L’epoca delle glorie incerte…


manifesto_85_2692FESTIVALFILOSOFIA 2014: DALLA GLORIA ALLA CELEBRITÀ

Da venerdì 12 a domenica 14 settembre 2014 a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Tra i protagonisti Bodei, Bauman, Augé, Nancy, Galimberti, Marzano, Severino, Recalcati, Bianchi, Baricco e Bergonzoni.

Un termine apparentemente desueto come quello di “gloria” si rivela dispositivo efficace per mettere a fuoco una questione cruciale dell’esperienza contemporanea: la celebrità. In programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 12 al 14 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, la quattordicesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti sono quasi 200 e tutti gratuiti.

Il festival, che lo scorso anno ha registrato oltre 200 mila presenze, è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, i cui fondatori – ovvero i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Provincia di Modena, la Fondazione Collegio San Carlo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena – sono i soci storici che hanno partecipato alla realizzazione del festival fin dalla prima edizione.

Piazze e cortili ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali in cui maestri del pensiero filosofico si confronteranno con il pubblico sulle varie declinazioni contemporanee della gloria. Il percorso tematico prenderà le mosse dal suo carattere splendente, che rimanda al potere attrattivo della luce, a un tempo condizione di visibilità e meta di ogni desiderio di elevazione. Quando si associa la gloria alle stelle, si opera dunque qualcosa di più di una semplice metafora. In questa chiave prenderà rilievo propriamente filosofico anche il fenomeno tutto contemporaneo delle “vite spettacolari”, che ha al suo centro la visibilità e la messa in luce di sé. Le trasformazioni dell’ambizione e la riabilitazione dell’onore indicheranno nuove implicazioni antropologiche e morali del riconoscimento sociale, fino a giungere alle nuove sfide della democrazia alla prova del consenso mediatico. Senza dimenticare che la gloria è un tentativo di lasciare una traccia, un’impronta riconoscibile, non solo nei monumenti materiali, ma anche nella rappresentazione immateriale di sé tipica dei social media.

Quest’anno tra i protagonisti si ricordano, tra gli altri, Enzo Bianchi, Roberta de Monticelli, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti, Giacomo Marramao, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Massimo Recalcati, Chiara Saraceno, Emanuele Severino, Carlo Sini, Gustavo Zagrebelsky e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Nutrita la componente di filosofi stranieri: tra loro i francesi Jean-Luc Nancy, Miguel Abensour (spagnolo di nascita), Nathalie Heinich e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; il franco-libanese Milad Doueihi; il tedesco Gernot Böhme; i britannici Zygmunt Bauman ed Ellis Cashmore; lo spagnolo Javier Gomá. In brillanti fuori pista saliranno in cattedra due protagonisti della narrativa e del teatro. Alessandro Baricco (lectio Rotary) leggerà e commenterà le gesta di Achille nell’Iliade, mentre Alessandro Bergonzoni pronuncerà sulla gloria un intervento pirotecnico e sorprendente.

Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema della gloria, dal thymos platonico alla dottrina della magnanimità in Aristotele fino alla teoria dell’onore di Tommaso d’Aquino. Tra gli autori moderni, Guicciardini servirà per mostrare gli effetti dell’ambizione sulla scena politica, mentre con Hobbes emergeranno gloria e vanagloria come passioni del potere. Passando per lo snodo di Hegel, si incontrerà il tema cruciale del riconoscimento, mentre, arrivando alle questioni novecentesche, con Max Weber prende forma l’idea di potere carismatico e con von Balthasar la discussione teologica della Gloria si salderà alla teoria estetica.

Se le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo coinvolge narrazioni e performance (con conversazioni e reading che avranno per protagonisti Samuele Bersani, Moni Ovadia, Oliviero Toscani, Alessandro Haber, Paolo Nori, Armando Massarenti). Nutrito anche il programma musicale (con i concerti di Ramin Bahrami e il Quartetto d’archi Mirus, e con le canzoni di Peppe Servillo, Natalio Luis Mangalavite e Javier Edgardo Girotto; Cisco e il coro delle Mondine di Novi; Cesare Basile ed Emidio Clementi). Non mancheranno i mercati di libri e le iniziative per bambini e ragazzi.

Oltre 30 le mostre proposte in occasione del festival, tra cui una personale di Mimmo Jodice, una mostra sull’iconografia di gloria della dinastia estense, una su Jamie Reid e lo schiaffo al potere del Punk inglese (con il sostegno di Gruppo Hera), una sulle celebrità in figurina, una sul ciclo affrescato dei Trionfi petrarcheschi nel Palazzo dei Pio di Carpi, e una dei ritratti Tullio Pericoli.

E, accanto a pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per i circa settanta ristoranti ed enoteche delle tre città, nella notte di sabato 15 settembre è previsto il “Tiratardi”, con iniziative e aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia

www.festivalfilosofia.it
FESTIVALFILOSOFIA 2014

Nelle piazze e nei cortili del festival si discuterà di come la gloria sia connessa allo splendore, di vite spettacolari e trasformazioni dell’ambizione, riabilitazione dell’onore e nuove sfide per la democrazia, ricordando che essa è un tentativo di lasciar traccia

A lungo marcata da uno spirito aristocratico-signorile e legata all’attribuzione di precedenza e privilegio, nel passaggio alle società democratico-egualitarie la gloria è divenuta opaca o obsoleta, lasciando il passo a qualità e diritti universalizzanti e “orizzontali”, ma lasciando anche insaturo il campo della virtù e del merito individuale. La pervasiva “società dello spettacolo” pare infatti distribuire a ciascuno la gloria solo in forma illusoria e degradata, impoverendo l’esperienza e fragilizzando le identità individuali, cui la sfera politica e sociale non offre altre occasioni di “vita migliore”. In tempi rapidissimi sembra essersi instaurato un regime dell’apparenza e della visibilità che morde anche la sfera del potere, erodendo i tradizionali meccanismi del consenso ed esponendo le democrazie a crescenti fenomeni di leaderizzazione e populismo.

Il lavoro dell’edizione si prefigge di contribuire a colmare il divario tra la velocità di tale cambiamento e le risorse concettuali e simboliche a disposizioni dei singoli, convocando le più influenti posizioni concettuali e avendo di mira soprattutto le trasformazioni profonde di cui la gloria è stata investita nel passaggio alle moderne società democratiche, egualitarie e “consensuali”.

Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti.

