Presentazione, “La specie dominante”

nicola_bultrini
Giovedì 10 luglio 2014, ore 19,00
presso la Galleria La Nuova Pesa, (Via del Corso 530, Roma) NICOLA BULTRINI (nella foto di Dino Ignani) presenta il suo nuovo libro “La specie dominante” (Nino Aragno Editore 2014).

Letture di Silvia Bre, Valerio Magrelli, Daniela Attanasio, Claudio Damiani, Alberto Toni, Maria Grazia Calandrone, Simone Di Biasio, Vincenzo Mascolo, Maria Ida Gaeta, Pino Salvatori, Francesco Dalessandro, Gabriella Sica, Andrea Di Consoli, Andrea Caterini, Luigia Sorrentino, Ennio Cavalli, Isabella Vincentini, Domenico Vuoto, Pietro Federico e altri.

Al termine dell’incontro agli ospiti e al pubblico sarà offerto un aperitivo (a cura di Titta Pilloton) per salutare l’inizio dell’estate.

La Nuova Pesa Centro per l’Arte Contemporanea
Via del Corso 530, 00186 Roma – Informazioni nuovapesa@farm.it

FRONTESPIZIO BULTRINI[1]“La specie dominante”, nota di Nicola Bultrini

“Ogni mio libro di poesia è il precipitato di un’esperienza, di vita, di spirito, di pensiero, compiuta in un lasso di tempo che può durare anche anni. In questa raccolta (“La specie dominante”, Aragno ed.) sono confluite poesie scritte in tempi recenti e altre scritte una ventina di anni fa. Ma tutte condividono uno stato d’animo che è un punto di osservazione della vita, nella storia e nel tempo. I diversi materiali si sono amalgamati, per attrazione spontanea, svolgendo una dinamica affascinante. Il lavoro di ri-scrittura è emozionante, ma a volte gioioso, altre doloroso. Certamente faticoso, se la priorità è (e per me “deve” essere) l’assoluta autenticità. Scrivo e posso scrivere solo di cose che conosco; e conosco solo le cose che ho conosciuto perché ho vissuto. Ritorna naturalmente sempre la memoria, che non è mai nostalgia o rimpianto, ma recupero del tempo, in un certo senso, rispetto del tempo e di cosa ha raccolto. Perché in quella ricchezza si esprime il riflesso del “nostro” tempo. Ma la consapevolezza dell’origine è lente di osservazione della realtà attuale. In questa si distingue la specie dominante che però ha due accezioni. Certamente è la specie dei giganti, che reggono e dominano davvero la vita, nella misura in cui se ne lasciano sopraffare. Ma poi c’è anche quella specie che invece non domina, ma vorrebbe, con la tecnica e l’intelletto, masticare impunemente il mondo e la vita in esso. La mia poesia allora diventa rabbia, desolazione, angoscia, ma anche compassione, speranza. Prima di tutto, disperata speranza e consapevolezza dell’esistente.”

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