Maria Borio

La foto di Maria Borio è di Dino Ignani

La foto di Maria Borio è di Dino Ignani

Settima scena

 

Stendevamo le mani contando

i bordi di pelle incrinati.

Questa è una scena visibile

dietro una parte di me che indietreggia,

si sorregge la luce insieme

la carta e il digitale, ti sorreggi

consegnato alla portafinestra

e mi apri uscendo sopra il gelo.

                   Questa è una seconda scena

che mi lascia creatura tra gli uomini,

tu uomo tra le creature che degradano –

il balcone, la condotta di rame, i grovigli delle nuvole,

una sagoma parlante.

                    Nella terza scena parliamo immobili

attraverso uno schermo nell’etere

particelle o nella sottospecie di materia,

gli atti che chiamano linguaggio

o il linguaggio vero, sinuoso, incosciente.

                    Posso dirti

il tempo reale, nel tempo reale puoi

dirmi, accecati dalla luce digitale,

la fortuna di saper aprire

una quarta scena

dove entrano i frammenti degli altri

e noi ricomponiamo barricandoci

a un orario e a una parola –

le notizie rosse e irreali sono scese

dietro l’orizzonte, un attimo al mondo

per diventare – quando nella quinta,

sesta, settima scena saranno

il postino o l’uomo del pub

o tuo padre persino e mia madre

sempre più in sé sprofondati.

                      Così alla quinta scena ero tornata nel segreto

e l’avevi cancellato per un mondo

che entrava nella stanza allontanandosi.

Poi alla sesta scena eravamo in una semplice fila

alla stazione, con gli occhi e una banconota

piegati tra la mano e il tavolo –

un affidarsi, un rispettare.

                      Alla settima scena torno e respiro

nell’irrealtà prodotta dello schermo dei colori

del viso e della voce,

lontani e accesi, collisioni, temperature, frenetici

mentre il puro pensiero di me

non è più me

ma lo conservi, e i famelici ostacoli

di una lotta per il nostro posto

sono accidenti,

tempeste.

                     Un suono di gola, primitivo:

la trasmissione del niente è all’altrui niente –

la settima scena di noi è il settimo giorno,

la vita che vogliono rubare

bianca è nuda.

Maria Borio è nata a Perugia, laureata in lettere moderne, dottore di ricerca in letteratura italiana. Ha scritto su Vittorio Sereni, Eugenio Montale, su diversi poeti italiani del secondo Novecento, sta lavorando a un saggio sulla poesia italiana contemporanea. Una sua raccolta di poesia è presente nel XII Quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos. Collabora a diverse riviste cartacee e online. Cura la sezione poesia di «Nuovi Argomenti».

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