1. Luci

La prima pista di lavoro intende mettere in rilievo il carattere rilucente delle manifestazioni di gloria, connesso, come mostrerà Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, al potere attrattivo della luce, al contempo condizione di visibilità e meta di ogni desiderio di elevazione. Piero Coda ne ricostruirà viceversa la versione teologica, incentrata sul fulgore della gloria divina nell’alto dei cieli e sul suo intreccio con la carica di liberazione che essa riveste per la condizione umana. Alla “luccicanza” dell’ornamento, e alle implicazioni antropologiche e morali di questo aspetto della vita sensibile, sarà dedicata la lezione di Emanuele Coccia, mentre Eugenio Coccia e Alba Formicola, in un dibattito moderato da Elisabetta Tola e in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, discuteranno di come raggi cosmici e particelle di materia oscura siano messaggeri degli eventi più luminosi che avvengono nell’universo.

2. Vite spettacolari

Il secondo nucleo di questioni, dedicato alle “vite spettacolari”, incrocerà le più affilate riflessioni sul tema recente della celebrità, con quello cruciale della visibilità. Se da un lato Remo Bodei discuterà il nuovo statuto di durata e resilienza dei fenomeni di celebrità, dall’altro Nathalie Heinich mostrerà come la visibilità mediatica costituisca un capitale sociale fondato su una dissimmetria strutturale degli sguardi, che instaura così un nuovo rapporto tra eccellenza e merito. Il desiderio di essere visti che caratterizza tali fenomeni segnala inoltre, come noterà Gernot Böhme, l’affermarsi di un nuovo tipo di valore, quello di “messa in scena di sé”, tipico del mercato tardo-capitalistico delle immagini, in cui a essere esposti sono gli stili di vita. Il carattere rapace dello sguardo, che fa del vedere una forma di dominio, sarà viceversa discusso da Umberto Curi.

L’indagine ravvicinata sui processi di costruzione delle celebrità indicherà, nella proposta di Zygmunt Bauman, come lo star system contemporaneo si avvalga di operatori e si rivolga a destinatari che incarnano le forme di consumo tipiche dell’epoca della modernità liquida. Un caso specifico è quello delle celebrità sportive oggetto della lezione di Ellis Cashmore, che mostrerà la loro inclusione in un circuito di “show business” che ridefinisce il rapporto tra prodezza atletica e riconoscimento sociale.

In contrasto con i modelli correnti della celebrità, Jean-Luc Nancy mostrerà che l’adorazione non costituisce la venerazione feticistica e consumistica degli idoli del momento, ma si esprime nella gioiosa accoglienza del fortuito di cui sono intessuti il mondo e l’esistenza.

La costruzione di modelli gloriosi ed esemplari di vita è evidente in una seria di figure che declinano a vario titolo il lessico della gloria. La parola omerica che tramanda le gesta di Achille resta paragone essenziale nella costruzione della fama: sarà Alessandro Baricco (in una “Lectio Rotary”) a farla risuonare in un lavoro sul testo che alternerà riflessione e lettura, commento, riscrittura e montaggio. Sempre alle gesta belliche e ai contesti culturali che istituiscono il confine tra coraggio e valore nelle azioni degli eroi di guerra sarà dedicata la lezione di Fabio Mini, mentre Daniele Giglioli, prendendo il tema della gloria per così dire a rovescio, mostrerà come oggi siano le vittime, con la forma cava della loro esistenza, a fornire un’immagine compiuta della pienezza cui gli uomini aspirano. La traccia del modello eroico si può seguire anche nel contesto domestico, dove le trasformazioni della figura paterna, come indicherà Massimo Recalcati, ne ridefiniscono l’autorità immettendo a un nuovo tipo di rapporto tra padri e figli. Speciale è in questa chiave l’esperienza di Friedrich Nietzsche, per alcuni aspetti il più celebre dei filosofi, raggiunto dalla fama ed eretto a modello nel momento in cui, come mostrerà Maurizio Ferraris, la sua traiettoria esistenziale entrava nel cono d’ombra della follia.

Figura a parte, perché anti-modello, sono gli uomini d’onore di cui parlerà Marino Niola, attori di una società le cui motivazioni e rituali collidono radicalmente con i princìpi della società civile.

3. Trasformazioni dell’ambizione

Il terzo nucleo di questioni condenserà le prospettive che si interrogano sulle trasformazioni contemporanee del grande tema classico e moderno dell’aspirazione alla gloria quale motore potente – e ambivalente – dei destini individuali e collettivi. Tra i nomi assegnati dalla cultura a questo motore spicca la “vanagloria”, di cui Umberto Galimberti traccerà da una parte il carattere relazionale, connesso col tema del riconoscimento, mettendone in risalto dall’altra la radice riflessiva nella stima di sé. In un differente registro semantico l’accento cade su “orgoglio”, inteso come affermazione ed espansione dell’io, di cui Laura Bazzicalupo mostrerà la configurazione contemporanea, da cui sembrano essere scomparsi i tratti “eroici” di cui essa era rivestita in passato. Uscendo per così dire dai confini dell’io Salvatore Natoli si intratterrà sul tema della lode, là dove la gloria meritata si appaia alla gloria che viene resa.

Alla dialettica tra passione per la distinzione e ricerca di riconoscimento è dedicato l’intervento di Barbara Carnevali, che partendo dalla questione del prestigio mostrerà come la condizione sociale si esprima sempre nello statuto dell’apparenza. Spingendo l’analisi nel cuore della contemporaneità, Michela Marzano si soffermerà sul modo in cui tutti si può essere protagonisti della propria vita, costruendo e chiedendo riconoscimento per la propria singolarità, in controtendenza con i meccanismi di anonimato e intercambiabilità che sembrano dominare l’epoca.

4. La riabilitazione dell’onore

Contiguo alla gloria, e parimenti ambivalente, il campo dell’onore pare oggi attraversato da molteplici strategie teoriche che ne promuovono profonde revisioni. Perno del discorso contemporaneo sull’onore e indicatore della sua trasformazione è il concetto di “rispetto” di cui si occuperà Roberta de Monticelli, sottolineando come esso valga quale principio di attenzione verso tutte le persone, dunque come riabilitazione della dignità di ognuno senza diseguaglianze morali e gerarchiche. Suo gemello è il concetto di “dignità”, corredo inviolabile di ogni persona, attraverso il quale Gustavo Zagrebelsky mostrerà il contenuto morale dei diritti fondamentali.

