Vijay Seshadri, Premio Pulitzer Poesia 2014

 

premio_pulitzer_poesia_2014Nota di Nicola D’Ugo

Il Premio Pulitzer 2014 per la poesia è stato assegnato il 14 aprile 2014 a Vijay Seshadri per la raccolta poetica 3 Sections (3 sezioni), edita da Graywolf Press. Seshadri è il primo autore asioamericano a vincere il più prestigioso premio di poesia statunitense. Nato in India nel 1954, si è trasferito con la famiglia negli Stati Uniti all’età di cinque anni, è cresciuto nell’Ohio, dove il padre ha insegnato chimica all’università, per poi trasferirsi a New York, dove vive tutt’oggi. Ha iniziato a scrivere poesia a sedici anni, enormemente influenzato dai poeti dell’epoca. Laureatosi all’Oberlin College in Ohio, ha conseguito una laurea magistrale alla Columbia University di New York, per poi passare al dottorato in Lingue e letterature del Medio Oriente, senza portarlo a termine.

Critico e poeta stimato, è stato redattore del New Yorker e ha collaborato a testate di spicco, tra cui The Paris Review, Poetry, The New York Times e The Nation. Attualmente è direttore del corso magistrale di scrittura saggistica al Sarah Lawrence College di Yonkers, vicino a New York.

Di là dalla formazione accademica che caratterizza numerosi scrittori americani emergenti, Seshadri, nonostante l’estrazione accademica paterna, ha fatto i più svariati lavori, dal camionista al pescatore, al tagliaboschi, vivendo in diversi stati. Nel 1989 è andato a vivere in Pakistan per studiare la poesia urdu.

3 Section è il suo quarto libro di poesie, pubblicato, come i primi due, dall’editore non profit Graywolf, che anche nel 2011 aveva pubblicato il libro vincitore del Pulitzer per la poesia: Life on Mars, di Tracy K. Smith.

pulitzer_2014Questa la motivazione del Comitato del Pulitzer: «Conferito a “3 Sections,” di Vijay Seshadri (Graywolf Press), una avvincente raccolta di poesie che esamina la coscienza umana, dalla nascita alla demenza, con una voce che è alternativamente spiritosa e seria, compassionevole e impietosa.»

La poesia di Seshadri è caratterizzata da un andamento discorsivo, quasi prosastico, ed è scritta in versi liberi di diversa lunghezza, nei quali, all’occasione, l’autore inserisce rime e pararime, molto liberamente. Si tratta di una poesia riflessiva, talvolta truce, talaltra mite e toccante, a tratti apparentemente scanzonata, benché tale andante leggerezza sia poi riguadagnata all’epifania, al motto dei versi finali, tesi ad aprire gli occhi al lettore, con una morale ribaltata che non ha, quale sua più precisa finalità, segnalare certezze e chiudere in un quadro risolto le situazioni, ma smitizzare la buona coscienza e le sue figurine, i fantocci e gli idoli tipici della nostra quotidianità: un esempio in tal senso è il componimento «Three Persons» (Tre persone).

In «Rilettura», qui proposta in una mia traduzione, il David Copperfield di Dickens viene, appunto, riletto in un’ottica matura svincolatasi dal mito originario, attraverso un gesto critico che si riappropria direttamente dell’esperienza umana ‘agendola’ sul vissuto interiore e rendendo, se non maliziosa, quantomeno scorretta la morale di Copperfield, il suo modo di vedere la vita, la quale è più variegata e più problematica delle soluzioni del protagonista del romanzo omonimo.

Ne «Il numero immaginario», anch’essa qui proposta in traduzione, Seshadri oppone quella cosa «impossibile» e «utile» che è l’«anima» alla «coscienza» osservatrice, la quale è appunto «imbonita», ammansita e rappacificata nel mettere in relazione abitudinaria e servodromistica ciò che le si para davanti, senza cogliere l’ulteriore complessità della vita reale e del mondo, i quali non sono riconducibili a chiuse formule convenzionali, a soluzioni facili e abituali prese in eredità dall’uomo. Di qui l’uso della «radice di meno 1», la quale ha messo in crisi la matematica così com’era stata precedentemente immaginata, fino a costituire l’unità dei numeri complessi, tramite i quali la matematica stessa venne estesa. Il paradosso della «radice di meno 1» (il cui risultato è inaccettabile nei numeri reali, ed ha, nei numeri complessi, due risultati entrambi validi: i e -i), nonché dei numeri complessi stessi che ne derivano, dà luogo a varie applicazioni nell’uso delle tecnologie, le quali non sono affatto meramente ‘immaginarie’ (Cartesio chiamava i numeri complessi «numeri immaginari», appunto), ma anche molto concrete e materiali (tipo prendersi una scossa elettrica o produrre energia per le comunità umane). Nel soffermarmi su un suo passo, ho usato molte più parole di quante ne abbia usate Seshadri stesso, a prescindere dal fatto che una poesia non si esaurisce mai nella sua interpretazione, naturalmente. Si potrebbe aggiungere che la pubblicazione dei numeri immaginari venne considerata, secoli fa, un’eresia, così come ci si potrebbe soffermare sull’uso, in questa poesia, dei termini astratti («universo», «coscienza», «radice quadrata di meno 1») e concreti («montagna», «ghiaione», «radice»), che messi insieme formano il ragionamento, al modo che i numeri complessi vanno calcolati coi numeri reali. In altri termini: l’immaginazione non può prescindere dalla materia, e la possibilità dal suo inverso.

