Lawrence Ferlinghetti, “A Coney Island of the mind“ & “Greatest Poems”

Lawrence Ferlinghetti (Foto d’archivio)

di Vernalda Di Tanna

Sconcertante, iconoclasta, dissacrante e melanconico, Lawrence Ferlinghetti delinea i capisaldi della sua poetica in quarantanove poesie raccolte in “A Coney Island of the mind” (1958), acme della sua produzione. Ferlinghetti prende per mano i suoi lettori, come se fossero dei bambini-adulti che hanno smarrito il senso della realtà più autentica: prontamente li accompagna in una sorta di giro turistico per le strade di San Francisco, città che assurge a simbolo di quella che è la capitalista e consumista “società del benessere” statunitense. Spenta e vivace, dalle luci al neon fino ai grattacieli, San Francisco espone cartelloni pubblicitari rivolti ad un pubblico di massa. Persino in un luogo sereno come il Golden Gate Park si annida una “spaventosa depressione”. L’autore fa della città e dei suoi (poco empatici) cittadini un circo, un grottesco cabaret, sineddoche dell’intero Stato nordamericano. Invece, il suo artigianale e spontaneo mestiere di poeta lo identifica con quello di un acrobata che ha il compito di indovinare la verità, prima di poter raggiungere la Bellezza, avanzando in bilico sul tagliente sguardo del suo pubblico. Ferlinghetti afferma di non essersi “mai sdraiato con la bellezza” in vita sua, ma “di esserci andato eccome a letto” generando le sue poesie. Su uno sfondo panico, immerso nella natura che l’autore immagina come un Paradiso, diversamente da Dante, “in cui la gente sarebbe nuda/ […]/ perché vuol essere/ un ritratto delle anime/ ma senza angeli apprensivi a dir loro/ di come il regno dei cieli sia/ il ritratto perfetto di/ una monarchia”. Le poesie dell’Ultimo dei Beat edificano, come afferma l’autore stesso, “un Coney Island della mente”, “un circo dell’anima”.

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Osip Mandel’štam

Nota d’introduzione
di Gianfranco Lauretano

Nel 1913, quando il mondo intero stava per fare un doppio salto nel vuoto, trascinato dalla guerra mondiale e dalla Rivoluzione, a San Pietroburgo un gruppo di poeti si inseriva autorevolmente nella letteratura russa, rompeva i legami con il simbolismo tra Otto e Novecento, alla ricerca di un realismo autentico e concreto, mosso dalla volontà di raggiungere l’acme delle cose, toccare la loro essenza. Di quel gruppo facevano parte Sergej Gorodeckij, Nikolaj Gumilëv, Anna Achmatova e Osip Mandel’štam.
Quello stesso anno Mandel’štam dava alle stampe la sua prima raccolta di versi, La pietra. La sua poesia è intrisa di sentimenti primari, oggetti, viandanti, specchi, dita che scivolano sulla superficie del mondo e sulla carne. I suoi versi sono pietre levigate, limate con tenacia e sapienza. Il suo è un gesto poetico netto, puro, indomabile. Continua a leggere

Bob Dylan ritirerà il Premio Nobel per la Letteratura?

foto ansa

foto ansa

Cosa succederebbe se Dylan snobbasse l’Accademia di Svezia e decidesse, ad esempio, il 10 dicembre prossimo, di rinunciare al Premio? Potrebbe essere davvero imbarazzante per i Giurati che per la prima volta nella storia hanno assegnato il riconoscimento a un musicista e cantautore.

Una cosa è certa: Robert Zimmermann, 75 anni, in arte Bob Dylan, non è un poeta. D’altra parte l’Accademia, la decisione di conferirgli il Nobel, l’ha motivata così: il premio va a Bob Dylan “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana “. E allora, qual e il significato culturale dell’assegnazione di questo Premio Nobel a un cantautore e musicista? E “un debito di riconoscenza?” E’ su questo che dovremmo interrogarci, sulla “poetica della canzone americana ” che ha fatto transitare Bob Dylan nei suoi celebri brani, come ad esempio quelli scritti agli Inizi degli anni Sessanta, che sono diventati degli inni di protesta dei militanti per i diritti civili: soprattutto la famosa “Blowin In The Wind.” Quindi l’Accademia svedese non sta dando il Nobel a un poeta, ma a un cantautore che ha scritto testi che hanno accresciuto la poetica della grande canzone americana.
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Bob Dylan Premio Nobel per la Letteratura 2016

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E’ il primo cantautore e musicista a vincere  il prestigioso Premio Letterario e per questo passerà alla storia. 

Bob Dylan, all’anagrafe Robert Allen Zimmerman, è nato il 24 maggio 1941 a Duluth, Minnesota. Le sue prime canzoni come “Blowin in the Wind” e “The Times They Are A-Changin” sono diventate dei veri e propri inni negli Stati Uniti perché denunciano la negazione dei diritti civili e costituiscono un proclama per contrastare ogni tipo di guerra. Continua a leggere

Addio a Simone Carella, il rivoluzionario delle avanguardie

carella_17Nella foto Simone Carella e Allen Ginsberg

Di Paolo Petroni

Regista teatrale, autore, performer, classe 1946, Simone Carella pugliese d’origine e romano d’adozione, è scomparso oggi a Roma a 70 anni, dopo una lunga malattia. Una figura sempre alla ricerca del nuovo e della qualità, un irregolare per molti versi, specie agli inizi, quando, dopo il debutto come aiuto regista di Gian Carlo Celli al Dioniso Teatro e dopo le prime esperienze di teatro-militante con il gruppo “gli Uccelli” e gli artisti della galleria “l’Attico”, nel 1971 divenne animatore dello storico Beat 72 di Roma, teatro-cantina punto di riferimento per il teatro sperimentale e simbolo della ricerca culturale della seconda metà del Novecento. Continua a leggere