Il rovescio di questi princìpi si rende visibili nel sentimento di vergogna, soprattutto nella versione corrente all’interno della società dello spettacolo, dove, come argomenterà Gabriella Turnaturi, essa sembra imperniarsi sul riconoscimento della propria incapacità di corrispondere alle aspettative di successo.

All’onore come vero e proprio principio organizzatore di una compiuta democrazia moderna è dedicato l’intervento di Francesca Rigotti, che farà da questo punto di vista il paio con la lezione di Javier Gomá, imperniata sulla necessità di ricostituire paradigmi di esemplarità della condotta pubblica e privata.

Sulla linea di confine tra privato e società, ossia nel contesto della famiglia, il comandamento di onorare il padre e la madre richiede, secondo Chiara Saraceno, un ripensamento che lo declini non a partire dal ruolo e dal potere, ma in base al merito educativo e relazionale.

La questione del valore nell’attribuzione di onore immette nella discussione sullo statuto della reputazione, di cui Gloria Origgi traccerà la valenza epistemologica, indicando come i sistemi di reputazione siano indispensabili per ricavare da qualsiasi corpus di sapere informazioni adeguatamente valutate. Milad Doueihi ne discuterà criticamente il significato all’interno della cultura digitale, caratterizzata da nuovi criteri di pertinenza e di persuasione sociale che incentrano i sistemi di raccomandazione sulle nozioni di misurabilità, dunque di automatismo, e “vicinanza”.

5. Le democrazie alla prova della gloria

La quinta pista di lavoro attraversa le trasformazioni subite dal rapporto tra potere e consenso. Lo scenario filosofico, tratteggiato da Roberto Esposito, è dominato dalla permanenza di un dispositivo teologico-politico, riproposto anche dall’attuale primato dell’economia, che determina un rapporto tra autorità e potere di cui è tuttavia possibile pensare un superamento.

I destini dell’ordine simbolico del potere si situano anche su un altro piano, ricostruito da Giacomo Marramao, che mostrerà come sia decisivo distinguere il potere dai potenti, i limiti del suo esercizio dall’abuso, ricostruendo i nessi che connettono le attuali trasformazioni del potere alle sue lontane radici simboliche. E a una politica in cerca di nuova legittimazione e di meritata gloria è dedicato l’intervento di Carlo Galli, che farà il punto sulle élite contemporanee e sul loro valore.

Ai nuovi orizzonti del consenso, in un processo di legittimazione non riducibile al populismo, sono dedicati gli interventi di Geminello Preterossi, ruotante attorno a un possibile nuovo significato costituzionale per l’idea di “egemonia”, e di Miguel Abensour, che recuperando l’antica questione della “servitù volontaria” focalizzerà un’idea critica di democrazia.

Sul piano dello status e dell’accesso ai beni, i processi di democratizzazione e le nuove forme dell’elitizzazione si riflettono in un cambiamento nei beni di lusso, non più vettore di emulazione e ascesa sociale, come sosterrà Alessandro Casiccia, ma indicatore della crescente diseguaglianza tra ultraricchi e ultrapoveri.

Un potere invisibile ma cruciale è infine secondo Carlo Sini quello della cultura, che mediante il linguaggio, fissando i confini del dicibile, istituisce le condizioni della glorificazione in modo prioritario rispetto agli stessi meccanismi della visibilità.

6. Impronte di gloria

Alimentata dalla volontà di imprimere un segno tangibile di sé e delle proprie imprese, la gloria si è oggettivata in una molteplicità di tracce visibili la cui posta in gioco è la conquista del tempo.

Non meno che l’eterno è l’orizzonte in cui Emanuele Severino colloca il destino dell’uomo e la gloria che lo attende. Enzo Bianchi si soffermerà sullo “spettacolo” della Passione di Cristo nel suo rapporto inscindibile con l’evento della Resurrezione quale è testimoniato soprattutto dal Vangelo di Giovanni. Anche la gloria letteraria, sosterrà Marc Augé, membro del Comitato scientifico del festival, si inserisce nel tempo e come quella politica o militare si misura solo nello sguardo della posterità, benché nel mondo contemporaneo prevalga una celebrità istantanea.

A queste impronte se ne aggiungono di più materiali e concrete, perché le politiche di distinzione si scorgono anche nei manufatti urbani, là dove le città si segmentano in quartieri, alti e bassi, che riflettono una differenziazione sociale, come mostrerà Bernardo Secchi.

Nell’epoca contemporanea ciascuno può viceversa erigere un monumento a se stesso, nella peculiare combinazione di rispecchiamento e condivisione che caratterizza il selfie, la traccia fotografica di sé che si lascia sui social media per affermare la propria identità digitale: ne parlerà Vanni Codeluppi.

7. La lezione dei Classici

Completerà il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”, secondo la formula sperimentata con successo a partire dal 2009: grandi interpreti del pensiero filosofico discutono le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema della gloria.

La questione del thymos nella Repubblica di Platone, intesa come forma originaria dell’aspirazione alla grandezza e all’elevatezza, verrà commentata da Mario Vegetti, che ne mostrerà anche la connessione con la teoria dell’immortalità dell’anima. Enrico Berti, in una lezione dedicata all’Etica Nicomachea di Aristotele, ricostruirà viceversa la dottrina della magnanimità (megalopsychia), mentre sempre lungo la linea delle qualità morali necessarie alla gloria Carla Casagrande si soffermerà sulla teoria dell’onore nella Summa teologica di Tommaso d’Aquino.

In contesto moderno, Carlo Varotti affronterà un autore chiave rispetto al tema, ossia Francesco Guicciardini, che nel suo Dialogo del reggimento di Firenze ha discusso le conseguenze dell’ambizione sulla stabilità degli ordini politici. Michelangelo Bovero, invece, ricostruirà il complesso rapporto tra gloria e vanagloria negli Elementi di legge naturale e politica di Thomas Hobbes, intesi come motore dell’azione e come nucleo passionale del potere politico. Sarà Remo Bodei, in un’analisi della Fenomenologia dello spirito di Hegel, a discutere la questione del riconoscimento, di cui quest’opera costituisce il punto di partenza teorico.

Venendo al Novecento, Francesco Tuccari riprenderà la teoria del potere carismatico e l’analisi della leadership politica elaborata da Max Weber in Economia e società, mentre Giuseppe Ruggieri mostrerà la connotazione estetica della teologia della Gloria di Hans Urs von Balthasar.

