Lorenzo Calogero & John Taylor

Lorenzo-Calogero3Anticipazione editoriale

Le Edizioni Chelsea di New York (http://www.chelseaeditionsbooks.org/) pubblicheranno nei prossimi giorni, la prima traduzione inglese – con testo italiano a fronte – delle poesie del poeta italiano Lorenzo Calogero, nella traduzione di John Taylor.

Il titolo del libro An Orchid Shining in the Hand: Selected Poems 1932-1960, raccoglie una vasta produzione poetica di Lorenzo Calogero.

 

Si confonde questo meraviglioso plenilunio

 

Si confonde questo meraviglioso plenilunio.

Lo spazio concavo era

una meravigliosa uccelliera,

dove a un nido, ad un bacio ignorato

fluivano meravigliosi i fiumi,

di cui vedevamo la meraviglia da lungi

nel nostro silenzio ch’era fame.

 

 

[Opere poetiche 2, Lerici, 1966, p. 7]

 

 

Blurring, this marvelous full moon

 

Blurring, this marvelous full moon

while concave space

was a marvelous aviary

where to a nest, to an unknown kiss

were flowing marvelous rivers

whose marvel we spotted from afar

in our famished silence.

 

*     *     *

 

Già pallide chiome

 

Già pallide chiome

su ripidi abissi muovono

le isole dei vulcani

e il fresco capelvenere

nasconde le alme contrade.

Conosco il riposo dei riflessi rettilinei

e un fuoco nel grembo si accende

come una nuvola nell’immenso.

Tu soffri gli arsi richiami

che ti manda dallo spazio

un effluvio verde e tracci

gli aspri rami della vita nel silenzio

in un gomitolo che si sperde.

 

[Opere poetiche 2, Lerici, 1966, p. 14]

 

Already pale tresses

 

 

Already pale tresses

on steep abysses are moving

the volcanic islands

and the fresh maidenhair fern

is hiding the life-giving lands.

I’m enjoying the respite of rectilinear reflections

and a fire in the womb flares up

like a cloud in the immensity.

You are suffering from the burnt-up beckoning

that a green fragrance is sending you from space

and you trace

the bitter branches of the silent life

in a ball of wool going astray.

 

 

*     *     *

 

Può darsi

 

Può darsi che il grido disperato del tempo ti giunga,

ma non mettere me fra le altre cose odorose.

Una rupe di silenzio sulle cime del dolore immoto

come un masso si sgretola su cui si consuma,

rovina e frana l’erba del tempo

e vagano mani ombrose. Accanto

erano i tuoi ginocchi

nei silenzi che squillano.

Altri esseri morivano

in un campo oscuro di grano

e ti cingevano col braccio,

ti porgevano la libertà sicura

dei loro rapidi occhi.

E così ti lambiva

nella mano che reggeva

la dolcezza malsicura

la dolcezza del tempo

in un distico di coralli.

 

 

[Opere poetiche 2, Lerici, 1966, p. 16]

 

It might happen

 

It might happen that time’s desperate scream reaches you,

but don’t put me among the other fragrant things.

Motionless like a rocky mass, on the peaks of pain

crumbles a cliff of silence on which,

caved in, collapsed, the grass of time is consumed

while shadowy hands are wandering. Nearby

were your knees

in screeching silences.

Other human beings were dying

in a dark wheat field

and grabbing at your arm,

tendering assured freedom

from their darting eyes.

And thus was licking you

in your hand holding

the uncertain gentleness

time’s gentleness

in a distich of corals.
.

di Lorenzo Calogero 

traduzione John Taylor

 

lorenzo_calogero2Lorenzo Giovanni Antonio Calogero nasce il 28 maggio 1910 nel piccolo centro di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria, da Michelangelo Calogero e Maria Giuseppa Cardone. Terzo di sei fratelli, Lorenzo inizia le scuole elementari a Melicuccà e le conclude a Bagnara Calabra, dove vive presso gli zii materni. Nel 1922 la famiglia Calogero si trasferisce a Reggio Calabria, dove Lorenzo frequenta prima l’Istituto Tecnico, poi cambia corso di studi conseguendo la maturità scientifica.

Nel 1929 la famiglia Calogero si trasferisce a Napoli per avviare i figli agli studi universitari. E’ di questi anni la scrittura dei primi versi, che legge solo alla madre. Lorenzo inizia ad Ingegneria, ma l’anno successivo decide di cambiare facoltà iscrivendosi a Medicina. Nel 1934, per ristrettezze economiche, la famiglia Calogero è costretta a tornare in Calabria. Segue con profitto gli studi ma contemporaneamente legge i poeti e scrive: in questo periodo compone buona parte dei versi che formeranno le raccolte 25 Poesie, Poco suono e Parole del Tempo. Comincia a manifestare le prime patofobie.