pulitzer2014In un’altra poesia di 3 Sections, intitolata «Surveillance Report» (Rapporto di sorveglianza), Seshadri ripercorre, in prima persona, la giornata paranoica dello stralunato protagonista, seguito dappertutto attraverso sistemi capillari di sorveglianza digitalizzata che ne prevedono il banale percorso e gli innocenti rituali di tutti i giorni, anche là dove non esiste più il genere umano o, come scrive lo stesso Seshadri, «nel parco abbandonato dall’umanità,\ la zona morta dove il trasduttore e le lenti degli infrarossi si agitano,\ dove tutti i segnali rimbalzano.\ Oppure, in alternativa, potrei essere su una spiaggia qualsiasi.».

In questa poesia le metafore non sono unidirezionali, non vanno solo nella direzione della raffigurazione della paranoia cercando di comunicarcene la drammatica interiorità: è piuttosto la raffigurazione della paranoia che finisce per farsi metafora dell’invadenza dei sistemi di sorveglianza dell’era di Obama (il quale non è qui menzionato, ma i violenti interrogatori sì), assurdi, tali sistemi, per il loro immenso quantitativo di target inutili, ma utili per portare gli individui particolarmente sensibili (per esempio, dell’etnia di Seshadri, ma non solo) all’aggravamento della propria folle chiusura in se stessi, in un universo parallelo e immaginario, nel quale di prima mattina si ha il proposito di sbarazzarsi della paranoia («Presenze notturne che ritornate, impiegati degli inferi,\ che rodete le radici mezzo sepolte dell’essere,\ spiriti degli alberi del fuoco, diamoci un bacio d’addio»), per poi ritrovarsi subito dopo nel circuito della sorveglianza digitale: «Dopo mille ore, il cespite sul posto di lavoro segnala:\ “Soggetto agitato. Sta supplicando i colleghi,\ ‘Fatemi la grande cortesia non aver coscienza di me’.”»

Appresa e fatta propria la grande tradizione poetica, discorsiva, meditativa e prosastica soprattutto di poeti come Whitman, William Carlos Williams, della Beat Generation e della Scuola di New York, in 3 Sections l’autore si avvale di situazioni dal forte impatto realistico, rese al lettore attraverso una peregrinazione negli ambienti convenzionali della quotidianità, cogliendone nei dettagli le possibili implicazioni e mettendone in discussione il loro carattere di ferma e innocua banalità, con versi sapientemente dosati, dall’andamento congeniale ai contenuti, e con un linguaggio scorrevole e usuale in cui si inseriscono improvvisamente parole poco comuni e riferimenti ai grandi miti dell’antichità declinati nei «miti d’oggi» (proprio nell’accezione illusoria e pervasiva delle mitologie contemporanee intese da Roland Barthes).

L’8 ottobre 2001, The New Yorker pubblicò la poesia più nota di Vijay Seshadri «The Disappearances» (Le sparizioni), composta poco prima dell’immane tragedia dell’11 settembre, ma congeniale a raffigurare la situazione che si è andata a determinare nella New York di quei giorni. In questa poesia, ispirata all’assassinio del Presidente Kennedy ma totalmente decontestualizzata, il poeta immaginava una grande e improvvisa catastrofe che avrebbe annientato la quotidianità, uccidendo parenti e amici e cancellando il ricordo dei luoghi. Pur modernizzando Whitman, ne seguiva l’andante, citando però apertamente l’epigrammatica Emily Dickinson: «In un giorno come qualsiasi altro giorno,\ come “ieri o secoli prima,”\ in una cittadina con una sola strada ricordata,\ a cui fa ombra l’ippocastano e il sicomoro –\ la strada lunga e vera come un teorema,\ il giorno come ieri o il giorno prima,\ la strada che hai percorso secoli prima –\ lo stesso la storia come altre che inonda\ da tutti i punti cardinali si sta\ rigirando per darti una bella occhiata.\ Ogni creatura, intelligente o no, è sparita –\ gli umani, fosforescenti,\ gli animali domestici duplicati, i guppy e i cocker,\ e la tartaruga della Woolworth che costa 49 centesimi\ (col cartellino del prezzo insozzato e mezzo tirato via sul suo guscio) –\ ma, dando un’occhiata alle cose, è semplicemente capitato.»