Un outsider di lusso come Alessandro Bergonzoni trascinerà infine il pubblico “all’ombra della gloria del palmo di mano”, in una vorticosa scalata di giochi linguistici e associazioni concettuali.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, www.festivalfilosofia.it

MOSTRE, INSTALLAZIONI, MUSICA E NARRAZIONI PER RAPPRESENTARE GLORIA E CELEBRITA’

Un nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 12 al 14 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo

Luce

La gloria è connessa alla visibilità in un senso preliminare, che non significa semplicemente ricerca di risalto sotto le luci della ribalta, ma fa riferimento a un potere attrattivo che la luce possiede in quanto condizione di visibilità e meta di ogni desiderio di elevazione

“La Gloria del Santo. Vita, culto e immagine di San Geminiano” raccoglie in due sale dei Musei del Duomo di Modena preziosi oggetti di corredo e di culto, codici miniati, dipinti, statue che attestano la vicenda biografica e la devozione popolare per il santo, indicandone la trasfigurazione gloriosa e luminosa nell’Alto dei cieli (Modena, Musei del Duomo, curatrici: Giovanna Caselgrandi, Francesca Fontana, Simona Roversi).

Uno sfavillio d’oro e di santità è quello creato da Francesco Carone: con “Volta. Atlante delle aureole” ha riprodotto in un libro in copia unica e rilegato ad album il ciclo giottesco di affreschi della Cappella degli Scrovegni, cancellando tutto fuorché le aureole, che brillano come in un firmamento di cerchi d’oro (Modena, Biblioteca Delfini, a cura di Galleria Civica di Modena).

Alla controversia scientifica sulla natura fisica della luce che alla fine del Seicento contrappose Newton e Huygens sono dedicati i laboratori di “Arduo mettersi in luce”, in cui i visitatori potranno replicare esperimenti scientifici e rendersi conto di come la gloria sia risultato della verificabilità delle idee (Modena, Biblioteca Delfini, a cura di Biblioteca Delfini e Università di Modena e Reggio Emilia, venerdì 12, sabato 13 e domenica 14, ore 15-20).

La luce come condizione di visibilità, nel rapporto artistico tra immagine fotografica e immagine video, è al cuore di “Remain in light”, la mostra di video e foto con cui Filippo Luini e Valentina Sommariva, azzerando suoni e temporalità, indagano due contesti di vita quali una discoteca e una piscina pubblica (Modena, Galleria Metronom/Fuorimappa, curatrice: Marcella Manni).

Alla visibilità, alludendo metaforicamente soprattutto a quella sociale, è dedicata anche “Luccicante informe” di Valentina Maddalena Lugli, che allestisce cinque installazioni attorno a una fonte luminosa per giocare sulla dialettica tra il mettersi in luce e l’essere riflesso nello sguardo altrui, suggerendo che l’autenticità sia sempre nascosta dietro la superficie, come qui fanno cinque oggetti collocati sul retro di ciascuna installazione (Modena, Galleria Carteria +, curatrici: Chiara Gibertini, Francesca Novi, Luana Ottani).

Altrettanto luccicanti sono i costumi da re e regine che adulti e ragazzi faranno sfilare in una parata estrosa e regale, fai-da-te e take-away: “Fai da te e sarai Re” (Modena, sabato 13, ore 16, Piazzetta de’ Servi, a cura di: Porta Aperta).

Vite spettacolari

Nella società mediatizzata la messa in scena di sé è alla portata di tutte le personalità in cerca d’autore e rende possibile una sempre incompiuta emulazione delle celebrità, modelli tanto effimeri quanto pervasivi che l’industria dello spettacolo, ormai tracimata anche nel mondo dello sport e della politica, mette incessantemente a disposizione

Non solo ideatore di campagne pubblicitarie che hanno avuto impatto planetario, ma anche conoscitore da vicino delle celebrità e dei loro tratti caratterizzanti, Oliviero Toscani discuterà di “Fotografia e celebrità” raccontando come si costruisce un’immagine che possa circolare e imporsi, in un andirivieni tra riflessioni teoriche ed esperienze personali (Sassuolo, Piazza Garibaldi, domenica 14, ore 21).

Celebre ma “anti-divo”, talentuoso cantautore di successo e autore di testi di grande intensità poetica, Samuele Bersani, sollecitato dall’editor Francesco Anzelmo, si concederà a tutto campo in una conversazione sulle glorie musicali che ha incrociato durante la sua carriera, ed eseguirà dal vivo alcuni dei suoi brani più significativi (Modena, Piazza Grande, sabato 13, ore 22).

Essendo la celebrità legata soprattutto alla riconoscibilità di un volto (processo in cui la fotografia e la riproducibilità hanno giocato un ruolo determinante), è interessante osservare come, fin dagli inizi del Novecento gli album di figurine con i ritratti di grandi personalità abbiano creato dei veri e propri testimonial ante litteram, fissando un modulo iconico che si è poi enormemente diffuso nel corso del secolo. È questo il tema della mostra “Celebrity. Icone in figurina” realizzata dal Museo della Figurina con la produzione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (Modena, Museo della Figurina, curatrice: Paola Basile).

Nel laboratorio “Celebrity Test” collegato alla mostra si potrà giocare a scoprire, con un semplice test, a quale celebrità corrisponde la propria personalità (Modena, Museo della Figurina, sabato 13 e domenica 14, ore 16-18, curatrice: Elena Bergonzini).

Due mostre a cura della Galleria D406 fedeli alla linea ripercorrono la fortunata stagione dell’animazione modenese, che ha segnato il fumetto, il cinema e la pubblicità. Sotto il titolo comune “Da Carosello a Supergulp!”, nella sede della Galleria e presso il Complesso San Filippo Neri, le mostre presentano il lavoro di autori quali Paul Campani, Secondo Bignardi, Bonvi, Renato Berselli e Guido De Maria, con i personaggi che sono entrati nelle case di tutti gli italiani, da Nick Carter alle Sturmtruppen, da Giumbolo a Miguel son mì.

Tra i più gloriosi direttori d’orchestra della nostra epoca, la figura di Claudio Abbado verrà ricordata in “Non chiamatemi maestro. Ricordi di Claudio Abbado”, con testimonianze di abbadiani di spicco come i musicisti Luca Bacelli, Massimiliano Canneto, Federica Vignoni e la proiezione di un film documentario. Conduce la serata Angelo Foletto (Modena, Auditorium Biagi, sabato 13, ore 19, a cura di: Fondazione GMI, sede di Modena).

