiano. Questa storia è un binario, e scorre parallelamente a un’altra storia, quella di una donna, anch’essa interessata alla morte Ettore Olivieri, l’assicuratore italiano. I canali di Amsterdam, i principali, sono il Keizersgracht, il Prinsengracht e l’Herengracht, viaggiano anch’essi paralleli e formano un semicerchio chiuso dallo IJ, il bacino sul quale si affaccia la Centraal Station. Il terzo canale è il lettore, stimolato a montare le ipotesi delle voci del racconto. Giovanni Agnoloni è narratore dalla scrittura pulita e sorvegliata, mai banale, impegnata a tessere un mosaico geografico e psicologico, a dare voce alle anime della storia e ai luoghi: bellissimo il brano durante il quale la storia “riposa” nell’oasi del Begijnhof, un autentico chiostro pacifico in mezzo alla città eppure fuori della cloaca, nel silenzio. E qui – prima di passare al secondo racconto – non posso non soffermarmi su quel fatto per niente sorprendente che fa di Amsterdam il desiderato cosmo di tante generazioni di narratori italiani. Ultimamente, intendo negli ultimi decenni, sarà certamente anche per il grande lavoro che sta volgendo la libreria Bonardi, con le sue antologie di racconti di scrittori italiani tradotte in nederlandese, penso a Denkend aan Holland, e con l’opera di promozione della letteratura italiana (mi vengono in mente ultime presentazioni, quella Giovanni Agnoloni e quella dell’opera di un altro autore fiorentino, peraltro geniale e poliedrico come Vanni Santoni). E mi viene in mente il Vondel Park narrato da Tondelli (il caso: il parco confina la Vossiusstraat dove ha sede la casa editrice Serena Libri, altra istituzione che ha tradotto tantissima letteratura italiana, dai classici alla contemporanea) e la Amsterdam di Francesco Campora, un bravo narratore, scomparso troppo presto.

Il secondo racconto di Agnoloni, Il sepolcro del nuovo incontro, è ambientato a Firenze. Il tempo, l’abbiamo detto, lega le due storie: la fine dell’epoca della rete. Qui abbiamo un personaggio, un intellettuale, scrittore, che decide di andare a vivere in uno strano luogo, un vecchio cimitero, che tuttavia non lo inquieta – sarà perché è già di per sé fin troppo tormentata la sua vita – ma non riesce neanche a rinfrancarlo, spezzato com’é da una relazione amorosa conclusa. In questo racconto flanerista, il protagonista vaga attraverso Firenze, come per ritrovare i pezzi di se stesso, fa uso di una sostanza liquida che tiene in un flaconcino, e a tratti assomiglia a certi personaggi tabucchiani di Requiem.

Partita di anime, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni, 2014)

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Commenti (2)

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