Di formazione cattolica, segue la scena letteraria che si raccoglie intorno a “Il Frontespizio”, di Pietro Bargellini e Carlo Betocchi, ai quali invia le prime poesie con la speranza che vengano pubblicate. I versi gli vengono però restituiti, allora scrive a premi letterari e riviste spurie, vuole pubblicare ad ogni costo. Nel 1936 esce a sue spese il primo libro, Poco suono, presso Centauro Editore. Nel ’37 si laurea in Medicina, ma continua la corrispondenza con Betocchi, che gli promette di pubblicarlo ne “Il Frontespizio”; la pubblicazione non avviene ed egli ne trae la conclusione che il suo destino non è quello del poeta. Inizia un lungo periodo di distanza dalla scrittura, in cui non v’è traccia di tentativi di pubblicazione o contatti con il mondo letterario. La sua salute è precaria, tuttavia consegue l’abilitazione e nel 1939 inizia ad esercitare la professione medica in diversi centri della Calabria. Ma tende a tornare a Melicuccà, a rifugiarsi dalla madre, con cui intrattiene un’intensa corrispondenza. E’ sempre più instabile. Nel 1942 tenta per la prima volta il suicidio sparandosi in direzione del cuore. Viene salvato a fatica. I fratelli sono in guerra, fa il medico sempre più a malincuore: “sono vissuto nella mia professione come se scrivessi versi”.

avaro-nel-tuo-pensieroNel 1944 inizia una lunga corrispondenza epistolare con una studentessa di Reggio Calabria, Graziella, cui seguirà un fidanzamento di cinque anni. La sua vita è sempre più caotica, abbandona i posti di lavoro, si rifugia dalla madre con più frequenza.  Si getta in tutte le letture: filosofia, scienze biologiche, matematica, teologia, poesia. Rompe con Graziella ma non la dimentica, e tenta invano di riallacciare il rapporto attraverso lunghissime lettere disperate. Ha ricominciato a scrivere: dal 1946 al 1952 compone le poesie poi incluse in Ma questo… e Come in dittici. Dal 1951 al 1953 invia i suoi manoscritti a molti scrittori, poeti, uomini di cultura, l’esito è sempre negativo. Nel 1954 invia dattiloscritti all’editore Einaudi, da cui non riceve risposta. Decide allora di partire per incontrare Giulio Einaudi personalmente, ma va a Milano e sbaglia redazione. Giunge a Torino maEinaudi  è fuori sede e i suoi scritti non si trovano. E’sempre più sfiduciato ma continua a scrivere a editori e riviste , che gli rispondono evasivamente. Lo stesso anno riceve l’incarico come medico condotto a Campiglia d’Orcia, in provincia di Siena; qui scrive in soli undici giorni Avaro nel tuo pensiero, che rimarrà inedito. Dopo appena un anno, una delibera del consiglio comunale lo dimette dall’incarico di medico-condotto, così nel 1955 si ritira definitivamente nel suo paese. Riscrive a Einaudi che risponde, ma negativamente. Nel settembre, sempre a sue spese, pubblica Ma questo…, presso Maia.

Scrive anche a Betocchi, di nuovo dopo vent’anni, chiedendogli di pubblicare con Vallecchi. Nel gennaio del 1956 esce la raccolta  Parole del tempo, che contiene 25 PoesiePoco SuonoParole del Tempo. A causa di un peggioramento delle sue nevrosi viene ricoverato nella casa di cura “Villa Nuccia” a Gagliano di Catanzaro. Tornato nel suo paese, scrive invano a numerosi critici e poeti per farsi recensire Ma questo… Ne spedisce una copia anche a Leonardo Sinisgalli, accompagnata da una lunga lettera in cui chiede la prefazione per un nuovo libro che sta per essere pubblicato “anche se dovesse dirne tutto il male che si può immaginare”. Inizia così il rapporto con chi invece sarà il primo a riconoscere le sue qualità poetiche, e che gli sarà amico fino alla fine. Nel mese di settembre esce Come in dittici con la prefazione di Sinisgalli. In seguito alla morte della sua amatissima madre, però, avvenuta poco dopo, viene nuovamente ricoverato per un tracollo nervoso a “Villa Nuccia”. Si innamora di un’infermiera, Concettina. Tenta nuovamente il suicidio recidendosi le vene dei polsi.

POEITA1000482_1_410Nel 1957 vince il premio letterario “Villa San Giovanni”, conferitogli dalla giuria presieduta da Falqui, e composta da G. Selvaggi,  G. B. Angioletti, G. Doria, S. Solmi. Sinisgalli  presenzia alla premiazione. Nonostante il prestigio del premio non riceve nessuna proposta editoriale, che cerca disperatamente, sempre più stretto da una ingenerosa  incomprensione. Mangia pochissimo, sostenendosi con sonniferi, sigarette, caffè. Tra il 1956 e il 1958 scrive le novantanove poesie della raccolta Sogno più non ricordo. Viene ricoverato nuovamente a “Villa Nuccia”. Nel 1960 si reca per alcuni giorni a Roma, dove conosce Giuseppe Tedeschi, che racconterà il loro incontro nell’introduzione al primo volume di “Opere Poetiche”, pubblicato postumo. La sua irrefrenabile necessità di scrivere si intensifica, scrive i 35Quaderni di Villa Nuccia, così come li intitolerà Roberto Lerici, editore di “Opere Poetiche”, che costituiscono forse la sua più alta produzione letteraria.

