Frank O’Hara

O'HaraLa Coca di Frank

di Gandolfo Cascio 

Nel Novecento inglese c’è stato un gran viavai di poeti tra il Vecchio e il Nuovo mondo: l’americano Eliot si trasferisce in Inghilterra allo scoppio della guerra; il very British Auden invece l’abbandonerà, asfissiato dalla buona educazione; mentre Dylan Thomas, gallese, avrà un successo – come si dice in questi casi – strepitoso, grazie a dei reading ormai memorabili, tenuti prima a New York e poi on-the-road per il continente. Chi invece del proprio ‘essere’ americano riuscì a fare una parte sostanziale della propria poetica è stato Frank O’Hara. Anzi la sua routine newyorkese diventerà soggetto/oggetto di alcuni dei suoi più interessanti e autentici componimenti.

O’Hara (Baltimora, 1926 – Fire Island, 1966) era coinvolto con il mondo artistico: fu curatore del Museo di Arte moderna, e scrisse di arte sia nella militanza con interventi in «Art News» (di cui è anche redattore) sia come saggista. Alcuni di questi testi sono raccolti nel volume Art Chronicles. 1954-1966 (1990), ma il suo studio più interessante rimane quello dedicato a Jackson Pollock (1959) e che in italiano viene ora riproposto dall’intelligente editore milanese Abscondita (2013).

Come poeta O’Hara generalmente viene incluso – insieme a Williams, Koch, Schuyler e Ashbery – tra i membri della New York School, che comprende anche artisti e musicisti. Questa cerchia di amici, mancando di un progetto, non può definirsi un movimento vero e proprio. Diciamo che questi ragazzi terribili hanno in comune una predilezione per l’improvvisazione, le sperimentazioni, le atmosfere surreali, un potente espressionismo, la rottura con la tradizione, in particolare nei confronti della Confessional poetry (Lowell, Plath, Berryman, Sexton). Questi sono elementi che però la Scuola di N.Y. condivide con l’altro movimento d’avanguardia di quegli anni: la Beat Generation (Ginsberg, Burroughs, Kerouac, Ferlinghetti, Corso), tant’è che i Lunch Poems di O’Hara verranno accolti nelle edizioni della «City Lights Pocket Poets Series» che hanno pubblicato anche Howl di Allen Ginsberg (1956). I soci della Scuola hanno dunque un certo je ne sais quoi che li rende più sofisticati, perché in qualche modo appaiono più consapevoli di quello che gli accade intorno. Questa autocoscienza e il desiderio di contraddire il noiosissimo ordine borghese a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta non si espresse inscenando battaglie e disordini (all’europea e come i Beat) ma in un modo che è quintessenzialmente americano: ovvero con una abbondante dose di pragmatismo e di allegra irriverenza. Frank O’hara s’inserisce con una particolare naturalezza in questa way of life tutta americana. Nelle sue poesie, difatti, c’è una presenza quasi ossessiva dell’io, una quasi totale assenza del passato e, ovviamente, il suo lavoro. Non a caso i testi della sua raccolta forse più famosa, i Lunch Poems, di cui quest’anno si festeggiano i cinquant’anni della pubblicazione, furono scritte durante le pause-pranzo. O’Hara è un poeta che registra in modo preciso e sempre con una certa qualità ironica la propria esistenza, divisa appunto tra lavoro, amici e la magnifica miscela del Sex, Drugs & Rock ‘n’ Roll. La poesia che si legge qui sotto, Having a Coke with You, è un esempio felicissimo di questa qualità. La forma metrica, ad esempio, viene adattata al ritmo della conversazione, ma non snaturata del tutto; la sintassi e il lessico sono colloquiali; ciononostante a questa apparente facilità corrisponde una serie di riferimenti artistici: Leonardo, Michelangelo, Marini, Rembrandt (suo il Cavaliere polacco) e Duchamp (il Nude Descending a Staircase). Certo, in questi nomi si rivela la biografia intellettuale di chi scrive, ma quello che più colpisce, e affascina, è la coincidenza tra la squisita cultura artistica e l’inventiva (tematica e metrica) in cui si esprime. O’Hara disse a chiare lettere quanto gli dispiacesse il conformismo letterario: «I don’t like rhythm, assonance, all that stuff». Queste parole si ritrovano in Personism: A Manifesto (1959, ma pubblicato in «Yugen» nel 1961) e quando le verifichiamo con i testi si nota che le attua in modo coerente ma, anche qui, senza prendersi troppo sul serio. Né dobbiamo farlo noi quest’errore. Così, se di rinnovamento si vuole parlare, si constata come ciò si attui, sì, ma da dentro e in modo sempre spiritoso. Insomma, si tratta di cambiamenti ma non di sradicamenti irreversibili (come invece desideravano i futuristi). Ecco spiegato perché questi elementi – come si legge nel testo qui sotto – se non sono rivoluzionari ci consegnano dei documenti di assoluto e perfetto individualismo stilistico. Ossia la verità.