Sempre la Fondazione GMI, sede di Modena cura anche “Quartetti di nobiltà. Musiche da Beethoven e Bartók”, il concerto del Quartetto d’archi Mirus che percorre tutte le forme possibili di glorificazione, encomio, nobilitazione interne ed esterne al linguaggio musicale (Modena, Auditorium Biagi, sabato 13, ore 22).

Tra i personaggi che nel Novecento sono ascesi a una celebrità senza confini vanno annoverati certamente gli eroi del calcio, di cui “Futbòl. Canzoni e racconti da “Storie di calcio” di Osvaldo Soriano”, nell’interpretazione di Peppe Servillo, Natalio Luis Mangalavite e Javier Edgardo Girotto, narra sogni di gloria ed epiche imprese, gioie e delusioni, spirito di squadra e assoli dei fantasisti (Sassuolo, Piazza Garibaldi, venerdì 12, ore 21,30).

Una forma eccentrica di celebrità, a sua insaputa, è quella di cui ha goduto Sixto Rodriguez, il cantante folk di Detroit che, dopo il flop negli States, tornato a fare l’operaio edile, è divenuto con le sue canzoni un’icona del movimento anti-apartheid in un Sudafrica all’epoca talmente isolato dal mondo da non far nemmeno trapelare questa straordinaria storia di popolarità musicale. Il documentario premio Oscar “Searching for Sugar Man” di Malik Bendjelloul racconta questa storia unica e commovente (Carpi, Auditorium Loria, sabato 13, ore 21).

La costruzione pianificata della celebrità mediante strategie di marketing, alla base non solo del mondo del spettacolo, ma anche di quello dell’arte, è il tema di “Gloria P. Dispositivo di visibilità”, la mostra di Mauro Barbieri in cui, mediante l’utilizzo di strumenti che vanno dalla fotografia alla pittura, dalla grafica ai video, includendo la creazione di gadget ad hoc, di un sito internet e di profili personalizzati sui social network, una donna realmente esistente viene tramutata in personaggio (Modena, Galleria ArtEkyp, curatore: Fulvio Chimento).

Celebrità improvvisa e virale è quella regalata dalla rete e dai social media, come è accaduto allo youtuber modenese Francesco Sole, campione di visualizzazioni, che in “La celebrità all’epoca di Youtube”, sollecitato dall’editor Beppe Cottafavi, presenterà le sue riflessioni scanzonate su un’epoca e una generazione (Sassuolo, Piazzale della Rosa, domenica 14, ore 19,30).

Medesima trasformazione di persone comuni in “celebrità” è quella operata da “2B a… Star”, il percorso sensoriale lungo un red carpet allestito dalle superpremiate costumiste Francesca e Roberta Vecchi: il pubblico percorre la passerella fino al palco in cui riceve la proprio statuetta, in un’atmosfera da notte degli Oscar, immersi tra costumi e materiali da set cinematografici, con un gioco di video che mischia premiazioni reali dell’Academy a quelle finte della serata (Modena, il posto).

La transitorietà della celebrità contemporanea, nella sua forma autoreferenziale diffusa soprattutto dai social network, è al centro anche di “Salone Gloria”, la mostra a più voci e a più media realizzata dal Collettivo Temporaneo per l’Eternità della Gloria (Modena, Galleria Mies).

Mies Outdoor con il collettivo AAART propone viceversa un “Momento di gloria” per tutti grazie alla sua “macchina per l’erogazione automatica di opere d’arte a valore variabile”: inserendo monete l’apparecchio stampa un biglietto che reca sul dorso un’opera d’arte sul tema della gloria, donando così all’opera un momento di celebrità della durata stabilita dall’importo pagato (Modena, Galleria Mies Outdoor).

Alle stelle più nere dello star-system contemporaneo – assassini seriali, cannibali e criminali di cui siamo potenziali vittime – è dedicata la mostra “Very Friendly”, in cui Ramona A. Stone ci presenta opere che esplorano il lato oscuro della fama (Modena, Cayce’s Lab, curatrice: Luiza S. Turrini).

Alle celebrità dell’accelerazione, sia essa quella delle monoposto di Formula 1 o quella dell’innovazione tecnologica, è dedicata la conversazione tra Antonio Ghini e Paolo Tacconi, “Dalla pista al web, glorie parallele” (Modena, Museo Enzo Ferrari, sabato 13, ore 21,30).

L’uscita dal cono di luce della celebrità, con le sue ripercussioni, sarà raccontata con schiettezza da Franco Bertoli, campionissimo della pallavolo non solo come atleta, ma anche come allenatore e dirigente, che, sollecitato da Antonio Gurrado, spiegherà come abbia ancora aperta la partita della vita: “Vecchia gloria in crisi di senso. Una testimonianza” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 13, ore 19,30).

Quanto la fama possa bruciare è esperienza di stelle che nella celebrità si sono consumate, spesso a causa della malasorte. A cantautori e cantanti che hanno vissuto questo destino è dedicato il concerto dei Flexus, “Stelle nel fuoco e satelliti in versi” (Sassuolo, Piazzale della Rosa, venerdì 12, ore 23).

La parabola della celebrità da discoteca è ripercorsa anche in “The Glory of Disco” il concerto in cui i Tupperware prendono la musica dance e la portano fuori dalla disco, senza selezione all’ingresso, vip pass e dress code (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 13, ore 23,30).

Ambizione e onore

Motore potente e ambivalente dei destini individuali e collettivi, l’ambizione conosce in epoca contemporanea una nuova legittimazione, mentre il principio della dignità, corredo inviolabile della persona umana, fertilizza una nuova concezione dell’onore e del riconoscimento civile

Reputazione, riconoscimento e racconto di sé sono al cuore di “Volti di volti”, la mostra di Tullio Pericoli che presenta venticinque suoi ritratti a olio di scrittori, autori, filosofi, sorretti tutti dall’idea che fare il ritratto di un volto è come raccontare un’avventura, ricostruire le infinite tracce che la vita vi ha depositato, in cerca della specialissima forma individuale di ognuno (Sassuolo, Galleria Paggeriarte).

