Giacomo Leopardi, “Le ricordanze”


LE RICORDANZE, di Giacomo Leopardi. Lettura di Luigia Sorrentino.

InfinitoIl canto fu composto da Giacomo Leopardi a Recanati, tra il 26 agosto e il 12 settembre del 1829, nello stesso luogo dove scrisse  “L’INFINITO” (qui accanto riportato nella scrittura autografa del poeta). Stando a numerose testimonianze, in quello stesso anno Leopardi compose anche La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio e, tra il 1829 e l’anno successivo, il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

Un’emozione particolare traspare dalla lettura de “Le ricordanze“, che compare poi, per la prima volta, nelle edizioni Piatti (Firenze) nella riedizione del 1931 dei Canti. “Il ritorno” alla casa del padre, dopo una lunga assenza, suscita nel poeta, l’onda delle “ricordanze”.

L’incipit: “Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea/ Tornare in uso a contemplarvi/ sul paterno giardino scintillanti,/ […] “.  Io non credevo che tornando qui avrei ritrovato l’armonia della giovinezza, io non credevo che – vaghe stelle dell’Orsa –  vi avrei contemplato di nuovo “seduto in verde zolla”. In questo gesto, di contemplazione e di “astrazione” totale dal luogo, Leopardi è consapevole, del dolore che può essere generato  da persone “zotiche e vili”.  Ma proprio su quella zolla di terra il poeta ritrova “la rimembranza acerba”, il lampo gentile della giovinezza: “dell’arida vita, unico fiore”. E Nerina, altro non è, che quella luce fulminea che più non torna, “passasti, eterno/ sospiro mio: passasti”.

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