Addio a Jolanda Insana

jolanda-insanaLa poetessa Jolanda Insana era nata a Messina il 18 maggio 1937 ma viveva a Roma dal 1968. Si è spenta oggi, 27 ottobre 2016. La notizia della scomparsa è stata diffusa nel corso dell’incontro alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma con il poeta e scrittore Giuseppe Conte.

“C’è qualcosa di antico nella poesia della Insana”, scriveva il poeta e critico Giovanni Raboni, “di solennemente proverbiale e al tempo stesso di violentemente, intrepidamente esposto (tramite un continuo lavorio di ibridazioni lessicali e timbriche) alle vicissitudini e ai disastri della contemporaneità.” Una parola poetica “morsa dalla fame” nella quale è racchiusa “l’infermità del corpo e l’infermità della nazione.”

Da: Frammenti di un oratorio, (Viennepierre, 2009)
Opera di Jolanda Insana pubblicata in occasione del centenario del Terremoto di Messina del 28 dicembre 1908.

accurrìti accurrìti gente
me figghia me figghia
portate una scala
me figghia
’na scala ’na scala
pigghiate me figghia
accurrìti accurrìti
u focu u focu
sa mancia
viva
a fini du munnu
a fini da so vita
viniti curriti
’na scala
tièniti tièniti
figlia

**

scanto
scanto grande
e mascelle serrate
narici aperte per assecondare il respiro
strette le chiappe per darsi un contegno
molli le gambe nel sobbollimento
di terra e mare
e gli occhi aggrottati
nel boato
finita
è finita la vita
ma riprende a fiatare
disserra la bocca
si tocca la testa
con due dita si carezza le guance e trema
non sa cosa c’è dietro la porta
di lì è passata la morte

**

impazzirono
e avevano sete
e non avevano acqua
e nudi correvano
alle finestre senza vetri
al balcone franato
con gli occhi insanguinati
in pianto

Jolanda Insana venne scoperta da Giovanni Raboni nel 1977, anno in cui pubblicò nella collana da lui diretta «Quaderno collettivo della Fenice» (Guanda) la raccolta poetica Sciarra amara. Nel 2002 ha vinto il Premio Viareggio per la poesia con La stortura (Garzanti). Nel 2007 è stato pubblicato ne “Gli elefanti poesia” della Garzanti l’intera sua opera, con l’aggiunta di un poemetto intitolato La bestia clandestina.

Si è dedicata alla traduzione di vari classici e autori contemporanei, dal greco e dal latino: Saffo, Plauto, Euripide, Alceo, Anacreonte, Ipponatte, Callimaco, Lucrezio, Marziale e del medievista Andrea Cappellano. Ha inoltre adattato in versi alcune opere di Ahmad Shawqi e Aleksandr Tvardovskij.

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Commenti (2)

  1. Una delle grandi voci della Poesia. Coltissima, emozionante, magmatica. Qualche mese fa aveva portato Frammenti di un Oratorio in Emilia e prima di leggerlo aveva rievocato il terremoto messinese e le sue storie di miracoli e morte che appartengono al dna della famiglie di quella città ancora oggi, ad un secolo dal suo accadimento. Il filo del racconto era congeniale al suo amore per la storia da trasformare in materia viva di cosmo umano. Mi inquieta sapere che non ci saranno più suoi nuovi libri nella mia vita. Raccontò di avere tantissimi inediti sparsi per casa. Mi auguro che un erede li raccolga per noi.

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