Le opere più importanti di Frank O’Hara sono: A City Winter and Other Poems (1952); Oranges: 12 pastorals (1953); Meditations in an Emergency (1957); Odes (1960), Lunch Poems (1964) e Love Poems (Tentative Title) (1965).

                                                                               Farmi una Coca con te

è ancora più bello che andare a San Sebastian, Irún, Hendaye, Biarritz, Bayonne
o avere la nausea sulla Traversera de Gracia a Barcelona
in parte perché con la tua camicia arancione sembri un S. Sebastiano, ma migliore più felice
in parte grazie al mio amore per te, in parte per il tuo amore per lo yoghurt
in parte grazie ai tulipani arancione fluorescente tutt’intorno alle betulle
in parte per il riserbo che i nostri sorrisi mostrano davanti a persone e statue
quando sono con te non riesco a credere che ci possa essere qualcosa tanto quieta
tanto solenne tanto spiacevolmente perfetta quanto le statue quando ti ci trovi davanti
nella calda luce delle 4 a New York ci avviciniamo e ci allontaniamo
come un albero che respira con gli occhiali

e alla mostra di ritratti non sembra affatto che ci siano dei visi, solo colore
cosicché all’improvviso ti chiedi perché mai qualcuno s’è preso la briga di farli

                                                                                 Ti guardo
e di certo preferisco guardare te piuttosto che tutt’i ritratti del mondo
forse ogni tanto con l’eccezione del Cavaliere polacco che comunque sta alla Frick
che dove grazie al cielo tu non sei ancora stato così la prima volta possiamo andarci       insieme
e il fatto che tu ti muova così bene più o meno risolve anche il problema del Futurismo
così come a casa non penso mai al Nudo che scende le scale o
alle prove a un qualsiasi disegno di Leonardo o Michelangelo che mi faceva impazzire
e che ci hanno guadagnato gli Impressionisti con tutti i loro studi
visto che vicino all’albero al tramonto non hanno mai avuto la persona giusta
o per quanto ne so Marino Marini quando non scelse il fantino con la stessa attenzione
del cavallo

               è come se tutti siano stati defraudati d’una magnifica esperienza
che però io non sprecherò ed ecco perché te la racconto»

Trad. di Gandolfo Cascio

                                                                                Having a Coke with You

is even more fun than going to San Sebastian, Irún, Hendaye, Biarritz, Bayonne
or being sick to my stomach on the Travesera de Gracia in Barcelona
partly because in your orange shirt you look like a better happier St. Sebastian
partly because of my love for you, partly because of your love for yoghurt
partly because of the fluorescent orange tulips around the birches
partly because of the secrecy our smiles take on before people and statuary
it is hard to believe when I’m with you that there can be anything as still
as solemn as unpleasantly definitive as statuary when right in front of it
in the warm New York 4 o’clock light we are drifting back and forth
between each other like a tree breathing through its spectacles

and the portrait show seems to have no faces in it at all, just paint
you suddenly wonder why in the world anyone ever did them

                                                                                 I look

at you and I would rather look at you than all the portraits in the world
except possibly for the Polish Rider occasionally and anyway it’s in the Frick
which thank heavens you haven’t gone to yet so we can go together the first time
and the fact that you move so beautifully more or less takes care of Futurismjust as at home I never think of the Nude Descending a Staircase or

at a rehearsal a single drawing of Leonardo or Michelangelo that used to wow me
and what good does all the research of the Impressionists do them
when they never got the right person to stand near the tree when the sun sank
or for that matter Marino Marini when he didn’t pick the rider as carefully
as the horse

                          it seems they were all cheated of some marvelous experience
which is not going to go wasted on me which is why I am telling you about it»

____

Gandolfo Cascio (1974) insegna Letteratura italiana e Traduzione all’università di Utrecht. Si occupa di poesia del Rinascimento e del Novecento, in particolare dei poeti-traduttori (Montale, Caproni, Pavese, Penna, Wordsworth). È critico letterario e traduttore (Catullo, Elizabeth Barrett Browning, Emily Dickinson, Marianne Moore, Dylan Thomas, Juan R. Wilcock).

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Commenti

  1. L’introduzione è molto chiara e sintetica, complimenti. La traduzione è molto felice.
    È possibile postarne una di Schuyler che non conosco? Grazie.

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