In “Scatti di dignità” Franco Fontana, uno dei principali protagonisti della fotografia contemporanea, porta in primo piano un gruppo di visitatori disabili all’interno degli ambienti sontuosi di un grande museo: la fotografia li blocca in un istante rivelatore e li restituisce in dignità viva, senza la maschera della cornice e degli ori, mostrando come essi affrontano in eroismo quotidiano il deficit loro imposto dalla lotteria della vita (Modena, Bottega Consorzio Creativo).

Una storia di ambizione e merito, gloria e successo, vittorie e sconfitte è quella portata in scena da Andrea Zorzi con Beatrice Visibelli in “La leggenda del pallavolista volante”, lo spettacolo che, ripercorrendo la carriera del grande campione della Nazionale di Julio Velasco, costituisce anche un affresco di paesaggi italiani e di aspettative di una generazione (Modena, Piazza Pomposa, venerdì 12 settembre, ore 21,30).

Una gloria non effimera è quella di celebri imprenditori italiani – da Piero Pirelli a Giovanni Treccani, fino alla famiglia Barilla – che hanno dato alle loro “imprese” non solo il significato imprenditoriale, ma anche quello di grandi gesta nel segno della responsabilità sociale. La mostra “Capitani coraggiosi. Etiche imprese di responsabilità sociale” presenta biografie e reperti di questa vocazione (Modena, Manifattura Tabacchi, Cortile piccolo, a cura di Gruppo giovani imprenditori Modena).

Alla storia del fondatore di un’impresa caratterizzata non solo da innovazione organizzativa, ma anche da responsabilità sociale e comunitaria, Camillo Olivetti, è dedicato anche lo spettacolo di Laura Curino, “Olivetti. Alle radici di un sogno”, che ne ripercorre progetti e successi dalla fine dell’Ottocento al periodo tra le due guerre (Modena, Manifattura Tabacchi, sabato 13, ore 22).

Diverso eroismo, civile in questo caso, è quello del bambino testimone di un omicidio che sfida a modo suo il codice dell’omertà. Tratto dal fortunato Io, dentro gli spari di Silvana Gandolfi, “Dentro gli spari” è un monologo di Giorgio Scaramuzzino del Teatro dell’Archivolto rivolto non solo ai ragazzi (Modena, Biblioteca Delfini, domenica 14, ore 11 e 16).

La fragilità e lo spaesamento di un’umanità assordata dalle sirene della Vanagloria e abbagliata dal Nulla, in contrasto con il fulgore eterno dell’Iperuranio, sono argomento della mostra “Hyperouránios”, che presenta, tra le altre, opere “site specific” di Karin Andersen, Cuoghi Corsello e Antonio Marras (curatori: Patrizia Silingardi, Sonia Schiavone, Pierluigi Giacobazzi, Manifattura Tabacchi, Piazza).

L’ambizione a un’immane e rapida scalata, un’ascesa fatta di onori e azioni insigni destinate a una fama imperitura, è il tema anche delle pitture e installazioni di Massimo Lagrotteria, che in “In excelsis homo” mostra come nell’uomo odierno questo motore spirituale sia rimasto maceria di un’icona che un tempo era grandiosa (Carpi, Galleria Darkroom Silmar, curatore: Andrea Saltini).

In certe culture l’onore e la colpa si inscrivono sulla pelle, con il corpo a fare da medium iconografico, come nell’arte giapponese dell’irezumi protagonista di “In-k-glorious”, presso la Galleria THC di Modena, che propone disegni e performance live di tatuatori della famiglia Horitoshi e un video di Elena Borghi (a cura di Alessandro Migliore, Silvia Cavalieri, Eva Ferrari).

Sfida per il riconoscimento, contagio di sensibilità, gioco erotico: nella milonga l’intenzione del tango riconfigura i ruoli dei due danzatori, con in palio l’espressione piena di sé. Lo si potrà ballare in “La sfida del contatto. Milonga in Manifattura” (Modena, Manifattura Tabacchi, sabato 13, ore 23,30, a cura di: Circolo Gardel Modena, Mala Yunta e T’amo Tango.

Alla faticosa conquista dell’onore è dedicato anche il concerto “Oltre ogni limite” del Gruppo Ologramma, che propone brani di colonne sonore di celebri film imperniati sul senso del sacrificio e della giustizia (Modena, Piazza Pomposa, domenica 14, ore 21).

Al potere glorificatore della musica, in particolare quello degli ottoni coi loro effetti sull’anima e sul corpo degli uditori, è dedicato viceversa “Ottoni trionfali”, il concerto a cura dell’Istituto Musicale Vecchi-Tonelli, sede di Carpi, che propone un excursus tra Inni e celebrazioni (Carpi, Palazzo dei Pio, sabato 13, ore 19,30).

Democrazia

Costitutivamente votato alla durata, e sempre nella necessità di guadagnare l’obbedienza degli uomini, il potere politico ha espresso il proprio carattere glorioso in liturgie e cerimoniali, autorappresentazioni e propaganda, di cui anche la contemporaneità conserva traccia, pur esponendosi in forme inedite allo sberleffo dell’anarchia

Focalizzandosi su quattro sovrani estensi di diverse epoche la mostra “Gli Este e la gloria. Ambizioni e rinunce”, a cura dei Musei Civici, esporrà dipinti, disegni e bozzetti per indicare i diversi modi di conseguire la gloria e i più alti valori connessi al governo, mostrando il ruolo dell’iconografia pubblica nell’esercizio del potere (Modena, Musei Civici).

Non diversamente, nei suoi stendardi e nelle sue opere su carta vetrata Massimo Dalla Pola compie con “Il sole dei morti” una mappatura sintetica dei luoghi del potere, una sorta di “mappamondo” dei monumenti e degli strumenti di propaganda che punteggiano la trasmissione della gloria nella storia (Carpi, Galleria Spazio Meme).

Il volto grottesco e furibondo di un autoritarismo borioso e plurigallonato emerge nei libri d’artista e nei fogli sciolti di Enrico Baj che la Biblioteca Poletti mette in mostra con “Dames et généraux” (curatrice: Carla Barbieri). Tra i gioielli esposti, il libro (con falso frontespizio opera di Marcel Duchamp) che dà il titolo alla mostra e il celebre Punching general del 2003, un pupazzone/pallone gonfiato traballante in effigie generalesca multidecorata da prendere (metaforicamente) a pugni come un punching ball (Modena, Biblioteca Poletti).