Trascorre gli ultimi anni da solitario e sventurato poeta nel suo paese natale, consacrato alla poesia, corteggiando la morte.

Il corpo del poeta senza vita fu trovato nella sua casa di Melicuccà il 25 marzo 1961. Nell’ultima pagina di un quaderno trovato sulla sua scrivania, è stata trovata quella che forse è la sua ultima poesia, “Inno alla morte”. Un biglietto trovato accanto al suo corpo, recita la frase:

Vi prego di non essere sotterrato vivo”.

Nel fascicolo di aprile 1961 di “Europa Letteraria”, Giancarlo Vigorelli pubblica alcune sue poesie con note di Leonardo Sinisgalli. Nel 1962 con l’uscita del I vol. di “Opere Poetiche” in un’elegante edizione della collana “Poeti europei” della casa editrice Lerici, esplode il “caso letterario Lorenzo Calogero”. Centinaia di articoli della stampa italiana e straniera lo definiscono “nuovo Rimbaud italiano”. Il clamore dura quasi ininterrotto fino al 1966, quando, quasi subito dopo la pubblicazione del II vol. di “Opere Poetiche,” la casa editrice Lerici pone fine alla sua attività editoriale. Per anni è stato atteso l’ultimo dei volumi della Lerici che avrebbe dovuto contenere Avaro nel tuo pensiero, ancora oggi inedito, insieme ai circa 800 quaderni manoscritti, fittissimi di liriche, numerosi scritti in prosa e lettere con poeti, critici, editori, intellettuali. Attualmente il corpus inedito è composto da più di 15.000 versi che attendono un’adeguata collocazionenella più alta letteratura del ‘900. 

BIBLIOGRAFIA

OCO SUONO (1933-1935)

PAROLE DEL TEMPO (1932-1935)

MA QUESTO … (1950-1954)

COME IN DITTICI (1954-1956)

AVARO NEL TUO PENSIERO (1955, inedito)

SOGNO PIÙ NON RICORDO (1956-1958)

QUADERNI DI VILLA NUCCIA (1959-1960)

http://www.lorenzocalogero.it/

10251972_4068731853786_7887414933766556715_nJohn Taylor, nato nel 1952 a Des Moines (Stati Uniti), è uno scrittore americano ma vive in Francia dal 1977. È autore di sei opere di racconti, di prose brevi e di poesie: The Presence of Things Past (1992), Mysteries of the Body and the Mind (1988), The World As It Is (1998), Some Sort of Joy (2000), The Apocalypse Tapestries (2004) e If Night is Falling (2012). La sua raccolta di versi The Apocalypse Tapestries è stata pubblicata in italiano con il titolo Gli Arazzi dell’Apocalisse (Hebenon) e la sua raccolta di prose brevi, If Night is Falling, con il titolo Se cade la notte (Joker), i due libri nella traduzione di Marco Morello.

John Taylor è anche noto come specialista di letteratura francese contemporanea, scrive regolarmente rassegne sul Times Literary Supplement (Londra). Si occupa anche di poesia internazionale per la rivista Antioch Review, dove appare in ogni numero la sua rubrica “Poetry Today”. Un’ampia selezione dei suoi saggi su poesia e prosa francesi è pubblicata in tre volumi con il titolo Paths to Contemporary French Literature (Transaction Publishers, 2004, 2007, 2012) e i suoi saggi su poesia europea in Into the Heart of European Poetry (Transaction Publishers, 2008) e A Little Tour through European Poetry (Transation Publishers, 2015). I suoi saggi comprendono numerosi studi su poeti italiani: Montale, Saba, Pavese, Caproni, Ungaretti, Sbarbaro, Sereni, Zanzotto, Erba, Cattafi, Mariani, de Palchi, Luzi, De Angelis, Penna, Cavalli e altri.

Come traduttore, John Taylor ha tradotto recentemente le poesie di Philippe Jaccottet,  Pierre-Albert Jourdan, Jacques Dupin,  Louis Calaferte, Georges Perros e José-Flore Tappy. È editor e co-traduttore d’una ampia raccolta dei testi del poeta italiano Alfredo de Palchi, Paradigm: New and Selected Poems (Chelsea Editions, 2013). Ha ottenuto nel 2013 borsa notevole dall’Academy of American Poets per il suo progetto di tradurre la poesie di Lorenzo Calogero.

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