«The Disappearances» non si limitava ad aggiungere la catastrofe allo spunto storico dell’assassinio di Kennedy: si ripiegava soprattutto su questioni riguardanti l’identità e l’alterità, il punto di vista con cui si guarda a sé e agli altri dopo un trauma epocale e, data l’immagine dei bambini della chiusa, le future generazioni, attraverso un ridimensionamento dell’identità umana nel proprio rapporto reciproco e col mondo, fino a scomparire e a doversi ridefinire. «La mamma del vostro amico sta dicendo,\ Silenzio, bambini! Non capite che si sta compiendo la Storia?\ Lo capite, e continuate a capirlo. Si è compiuta e ricompiuta.\ Questo siete voi per come vi vedono loro, e loro per come li vedete,\ e voi per come vi vedete, in cinque dimensioni,\ in sette, di nuovo in tre, poi in due,\ e poi ridotti ad un punto senza dimensione\ in un universo dove la sola costante è la velocità della luce.\ Questo siete voi alla velocità della luce.»

Senza dubbio, Vijay Seshadri è un poeta del quale avremo modo di sentir parlare anche in Italia.

Due poesie da 3 Sections:

Il numero immaginario

La montagna che rimane dopo che l’universo è distrutto
non è grande e non è piccola.
Grande e piccolo

sono categorie di paragone, e a cosa
la montagna che rimane dopo che l’universo è distrutto
può essere paragonata?

La coscienza osserva ed è imbonita.
L’anima s’inerpica lungo un ghiaione.
L’anima,

come la radice quadrata di meno 1,
è un’impossibilità che torna utile.

Imaginary Number 

The mountain that remains when the universe is destroyed
is not big and is not small.
Big and small are

comparative categories, and to what
could the mountain that remains when the universe is destroyed
be compared?

Consciousness observes and is appeased.
The soul scrambles across the screes.
The soul,

like the square root of minus 1,
is an impossibility that has its uses.


Rilettura

Ricordi quella famiglia che viveva in una barca
finita sulla spiaggia e capovolta
sulle dune cremose dove nidificano i pivieri?
Mare, sole, tempesta e firmamento
gli tenevano occupate le menti.
David Copperfield andava e veniva,
e la loro simpatia per lui era tale
che lo compativano quasi quanto
lui compativa se stesso. Ma la loro storia
non è così semplice come quella
in cui tu torni da me e
mi sollevi gli occhi sfregiati dal sole
e mi tiri per la mano rinsecchita
e mi chiedi di sposarti, tutto storto come sono.
Era destinato a smantellare le loro vite
David Copperfield, col suo
amico infido e le sue mogli insipide,
con la sua posizione pensata con cura,
le leggi sui cereali e la costituzione.
Loro erano immobiltà e
lui tutto moto.
Loro vivevano in una barca capovolta sulla spiaggia,
ma lui era quel tipo di persona che non riusciva a capire
che la terra non era solo terra
o il mare mare.

Rereading

Remember that family who lived in a boat
run aground and capsized
by the creamy dunes where the plovers nest?
Sea, sun, storm, and firmament
kept their minds occupied.
David Copperfield came and went,
and their sympathy for him was such
that they pitied him almost as much
as he pitied himself. But their story
is not like the easy one
where you return to me and
lift my scarred eyes to the sun
and stroke my withered hand
and marry me, distorted as I am.
He was destined to dismantle their lives,
David Copperfield, with his
treacherous friend and insipid wives,
his well-thought-out position
on the Corn Laws and the constitution.
They were stillness and
he was all motion.
They lived in a boat upside down on the strand,
but he was of the kind who couldn’t understand
that land was not just land
or ocean ocean.

Le poesie originali sono tratte da:
Vijay Seshadri, 3 Sections, Graywolf Press, Minneapolis, MN 2013.
(Pagina ufficiale del libro: https://www.graywolfpress.org/books/3-sections)

Pagina ufficiale di Vijay Seshadri presso il Sarah Lawrence College:
http://www.slc.edu/faculty/seshadri-vijay.html

Tutti i Pulitzer 2014:
http://www.pulitzer.org/node/8501

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