Analoga vena anarchica e libertaria, incarnata in uno sberleffo sistematico del potere, si rintraccia nelle opere grafiche di Jamie Reid nella mostra “Ragged Kingdom. Lo schiaffo al potere del Punk inglese”, che propone tra le altre le celebri immagini della Regina Elisabetta con le spille da balia sulle guance o le svastiche sugli occhi, assoluto contraltare della gloria ad opera del geniale ideatore di uno stile di comunicazione pubblica che ha caratterizzato fortemente soprattutto l’esperienza dei Sex Pistols (Modena, Galleria Civica, curatore: Marco Pierini).

Jamie Reid sarà anche protagonista di “Art, Music and Power”, la conversazione con John Marchant, Direttore della Isis Gallery e curatore delle sue opere, e Marco Pierini, Direttore della Galleria Civica di Modena (Modena, Palazzo Santa Margherita, venerdì 22, ore 22,30).

Senza spille da balia nella guancia o svastiche sulle palpebre, in La sovrana lettrice Alan Bennett ha viceversa raffigurato Elisabetta II d’Inghilterra alle prese con la pratica massimamente sovversiva: la lettura. E, con umorismo tutto britannico, del potere resterà ben poco. In “La regina sovvertita. Letture da Alan Bennett”, Paolo Nori presterà la sua voce impertinente all’autore inglese (Modena, Palazzo Santa Margherita, venerdì 12, ore 21,30).

Ma la storia dello sberleffo al potere è lunga e remota, almeno quanto il movimento filosofico dei Cinici, i quali, usciti dalla costola di Socrate, si diedero a vita randagia e anticonformista, ostentando uno stile di vita provocatorio e dissacrante, sprezzante delle convenzioni e fortemente polemico verso ogni forma di ricchezza e di potere: quanto basta per dire che “I primi Punk erano i Cinici”, come nel titolo della serata di conversazione e letture di cui sarà protagonista Armando Massarenti (Modena, Palazzo Santa Margherita, sabato 13, ore 21,30).

Gli intrecci del potere e del business, della società e dell’identità, sono stati raccontati con acuta ironia da Edmondo Berselli attraverso la più diffusa delle passioni nazionali: quella per il calcio. Dal suo Il più mancino dei tiri (1995) è stato tratto un documentario Rai che coglie la persistente validità delle sue analisi: “Il più mancino dei tiri. Un documentario RAI da Edmondo Berselli”, in collaborazione con Raitre (Carpi, Auditorium Loria, venerdì 12, ore 21, introduce Alberto Bertoni).

Al popolo sovrano, ai momenti della storia in cui potere e consenso paiono riuscire a coesistere negli stessi soggetti, è dedicato il concerto “Avanti popolo!”, in cui Cisco e il Coro delle Mondine di Novi ripercorreranno la tradizione musicale folklorica delle lotte di popolo (Carpi, Piazza Martiri, domenica 14, ore 21, con il Corpo bandistico Città di Carpi).

In “Re (e Regine) per una notte. Sfilata di moda riciclata in pompa magna” operatori e utenti dell’associazione Porta Aperta di Modena daranno vita a una sfilata con indumenti di riciclo durante la quale si trasformeranno in imperatori, sovrani, dignitari, divi, per mostrare che nell’altalena della vita tutto può accadere e che il re è sempre nudo (Modena, Piazzetta dei Servi, sabato 13, ore 21).

Impronte di gloria

Tra eternità gloriosa e transitorietà mondana, la gloria è sempre una sfida al tempo, tentativo di lasciare traccia durevole che si inscrive in monumenti dal complesso statuto pubblico, fino alla sua deriva effimera e accidentale, come nei selfies contemporanei

Riflessioni sul tempo della gloria, contesto cortese e riferimento letterario nell’opera omonima di Francesco Petrarca si legano in “Trionfi. Il segno di Petrarca nella Corte dei Pio a Carpi”, la mostra sul ciclo di affreschi nella Camera dei Trionfi di Palazzo dei Pio a Carpi, dove dipinti, cassoni nuziali, oggetti di corredo, manoscritti, cinquecentine, stampe antiche aiutano a inquadrare l’iconografia dei Trionfi, contribuendo a sciogliere i quesiti sulla presenza del ritratto dello stesso Petrarca nel Trionfo della Fama (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio).

La grandezza della lotta contro il tempo pervade anche le tavole di Giovanni Battista Piranesi, tratte prevalentemente dalle serie delle Vedute e delle Carceri, in cui i resti dell’architettura romana esprimono la magnificenza che ne caratterizzava l’intera civiltà, segno di nobiltà d’animo impressa in ogni loro costruzione (“Magnificenza delle rovine”, Modena, Galleria Artbroking, a cura di Arialdo Ceribelli e Patrizia Foglia).

Una nuova personale di Mimmo Jodice, “Arcipelago del mondo antico”, presenta la grande ricerca sul Mediterraneo. Nella mostra, prodotta da Fondazione Fotografia e a cura di Filippo Maggia, in cinquanta opere fotografiche, in parte inedite, l’autore ricompone la persistenza del mito, di cui vengono restituiti frammenti in un’operazione di de-contestualizzazione temporale che ce lo presenta come pieno contemporaneo (Modena, Foro Boario).

Sempre Fondazione Fotografia, ancora per la cura di Filippo Maggia, presenta anche “Territori dello spirito” di Kenro Izu: esplorando luoghi sacri in molte parti del mondo, egli mette in risalto la caducità intrinseca ai siti archeologici, e lo fa mediante il recupero di tecniche della fotografia ottocentesca, mettendo così doppiamente a tema lo statuto del passato e della durata (Modena, Foro Boario).

Nella collettiva “Fotografia de los Andes, 1897-1950”, prodotta da Fondazione Fotografia e curata da Jorge Villacorta, i siti archeologici e la temporalità della gloria assumono un significato ulteriore, in un contesto nel quale la distanza dei reperti del passato è cancellata attraverso la loro totale compenetrazione col presente della vita quotidiana delle comunità locali (Modena, Foro Boario).

Resti di altro genere, ossia frammenti sopravvissuti alle devastazioni delle recenti trasformazioni territoriali, sono quelli fotografati da Giancarlo Pradelli in “Mirabilia. Architetture e luoghi di pianura”, che testimoniano l’intimo legame tra l’architettura, la terra e il fiume e la peculiare bellezza della provincia emiliana (Modena, Orto Botanico, curatore. Matteo Agnoletto).

Il ruolo del monumento come perno e misura, in questo caso anche temporale, dell’identità urbana è evidente nel progetto di Rolando Montanini “Il tempo della Torre”, un racconto in movimento nel quale la Torre Ghirlandina, cuore di Modena e della sua Piazza Grande patrimonio mondiale dell’umanità, è stata fotografata migliaia di volte nel corso di una giornata: nel successivo montaggio in time lapse l’ombra della Torre diviene meridiana del tempo collettivo (Modena, fotografie e video all’interno della Torre Ghirlandina).

Esistono monumenti immateriali in cui non meno si condensano l’intelligenza del loro autore e la durata della civiltà. Uno di questi sono sicuramente le “Variazioni Goldberg” composte da Johann Sebastian Bach, ispirazione e motivo conduttore della straordinaria carriera musicale di Rahmin Bahrami, che ne discuterà con l’editor Beppe Cottafavi e le eseguirà in una versione appositamente pensata per il festival (Modena, Piazza Grande, domenica 14, ore 21).

In “Reverse Crucifixion” Andrea Riccò inverte uno dei più potenti simboli della storia dell’Occidente, così che ad essere crocifissa sembra la stessa Croce, inchiodata a uno suo doppio di metallo duro e ferrigno (Modena, Musei del Duomo, Giardino).

Due visite guidate conducono alla scoperta del patrimonio monumentale del Palazzo dei Musei di Modena. In “Memorie di gloria antica” il percorso si snoda attraverso il Museo Lapidario Estense e Lapidario Romano dei Musei Civici (a cura di Nicoletta Giordani, Paola Bigini e Silvia Pellegrini), mentre in “Il guerriero e la spada” un inedito percorso permette di ricostruire la nascita e lo sviluppo delle élite guerriere modenesi seguendo la storia della spada (Modena, Museo Civico Archeologico Etnologico, a cura di Laura Parisini).

In “Vanitas” di Figura/sfondo, la transitorietà mortale che mina la durata della gloria è incarnata dal cartone ondulato di cui è fatto “Le Crane”, una riproduzione della scatola cranica che esprime tanto la sede del pensiero che aspira all’eternità, quanto la deperibilità del suo materiale, con il paradosso che la carta è il supporto su cui si inscrivono le tracce della scrittura, che si vogliono durevoli (Modena, Galleria La Darsena, curatori: Matteo Crespi e Fede Lorandi, Siro Leonelli).

Impronte di un passato concepito come origine sono quelle che Fernanda Veròn lascia sui feticci e le maschere da lei realizzati: la mostra “Mistero dell’apparente” ne ricrea la mitologia (Modena, Studio Vetusta, curatore: Giovanni Cervi).

Nelle immaginette sacre presentate in “Gloria in cielo, verde sulla terra”, emerge come l’impronta terrena del santo assurto alla gloria dei cieli prenda, nelle sue costanti iconologiche, forme metamorfiche scaturite dal mondo vegetale (Modena, Orto Botanico, Curatori: Marta Mazzanti, Giovanna Bosi, Daniele Dallai, I. Ansaloni).

Figure

I tratti epici o spettacolari della gloria trovano espressione anche in memorabili “figure” che dall’antico al contemporaneo non hanno cessato di alimentare le vite immaginate e di indirizzare l’identificazione con modelli esemplari

“Bello di fama e di sventura” Odisseo fa ritorno a Itaca dove lo attende la prova dell’arco a confronto coi Proci. A questa celebre scena omerica sono dedicate le letture di Moni Ovadia, che in “Odisseo e la gara con l’arco” celebrerà il rito civile della narrazione orale presentando il Canto XXI dell’Odissea e prenderà inoltre per mano lo spettatore alla riscoperta dei due grandi viaggi che segnano la civiltà occidentale – il viaggio di Odisseo e il viaggio di Abramo – per arrivare, sulle onde dell’Odissea, anche alla Itaca del grande poeta greco contemporaneo Kostantinos Kafavis (Sassuolo, Piazza Garibaldi, sabato 13, ore 22, produzione: Teatro Pubblico Ligure).

Il vero volto della gloria napoleonica, con la perdita delle illusioni rivoluzionarie, è narrato da Stendhal nelle pagine de “La Certosa di Parma” che raccontano l’esperienza di Fabrizio Del Dongo sul campo di Waterloo. Alessandro Haber le interpreterà in “Fu vera gloria? Letture da La Certosa di Parma” (Carpi, Piazza Martiri, venerdì 12, ore 22).

Due icone contemporanee sono al centro di altrettanti appuntamenti musicali. In “Bound for glory. Dylan e l’epopea della strada”, Cesare Basile e Emidio Clementi ripercorrono il viaggio musicale di Robert Zimmerman tra le strade di un’America segnata da battaglie civili e crisi di un sogno (Modena, Manifattura Tabacchi, venerdì 12, ore 22). Un Elvis padano, al secolo Luca Benevelli e in arte, appunto, Elvis, riproporrà in concerto alcuni dei maggiori successi di “the Pelvis”, mito e inimitabile “Re del Rock’n’Roll” (Carpi, Piazzale Re Astolfo, Cortile di Levante, sabato 13, ore 23,30, a cura di Cookies Kitchen & Bar e Mattatoio Culture Club).

Figure eroiche di soldati impegnati su tanti fronti, nel fango della gloria e in pellicole già classiche, sono quelle su cui si impernia la rassegna di film “Soldati di tutte le guerre. La guerra, l’eroe, il cinema”, curata da Alberto Morsiani, nell’inedita cornice del Palazzo Ducale sede dell’Accademia Militare di Modena. I film in programma: “M.A.S.H.” di Robert Altman (USA 1970); “I topi del deserto” di Robert Wise (USA 1955); “Patton, generale d’acciaio” di Franklin J. Schaffner (USA 1970); “Giovani aquile” di Tony Bill (UK 2006); “I giovani leoni” di Edward Dmytryk (USA 1958); “Quelli della San Pablo” di Robert Wise (USA 1966) (Modena, Palazzo Ducale, Accademia Militare, venerdì, sabato e domenica: per gli orari consultare il sito web).

Sempre a eroi cinematografici è dedicata la serata di sonorizzazioni live di film muti “Uomini contro”, a cura del Centro Musica del Comune di Modena: Spartaco, Zorro e il pescatore norvegese Terje Vigen sono qui presi come modelli di sfida e resistenza al potere (Modena, Piazza Pomposa, sabato 13, ore 21).

www.festivalfilosofia.it

 

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